Learn to die

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Se guardate questi due segni a lato così, senza un particolare senso, il significato che assumeranno cambierà per ognuno di voi, a seconda del contesto in cui siete, di quello che è stato il vostro trascorso, a seconda di quello che vi interessa, studiate, fate o vorreste fare nella vita. (L’avreste voluto non è contemplato).

Se ruotate lo schermo di circa 90 gradi verso destra, od inclinate la testa verso sinistra, se decidete insomma di cambiare il vostro punto di vista dalla situazione nella quale siete calati, verso una nuova prospettiva nella quale vi troverete forse in questo istante, allora potrete osservare un cerchio sopra una X. Potrete chiedervi di che si tratta, ed interrogarvi a lungo sul significato che potrebbe avere, ammesso che ne abbia uno. Ognuno ancora una volta, darà la sua interpretazione e magari sarà curioso di sapere quello che ne pensano altri che si sono trovati nella stessa situazione, che hanno dovuto affrontare la stessa domanda.
Nonostante tutto questo, saremo alla fine tutti molto più vicini di quanto potessimo aspettarci all’inizio di queste righe, perché ci avremo ragionato insieme. Qualsiasi sia il nostro trascorso, la nostra opinione e la nostra posizione nella vita, infatti, tutti condividiamo il medesimo destino, poiché per quanto se ne sappia fino ad ora, il vivere ha una percentuale di mortalità del 100% . Possiamo fingere di non saperlo, possiamo cercare di dire o fare altro, o passare la nostra vita a non pensarci, come facciamo molto molto spesso; cercando di essere quanto più lontano possibile da questo pensiero in ogni istante della nostra esistenza.

La Cura per la Morte è il nome del progetto che avevo deciso di seguire col SISM, in parte spronato da amici di Sede Locale, in parte incuriosito da un’idea ossimorica espressa in quello stesso titolo.

Maggio 2013 e siamo pronti a partire, destinazione “Cura per la Morte”.
Eravamo pronti finalmente a ricevere l’illuminazione della Vita, la cura al peggiore dei mali, e chiunque abbia conosciuto Francesco “Phasa” Fasano capirà perché mi esprimo in questi termini.

La verità è che mi sono però ritrovato e con me gli altri, in una situazione analoga a quella di qualche rigo più in su. Ho dovuto quindi fare come voi. Ho cambiato il mio punto di vista, ho analizzato e ri-analizzato la situazione, mi sono interrogato, ho cercato di vedere la soluzione anche negli altri, ho chiesto cosa loro ne pensassero e ne abbiamo discusso insieme. Mentre facevamo tutto questo, il tempo passava inesorabilmente come quasi sempre: dove con sempre si intende come quando sei seduto a pensare alla tua “bucket list”, ovvero le cose che faresti prima della fine, a cerchi sempre più stretti, come gli anni dell’albero che si avvicinano troppo rapidamente. Veloce come quando sei seduto su una spiaggia per un rave, letterario nello specifico, e non riesci ad averne abbastanza di favole di lupi ed agnelli, poesie e brandelli di anima di lettori ed attori improvvisati.
Ma a volte il tempo si può anche fermare, facendo simulazione e moviola della vita, come quando ti vengono regalati gli occhi nuovi dell’ oppresso e ti chiedi dove tu abbia guardato fino all’attimo prima, domandandoti se avessi i mezzi per poterlo fare effettivamente.

Alla fine del nostro viaggio c’era qualcosa di nuovo che avevamo costruito e vissuto sì insieme, ma allo stesso tempo ognuno per sè, scavandoci dentro, trovando il giusto tempo per porci quegli interrogativi che di solito evitiamo come la peste.

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Ci siamo resi conto che non c’è maestro che possa insegnare quale sia questa famosa Cura, ma che tutti possono dire la loro ed arrivare ai risultati più disparati, come sono i riti funerei e le idee, i mondi, gli incubi, i sogni, che ruotano intorno al concetto stesso della Morte.
Ci siamo resi conto che quello che stavamo facendo non era stato curarci, come potevamo forse pensare all’inizio quali studenti di medicina, ma da esseri umani quali tutti siamo, stavamo imparando.

Imparando a morire, Learn to Die.

(Che probabilmente in ultima analisi vuol dire Imparare a Vivere).

Ecco quindi il bisogno di condividere questo percorso con chiunque abbia la stessa curiosità, senza possibilità di insegnare, avendo capito che da tutto questo si può solo imparare, osservando e condividendo l’uno con l’altro per la Vita.