Come nasce un OC: Obiettivo Congresso

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Ricordo che a pochi giorni dalla fine dell’incredibile Meeting di Palermo, commenti allusivi imperversavano nelle bacheche dei SISMici, del tipo: “Ci vediamo a Roma, eh!”.
Leggevo e mi convincevo di non aver registrato nella mia agenda mentale l’ennesimo evento, una conferenza, una giornata tematica, una riunione, e per questo non ero in grado di capire perché tutti si dessero appuntamento nella Capitale.

In realtà, il mio subconscio aveva già capito tutto. Seguirono settimane di amorevoli pressioni psicologiche, durante le quali vivere a Roma e partecipare ad un On-line meeting equivaleva a sottoporsi alla macchina della verità e cercare di impedire una fuga di notizie. Purtroppo non sono brava a mentire e qualcosa con qualcuno di voi deve essermi scappato di bocca, ma la verità è che non sapevo mentire nemmeno a me stessa: l’idea del Congresso a Roma mi elettrizzava. Speravo che da un momento all’altro arrivasse la conferma, cosciente del fatto che alcuni ostacoli che ci si ponevano davanti erano difficili da sormontare… ma questa è un’altra storia. La storia che vi voglio raccontare non è su come nasce un Congresso, ma sul perché nasce un Organizing Committee.

Cibo.
Mentre scrivo sto tentando di digerire la frittura di calamari post-riunione dell’OC in hotel. Quando una persona si prende troppa confidenza con voi, a Roma si dice: “Che avemo mai magnato insieme?!”.
Vien da sé che condividere i pasti è un momento importante per un gruppo che si va formando e quando questo gruppo è composto da studenti di quattro università diverse, fidatevi che una pizza può voler dire molto. Chissà se per gola o per dovere, ci si ritrova tutti insieme per decidere sul da farsi e risolvere “inconvenienti”; si condividono posate e germi e si torna a casa arricchiti di nuove esperienze, ma soprattutto un po’ più panciuti. Per non parlare poi delle incredibili doti organizzative che si sviluppano, non tanto nel cercare di mettere su il Congresso in sé, ma piuttosto nel tentativo di prendere le ordinazioni di quindici persone. Insomma, il pasto è un momento imprescindibile per la coesione di una squadra (vedi cene di Arcore) e tra un “vammi a prendere il ketchup!” e un “al vino ci penso io” si impara a collaborare, a conoscersi. Fossi in voi, proporrei una mozione per la creazione della Supper Division!

Curriculum.
Avete la sensazione che da quando frequentate l’università il vostro cervello si sia come atrofizzato? Volete riattivare quelle connessioni sinaptiche messe in stand-by da ore e ore di noiosissime lezioni frontali e inconcludenti libri di testo? Essere membro di un OC è ciò che fa per voi! Potrete cimentarvi con mansioni degne del migliore event planner sul mercato e svilupperete skills da far invidia ad Enzo Miccio: accostamenti di colore, frasi accattivanti, trattative infinite sugli alcolici, conversazioni virtuali multiple e simultanee, opere di convincimento, spostamenti ed elemosina. Imparerete anche ad apprezzare il lavoro di squadra, a fidarvi dei vostri compagni e a capire quando invece è meglio prendere la situazione in mano. Riuscirete a non abbattervi quando le cose non andranno come previsto, ma saprete anzi tirare fuori il coniglio dal cilindro al momento opportuno. Vi arricchirete del bagaglio culturale di chi lavora con voi e lascerete qualcosa di vostro al prossimo. Tutto questo (unito a far spostare, mangiare, divertire, dormire 250 persone), non comparirà mai nel vostro curriculum, nessun ospedale saprà mai di quella volta in cui organizzaste un evento per il SISM. Ricordatevi, però, che oltre al sapere ci sono il saper fare ed il saper essere. In entrambi i campi sarete sicuramente ripagati.

Percorso.
“Il camminare presuppone che ad ogni passo il mondo cambi in qualche suo aspetto e pure che qualcosa cambi in noi”.
Questa è la frase che potete trovare sul sito del XLIII Congresso Nazionale del SISM. L’abbiamo affiancata all’immagine di una strada romana come allusione del percorso che stiamo compiendo e che ci porterà fino al 7 novembre. Un percorso a tratti in salita, impossibile da affrontare da soli, che forse ci lascerà un po’ esauriti e provati, ma sicuramente soddisfatti. L’evento in sé è solo la punta dell’iceberg; tutti i passi che avremo mosso voi non li vedrete, ma speriamo che noterete i nostri polpacci tonici. E soprattutto, speriamo di lasciare un’impronta nei vostri ricordi.

Non vi ho convinto? Vi assicuro che nessun membro del Consiglio Esecutivo mi sta puntando una pistola alla tempia per costringermi a scrivere. Non è affatto propaganda quella che state leggendo, bensì il resoconto di uno dei tanti aspetti del SISM che ci permettono di equipaggiarci al meglio per affrontare qualunque tipo di strada. Concedetemi un’ultima smanceria: un grazie alla mia Sede Locale perché rappresenta un paio di scarpe veramente comodo, con il quale poter fare lunghe passeggiate.

Brace yourselves… CONGRESS IS COMING!