Aborto: Parliamone!

565753_66066871Roma: “Ora anche il Papa raccoglie le firme contro l’aborto”. E’ il titolo dell’articolo pubblicato da Fabio Marchese Ragona il 13 Maggio 2013 su “Il Giornale”. La petizione promossa da Papa Francesco per abrogare la legge 194 ha portato con sé un coro di critiche e al tempo stesso di apprezzamenti. Il Papa invita tutti i presenti a riflettere su quello che può essere considerato come un crimine contro l’umanità. Il modo in cui il pontefice intende scuotere le coscienze dei cittadini italiani è forte, ma riuscirà a mutare quello che è ormai il pensiero di milioni di uomini, ma soprattutto di donne, su un diritto quasi inviolabile e tuttora regolamentato da una legge?
Nei confronti di questa legge, infatti, ci sono sempre state due “fazioni” che si sono contrapposte: coloro i quali ritengono l’aborto un omicidio poiché considerano il feto un individuo già dal momento del concepimento, e quelli che credono possa essere considerato come un individuo a partire della nascita o comunque ritengono l’aborto come una libera scelta della donna.
Verso la fine degli anni ’70 i sostenitori dell’ideologia liberale si battevano per l’acquisizione di un diritto, e in quel periodo chi spingeva per la legalizzazione dell’aborto era la maggioranza. Ora la maggioranza sembra spingere verso la direzione opposta, impegnata a sostenere la salvaguardia dell’embrione, l’unica vittima di questa società materialista; cercando di abbattere l’indifferenza dell’umanità, con lo scopo di ottenere e sostenere quel tanto auspicato “Diritto alla Vita”. E ormai noto da tempo che, parallelamente alla lotta contro l’aborto, si svolge una campagna per il riconoscimento dell’embrione in quanto “essere vivente” a tutti gli effetti; nel momento in cui questo riconoscimento avrà luogo, la comunità tutta premerà con più forza per affermare l’abolizione di un omicidio. E[a] a questo punto la domanda sorge spontanea: COS’E’ UN DIRITTO? E CHI RIGUARDA?
La prima Dichiarazione dei Diritti dell’uomo e del Cittadino porta la data della Rivoluzione Francese: 1789; e al termine della Seconda Guerra Mondiale abbiamo la nascita dell’ONU e la rivisitazione della Dichiarazione del 1789 con una nuova Dichiarazione dei Diritti Universali dell’uomo, redatta nel 1948 da tutte le Nazioni appartenenti all’ONU al tramonto della II Guerra Mondiale, dopo aver assistito al vero Crimine contro l’Umanità: i regimi totalitari e lo sterminio di milioni di persone ritenute diverse e non idonee alla vita.
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Ma chi è idoneo alla vita?
Darwin parlava di Evoluzione e di lotta per la sopravvivenza. Darwin cercava di spiegare come scimmie prima ed ominidi poi, con “le unghie e con i denti” abbiano prevalso e siano arrivati, nei milioni di anni, alla genesi di una società. Darwin parlava di un modello animale. Inevitabilmente stava descrivendo anche il nostro modello sociale che nei secoli non ha fatto altro che modellarsi sugli individui che ne facevano parte.
Fu Dickens il primo a dare prova di ciò, descrivendo la società di allora nel romanzo di Oliver Twist.
Tutti, grandi e piccoli, almeno una volta hanno pensato a quanto fosse “brutale” la società agli albori del XIX secolo. Oliver Twist è un classico che affascina generazioni su generazioni, ed i registri continuano a sfornare rielaborazioni tutte nuove del primo Romanzo Sociale.
In un Romanzo sociale ambientato nel 2014 ritroveremo gli stereotipi della nostra società: non orfani senza né famiglia e né precetti morali, ma coppie infertili che decidono di sposarsi alla veneranda età di 35 anni, a causa delle inevitabili pressioni sociali che valorizzano l’istruzione, l’importanza di avere un titolo di laurea, un lavoro onesto che è l’elemento fondante per costruire una famiglia di sani principi, ad un’età dove la biologia dell’essere umano è arrivata al limite per il concepimento di una nuova vita. Questo è uno dei primi stereotipi, dall’altro lato ci sono madri di famiglie numerose (più uniche che rare) che vivono in una modesta casa di campagna, l’unica area funzionale per costruire abitazioni abbastanza grandi per contenere nuclei familiari simili, con un lavoro altrettanto modesto che non prevedeva un titolo di laurea, ma che ha permesso loro di costruire una famiglia prima dei trent’anni. Nel mezzo di questi due opposti ci sono coppie di individui o individui single non sposati, con nessuna intenzione di farlo e con l’obiettivo di perpetuare nella loro carriera di onorevoli Medici , Avvocati, Economisti, Manager, Ricercatori etc etc. Al di fuori di questa categorizzazione ci sono le “ragazze madri” che con una nota cinica potremmo considerarle alla stregua di quelle donne di “facili costumi” che nel 1840 , rimaste incinta, abbandonavano i neonati in strutture sbilenche chiamate orfanotrofi, fiduciose che quegli infanti avrebbero avuto almeno una possibilità. Gli orfanotrofi sono una realtà che nella società di oggi non ricorre molto, si preferisce dare i bimbi in adozione, o in ogni caso evitare l’abbandono, e la miglior soluzione resta l’aborto, il quale grava anche meno sulle casse dello Stato. L’aborto dunque rappresenta nient’altro che l’evoluzione di questa nuova società, indipendentemente da una qualsiasi ideologia che possa sostenerlo. Combattere contro questo risultato non significherebbe altro che andare contro un processo evolutivo, frutto dell’operato di un gruppo di persone che si è posto davanti un problema fondamentale: la nascita di un bambino non desiderato e il diritto di una donna di scegliere, senza che terzi o condizioni specifiche scelgano per essa; e ricordando che i diritti sessuali riproduttivi sono diritti umani fondamentali.
Il diritto e la dignità di ogni essere umano deve essere rispettato, sia che si tratti di un adulto sia che si tratti di un bambino o addirittura di un bambino che ancora non è venuto al mondo, ma è anche giusto che una donna possa scegliere liberamente mettendo davanti a tutto se stessa e le proprie esigenze nel rispetto di sé e degli altri.
Purtroppo troppo spesso ci si dimentica che prima che Legge 194/78 entrasse in vigore le donne erano costrette a sottoporsi ad aborti clandestini, e non era raro che morissero a causa delle complicazioni dovute ad un intervento svolto in condizioni igieniche inadeguate.
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A proposito cito quanto sostiene il documento sull’OBIEZIONE DI COSCIENZA E BIOETICA, redatto dal Comitato Nazionale per la Bioetica, approvato il 12-07-2012 e pubblicato il 30-07-2012, di cui segue una citazione presente nella prefazione dello stesso:
“…l’obiezione di coscienza (odc) non solo tutela la libertà di coscienza individuale, ma rappresenta una istituzione democratica, perché impedisce che, riguardo a materie molto controverse e inerenti ai valori fondamentali una maggioranza ne requisisca persino la problematicità rifiutando il dubbio. Tuttavia il riconoscimento dell’odc non implica una sorta di potere di boicottaggio della legge, la cui vigenza deve essere garantita così come deve essere garantito l’esercizio dei diritti da esso previsti.”

Continuando a leggere il testo legislativo e quello in materia di bioetica, non si può fare a meno di osservare che i termini di entrambi sono chiari e puliti e che non sottostanno a nessuna ideologia o particolare credo. La limpidezza con la quale sono esposti non ammette alcun tipo di controversie e non c’è substrato sufficiente per nessun tipo di discussione. L’unica imposizione contro cui si scontra ancora oggi la donna è un insieme di ideologie sociali, ma indipendentemente dall’opinione di pochi, qualsiasi discussione in merito non fa altro che violare uno dei diritti fondamentali dell’uomo. Basterebbe una lettura accurata di questi documenti per realizzare che le istituzioni che ci governano, per quanto riguarda l’aborto, non potevano rimanere più neutrali, e che le continue repliche e lotte non fanno altro che intendere che esistono gruppi di ideologie che vorrebbero limitare la libertà del singolo ponendo tutti sotto un unico credo.
A questo punto è eclatante che l’essere umano si faccia un po’ troppo portatore della conoscenza assoluta, senza ammettere l’ignoranza dilagante in cui verte; credendo di poter giudicare l’operato altrui in virtù del proprio, promuovendo il diritto alla vita ma limitando il libero arbitrio, dimenticando che ognuno di noi è in grado di scegliere liberamente tra le differenti scelte che gli vengono poste innanzi.
Il problema dunque non è l’aborto, qualsiasi siano le definizioni che ogni generazione tenta di dargli; ma è il meccanismo di pensiero che si instaura nelle menti e nelle coscienze dell’uomo, in virtù della vita che esso stesso conduce, imprigionato in quella che sembra essere un’ideologia sociale.
Un esempio di ciò, ci è stato dato, poco meno di un anno fa, dall’ambasciata cinese a Washington:
“Ambasciata cinese rifiuta la petizione contro l’aborto forzato”; 26 Aprile 2013 dalla rivista online “Prolife news”. Cito qui sotto una frase dell’articolo:
“Tale rifiuto è prova del modo in cui il Partito Comunista Cinese risponde a tutte le critiche sulla situazione dei Diritti Umani in Cina.”
Concludo sottolineando che, indipendentemente dall’opinione che ognuno di noi ha, indipendentemente dai dogmi e dai precetti morali, ogni uomo dovrebbe avere il diritto di scelta. Un diritto che finora nessuna comunità, stato o nazione è stato in grado di ammettere.

L’articolo è stato creato con la collaborazione di Flavia Borruto, Beatrice Della Gatta, Giovanna Trapani e Ilaria Perolfi.

Seguono alcuni Articoli della Legge 22 Maggio 1978 n.194 di cui il testo completo ai link: http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_normativa_845_allegato.pdf; http://www.cgil.it/Archivio/PariOpportunita/Leggi/ViolenzaAutodeterminazione/Legge%20194-78-interruzione-di-gravidanza.pdf; http://www.mpv.org/mpv/allegati/1075/Legge%2022%20maggio%201978%20n.pdf;

di Letizia Lorusso