TIPE: Why Not?

Cari Incaricati Locali (IILL) e cari LORA (Local Officer on Reproductive Health including AIDS),
vi scrivo per parlarvi di un evento a me molto caro, per raccontarvi di un’esperienza, per parlarvi di una gruppo che nasce.
Esattamente un anno fa, da piccola IL di una Sede sperimentale, vengo contattata da Marco Bonsano, Presidente Nazionale, per chiedermi se, vista la rinuncia di una Sede Locale, la mia Sede fosse interessata ad organizzare il TIPE.
In tutta onestà non avevo idea di cosa si trattasse: mentre lui mi stava parlando io smanettavo contemporaneamente e freneticamente al pc cercando un acronimo, un significato, una foto.
Trovo questo: Training Italiano in Peer Education.
253021_4353719654108_1572218515_nCapisco più o meno di cosa si tratta, sapevo che la Peer Education è un’educazione tra pari, attuabile in tutte le aree del SISM e che spesso è coinvolta nei progetti che indirizzati alle scuole.
Sia Marco che Federica Magnè, la NORA (National Officer on Reproductive Health including AIDS), mi diedero maggiori informazioni su come organizzarlo, quale priorità dare alle varie fasi e altri consigli utili.
Io, presa dall’entusiasmo, inoltrai la vagonata di informazioni ricevute alla mia LORA, Claudia: l’idea ci piaceva, era un progetto ambizioso ma nel quale credevamo e che pensavamo potesse essere utile per la formazione degli Officers, del gruppo, per vincere le nostre timidezze e buttarci nel mare SISMico organizzando un evento nazionale, sebbene di portata ridotta rispetto ai maxi eventi.
Se ne parlò in Commissione Locale: furono sollevati molti dubbi, alcuni non se la sentirono, altri erano preoccupati per la sessione esami, altri non ritenevano che potesse essere utile. Si votò. Vinsero i “si”: fu l’inizio dell’inferno.

Seguirono settimane, mesi, fatti di ricerca location, meeting Skype notturni, convenzioni, liste della spesa, pulizie, progetti, foto, viaggi in macchina con 40 gradi all’ombra, richieste preventivi, scelta colore magliette (in una pink delegation non è un’impresa facile) e stampa delle stesse. E poi senza che tu te ne accorga, senza che quasi ti avverta della sua presenza, eccolo! Arriva. E senza che tu abbia il tempo nemmeno di chiamarlo per nome, senza che tu abbia il tempo di realizzare e metabolizzare che ci sei dentro, che ne fai parte, è già finito. E tu ti senti come travolto da un tornado, che ti solleva da terra e ti travolge, ti fa girare a mille con la sua forza, ti fa prendere parte alla rotazione insieme ad un milione di altre particelle, e, nell’istante in cui tu inizi a capire un minimo la tua posizione, ti sputa a terra e mentre si allontana tu resti li, per terra, distrutto e sfiancato desideroso solo di un letto o un sacco a pelo in cui dormire.
Sei contento di esserne fuori, che sia finito. Eppure ti manca, ne facevi parte, non sai come, non sai in che cosa ma sai che tu c’eri e che il tuo contributo era importante.
Una versione SISMica della sindrome di Stoccolma insomma.

Il TIPE 6 si è svolto a Cagliari dal 4 al 7 ottobre ed oggi, giungo 2013, è appena uscita in mailinglist la chiamata per la sede ospitante il TIPE 7.

Perchè una sede dovrebbe organizzare un TIPE?

Assumendo un ruolo ufficiale vi direi che è un’esperienza altamente formativa dal punto di vista SISMico, si imparano infatti moltissime tecniche, si conosce il team building, si impara una base di progettazione e di Project Management.
Ma non è tutto qui, c’è molto di più.
I motivi che ci hanno spinto ad aderire sono stati il fatto che essendo sperimentali non abbiamo ricevuto un handover e quindi tutte le aree andavano formate in tutti i campi, eravamo un foglio bianco. E non potendo partire tutti ad eventi SISMici sia per motivi di distanza che economici la versione moderna del “Maometto va alla montagna” ci è sembrata un ottima idea. E l’idea di conoscerci meglio facendo squadra non ci faceva di certo male. A distanza di un anno posso dirvi in tutta onestà che non è accaduto ciò che ci aspettavamo: la contemporanea formazione inter area in Peer Education non c’è stata. Infatti, a causa della sessione esami e di malattia, l’Organizing Committee si è trovato a non essere sufficiente e quindi è stato tutto impiegato nella parte organizzativa e attuativa, dovendo a malincuore perdere quella formativa e sociale.
Abbiamo quindi mancato il nostro obiettivo? In realtà no. Il vivere insieme, il cercare soluzioni insieme ha fatto si che si creasse e armonizzasse il gruppo. Semplici attività come trasportare tavoli pesanti quanto noi stessi, coordinare lo spostamento di 50 persone con l’ultimo pullman pubblico alle 23:00, dormire in macchina in sacco a pelo, cucinare 7 kg di malloreddus in un fornello da campo, scoppiare a ridere senza motivo, imparare a contare l’una sull’altra offrendo le scarse energie rimaste, fare caffè a tutte le ore, in tutte le forme, in tutti i termos.
Questo è stato il mio TIPE, questo è stato ciò che ci ha fisicamente distrutto, questo è ciò che ci ha unito.
Questo è stato ciò che ha formato la Commissione Locale della Sede Locale.
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L’aver attuato solo parte degli obiettivi non è una sconfitta, anzi: la parte che abbiamo realizzato è la più importante, alcune sedi impiegano mesi o anni per raggiungerla, altre non la raggiungono mai. Noi l’avevamo e si, con un po di fortuna in più avremo potuto anche ottenere la formazione organizzando dei turni ma ciò che abbiamo imparato, ciò che ci è rimasto, è di gran lunga più raro, più difficile da assimilare perchè un gruppo non si forma e non cresce per caso, vanno create le condizioni perchè avvenga e purtroppo non è sempre facile realizzarle.
Non meno importante è il lato umano: grazie a questo evento ho conosciuto tutte quelle magnifiche persone, i TIPEttari, che ho avuto la fortuna di rivedere, anche se purtroppo non tutti, negli altri eventi SISMici. Persone che un anno fa non conoscevo, che erano solo numeri, cognomi, provenienze da Sede Locale, orari di treni, badge, intolleranze alimentari. Eppure li ho tutti in mente, con tutte le loro caratteristiche di riconoscimento, con tutte le loro facce, con tutti i loro sorrisi e i loro cuori.
Buona parte di queste persone erano alle prime armi col SISM, ancora incerte sulle sigle, sui significati, sui ruoli ma erano carichi, carichissimi, erano adrenalina pura!
In ultimo, ma non per importanza, c’è il banco di prova: il TIPE è un evento perfetto, in quanto “piccolo” ma multiarea per testare il livello di crescita di un gruppo, per mettersi alla prova e non in ultimo per valutare se organizzare qualcosa di più grande più avanti.

Per tutti questi motivi mi chiedo: chi ospierà il TIPE 7?

So che tutti siete rilassati pensando che sarà la Sede Locale di Poggibonsi a realizzarlo e vi chiedo: perchè non voi?
Perchè non tu IL/LORA che leggi questo pezzo? Perchè no?
Perchè non hai bisogno di Peer Education? Dubito!
Perchè non hai bisogno di team building? Non ci credo! E allora perchè?
Provo a leggerti nella mente: perchè è un evento che richiede soldi, fondi.
Vero! Ma in questo caso ti chiedo di guardare bene chi scrive, di rileggere quello che ho scritto. Stai parlando di un evento che è stato fisicamente possibile realizzare e portare a termine, e con un certo successo non sarò modesta, da una SEDE SPERIMENTALE, senza fondi, senza idea di merchandising, senza idea di convenzioni, senza nulla. E ora ti farò ridere: il TIPE 6 è stato chiuso in attivo utilizzando come proventi solamente le quota d’iscrizione e facendo qualche convenzione alimentare vantaggiosa.
Perchè non provi anche solo a progettare di realizzarlo? Senza ancora fare clamore con una richiesta ufficiale in mailing-list, comunicando così, sottovoce, all’interno della Commissione Locale, lavorandoci insieme, creandolo.
Tutte le sedi necessitano di ciò che un TIPE può dare: i Peer Educators non sono mai troppi, il teambuilding è basilare sia per le sedi nuove che per le Sedi di lunga data che affrontano come tutti il momento del cambio generazionale, il conoscere nuovi membri SISM ti inonda di vitalità, di motivazione e ti fa capire perché hai cominciato, perché nonostante tutto ci sei ancora dentro e probabilmente ci resterai.

Quindi perché non farlo?

Provaci, buttati.
Non hai nulla da perdere ma solo da guadagnarci.
Si dice che sia meglio vivere di rimorsi ma mai di rimpianti.
Di certo a 90 anni non mi ricorderò di come si fa il gioco del bicchiere per dimostrare la trasmissibilità delle Malattie Sessualmente Trasmissibili, non mi ricorderò il gioco del lenzuolo, non mi ricorderò le fasi della Project Proposal e spero di non ricordarmi le lap dance di alcuni TIPEttari, probabilmente non mi ricorderò nemmeno il mio nome.

Ma so e saprò sempre che in quel tornado c’ero anch’io.