OLTRE OGNI ASPETTATIVA…

Iran___Kermanshah_by_rezavoodyMarzo 2014. Dopo un iter burocratico estenuante parto per Istanbul, faccio la notte all’aeroporto e la mattina dopo riparto per Teheran… E’ da lì che ha inizio il mio scambio. Tutto ciò che è il risultato di questa esperienza lo trovate qui sotto; se siete abbastanza intraprendenti e decisi a cominciare questa lettura allora prendetevi un momento per staccarvi dal mondo, rilassatevi, e preparatevi a questa immersione. 3,2,1, si parte!

Intrigante, Radioso, Ambiguo, Normale.

Se si mettono insieme le prime lettere di ogni aggettivo viene fuori la seguente parola: IRAN.

INTRIGANTE:

L’Iran è una nazione intrigante, interessante, forse anche un po’ ipnotica. E’ difficile spiegare questi concetti se non si vive il paese e la cultura che lo pervade, ma vi assicuro che ha davvero esercitato un fascino potente in me.

RADIOSO:

Gli iraniani sono persone molto radiose e solari. Hanno una cortesia e una disponibilità enorme, a tratti anche eccessiva, ma che fa parte della loro cultura (ta’arof). Credetemi, mi hanno offerto di tutto (taxi, pasti, ecc.) e questo è avvenuto praticamente ogni giorno. Gli iraniani hanno inoltre molto interesse per lo straniero e l’ospite, hanno una sincera voglia di conoscere il suo background e non si esimono da condividere anche il proprio.

AMBIGUO:

Diciamocelo francamente, l’Iran non è un paese facile. La rivoluzione islamica ha portato al potere la religione in maniera prepotente, ma la cultura persiana non si è mai fatta dominare da tutto ciò che è arrivato nei secoli. Questo ha generato una realtà in cui le contraddizioni sono molto presenti e anche affascinanti. Tanto per farvi capire, ho visto donne con lo chador e tacchi vertiginosi, e tantissime persone con il naso rifatto (la rinoplastica ha un enorme successo in Iran, e il cerotto dell’operazione viene mostrato con fierezza).

NORMALE:

Nonostante le infinite contraddizioni, nonostante la forte presenza religiosa nella vita politica e quotidiana dei cittadini e nonostante le differenze culturali, l’Iran è un paese perfettamente normale. Non ci sono particolari problemi di sicurezza (ad eccezione del sud-est del paese, ai confini con Afghanistan e Pakistan), e non ho mai notato mancanza di rispetto nei confronti della mia diversità (anche se ho vissuto nella città più liberale del paese, Teheran).

Avrei ancora molto altro da dire sul paese, ma passerò a raccontare alcuni aspetti della mia esperienza che mi hanno particolarmente colpito.

ATTIVITA’ FORMATIVA

Durante il mio soggiorno a Teheran ho lavorato all’interno di un centro di ricerca traumatologico all’interno del Sina Hospital, concentrandomi nello specifico su un progetto di neurochirurgia. Mi ha accolto un professore alto e baffuto, che ho scoperto essere molto disponibile sia con me che con tutti i suoi studenti. L’obiettivo del progetto era studiare le più alte evidenze nella ricerca medica relativamente al trattamento dei pazienti con traumi alla colonna spinale. Non ho fatto attività di laboratorio, ma ho seguito molti journal clubs e meetings con professori e gruppi di ricerca; durante i miei giorni di scambio ho inoltre studiato la ricerca nelle sue fasi e tipologie, il concetto di Evidence Based Medicine e i vari livelli di evidenza in medicina, i traumi della colonna spinale e le relative complicanze per ogni singolo apparato del corpo umano. L’obiettivo finale era quello di provare a lavorare su una revisione sistematica di articoli di ricerca (da continuare a distanza una volta tornato a casa) e possibilmente di valutare una sua pubblicazione a lavoro terminato.

L’esperienza presso il centro di ricerca mi ha letteralmente proiettato verso un mondo che non conoscevo, facendomi anche riflettere sull’importanza della ricerca nell’avanzamento delle conoscenze scientifiche e sul ruolo che essa dovrebbe avere nella formazione di un futuro medico (ruolo che in Italia purtroppo non ha). Saper fare ricerca o anche solo conoscerne il significato, studiarne le fasi e comprenderne i risultati significa avere in mano uno strumento prezioso che ci permetterà di svolgere con più consapevolezza il nostro ruolo di medici e di aggiornarci in maniera più intelligente su tutte le nuove scoperte e terapie in ambito sanitario. Ma su questo tema non mi dilungherò oltre, dal momento che va oltre gli scopi di questo articolo.

Devo confessare che la mia esperienza di scambio a Teheran è stata piuttosto atipica, in quanto fin dal primo giorno di attività sono riuscito ad entrare casualmente in contatto con un ragazzo che stava svolgendo il suo periodo di “residency” presso il reparto di Chirurgia Ortopedica. Risultato: durante tutto il mese sono riuscito anche a fare il terzo operatore in molte interventi che lui ha svolto (quasi sempre riparazione di fratture gravi e/o scomposte, ma anche un’amputazione dell’arto inferiore).2986747665_8f4a9c2ba3

La vita nel reparto di chirurgia ortopedica del Sina Hospital è frenetica e faticosa, ma l’ambiente mi è sembrato molto stimolante. Svolgere il ruolo del terzo operatore all’inizio non è stato semplice, in quanto mi sono trovato catapultato all’interno di un contesto a me totalmente ignoto (quantomeno fino ad allora); inoltre in questi casi il confine tra la semplice voglia di fare pratica e il turismo medico, quest’ultimo inteso come l’andare in un paese dove fanno fare più attività pratiche con il mero scopo di mettere le mani su più pazienti possibile, è sempre piuttosto labile. Come agire allora in una realtà di questo tipo? Una risposta non c’è, ma personalmente mi auguro che queste riflessioni mi abbiano permesso di non prendere mai scelte azzardate e di rispettare sempre i pazienti che ho avuto davanti.

Pazienti… Forse è importante soffermarsi un attimo su questa parola. In sala operatoria passano tante persone, tutte in un momento di sofferenza e di debolezza. Prendersi cura dei pazienti, oltre che curare la loro patologia o sistemare le loro fratture, non è un compito semplice, e a chirurgia ortopedica questo generalmente non si fa (non che la cosa mi abbia sorpreso più di tanto). Tuttavia, è proprio in mezzo a questo ambiente fatto da efficienti e instancabili operatori che ho scoperto che per un paziente anche le cose più semplici a volte possono fare la differenza. Un sorriso, per esempio. Oppure sistemare la mascherina per l’ossigeno durante l’operazione. Anche qui però non mi dilungherò oltre perché ci sarebbero veramente tante riflessioni da fare.

SISTEMAZIONE, SEDE LOCALE OSPITANTE E SOCIAL PROGRAM

Nonostante entrambe le strutture fossero nella stessa città, durante il mio scambio ho alloggiato in un dormitorio studentesco a un’ora di distanza (prendendo bus + metro) dall’ospedale. Ciò fa capire quanto enorme sia una città come Teheran e soprattutto quanto sia inquinata e trafficata (si sente la puzza di inquinamento fin da quando si esce dall’aeroporto). Credo di aver dormito nei posti più improbabili, ma fortunatamente non sono schizzinoso e penso di essermi sempre adattato bene. Ho conosciuto e conversato con una miriade di persone, tutte a loro modo interessanti, ed è stato davvero bello realizzare che gli studenti di medicina iraniani (anche non appartenenti all’IFMSA) condividono le stesse nostre aspettative e gli stessi nostri desideri per il futuro.

La Sede Locale che mi ha ospitato (IMSA – TUMS) è stata sempre molto disponibile (specialmente la mia Contact Person, che si è sempre preoccupata di me), inoltre mi ha fornito gratuitamente un pass per i mezzi pubblici cittadini, un vecchio cellulare (il mio aveva avuto alcuni problemi con la SIM iraniana) e un ingresso gratuito all’interno della Milad Tower, una torre iper-moderna fatta costruire (a scopo probabilmente autocelebrativo) dai governi iraniani post rivoluzione islamica.

Non ho avuto un vero social program, dal momento che sono andato in scambio un paio di settimane prima della festa iraniana più importante dell’anno, il Nowruz (Capodanno persiano), durante il quale erano tutti in ferie. Tuttavia non ho mancato di vivere grandi esperienze concedendomi qualche viaggetto lungo l’itinerario dell’Iran classico (Teheran – Isfahan – Shiraz) e vivendo le tradizioni proprie della festa più cara agli iraniani. 3 viaggi e 24 ore di autobus in totale, ma vi assicuro che ne è valsa la pena!

Vorrei concludere il racconto del mio viaggio con un’ultima suggestione, legata ai colori dell’Iran.

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  •         GRIGIO: il colore di Teheran. I palazzi, sintomo di un’urbanizzazione incontrollata, il fumo, l’inquinamento.
  •         MARRONE SABBIA e VERDE FOGLIA: i colori di Shiraz e Persepoli. Sabbia come gli edifici antichi persiani, verde come i loro giardini e come i prati e gli alberi che circondano le tombe dei poeti famosi.
  •         GIALLO MOSTARDA e BLU COBALTO: i colori di Isfahan. Il color mostarda degli edifici religiosi (madrase e moschee) e il blu cobalto delle loro bellissime piastrelle di maiolica.

 

Siamo arrivati alla fine di questo lungo viaggio, spero che queste riflessioni vi siano sembrate interessanti e vi abbiano fatto venire voglia di andare in scambio, magari proprio in Iran…

Fidatevi, non ve ne pentireste!

خُدا حافِظ

Tommaso Pomerani