ERINNERUNG MACHT FREI – LA MEMORIA RENDE LIBERI [re-edit]

“La chiave per comprendere le ragioni del male è l’indifferenza; quando credi che una cosa non ti tocchi, non ti riguardi, allora non c’è limite all’orrore” – Liliana Segre

La storia che vorremmo raccontarvi inizia il 27 Gennaio 1945, giorno in cui le truppe russe aprirono le porte di Auschwitz, il campo di concentramento divenuto poi il simbolo della Shoa. La scena che si presentò davanti ai loro occhi fu semplicemente agghiacciante, era al di là anche della più fervida immaginazione. Eppure, tutto quello, qualcuno lo aveva pensato, fin nei minimi dettagli.
Per questo dal 2005 l’ONU ha istituito la celebrazione del Giorno della Memoria proprio il 27 Gennaio, perchè è importante ricordare e non dimenticarsi del passato. Ma, come vi abbiamo detto, vorremmo raccontarvi una storia un po’ diversa, e vi chiediamo quindi di essere flessibili e pazienti, e di concederci qualche salto nel tempo.

Andiamo un po’ avanti con gli anni e arriviamo al 1999, siamo a Hong Kong, al 14° Congresso di Sessuologia, e in questa sede la World Association for Sexual Health approva la Dichiarazione Universale dei Diritti Sessuali. Sono passati più di 50 anni dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, ma da quel momento in poi è scritto nero su bianco che i diritti sessuali sono parte integrante dell’essere umano, contribuiscono al suo sviluppo e alla sua integrità, e, come tutti i diritti, sono inalienabili.
Torniamo nel 1945, i crimini commessi dai nazisti all’interno dei campi di concentramento fecero emergere la necessità di avere una Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, un documento che sancisse cosa era lesivo della persona in quanto tale, in quanto essere umano. Ma questo cosa c’entra con la Dichiarazione dei Diritti Sessuali del 1999? La storia che vorremmo raccontarvi parla proprio di questo, di come anche i diritti sessuali furono violati sistematicamente dal regime nazista, e di come questo ha contribuito all’annientamento sia fisico, che psicologico delle vittime.
Premesso ciò, possiamo tornare all’inizio della nostra storia, anzi no, torniamo ancora più indietro.

14 Luglio 1933 – Germania
Hitler, insieme all’alto consiglio del Reich, presenterà una delle leggi fondamentali per il futuro del paese; il 14 Luglio 1933 nella Germania nazista vengono aboliti tutti i partiti tranne quello che governa, è il primo passo decisivo verso la dittatura. Ma lo stesso giorno Hitler fa volutamente approvare un’altra legge, passa un po’ in sordina ma c’è, sarà il primo di una lunga serie di provvedimenti che avranno un unico obiettivo: il mantenimento della purezza della razza ariana. Manifesto di propaganda nazista per la promozione della famiglia arianaViene istituita la sterilizzazione obbligatoria per tutti coloro che sono fuori dai parametri, ma le viene dato un nome più orecchiabile, più accettabile, “Gesetz zur Verhütung erbkranken Nachwuchses” (Legge sulla prevenzione della nascita di persone affette da malattie ereditarie). Sotto la guida dei suoi più fidati consiglieri il Fuhrer istituisce anche delle apposite corti genetiche, 180 per la precisione, dei tribunali in miniatura che dovranno decidere chi accede alla sterilizzazione obbligatoria e chi no. Ogni corte è composta da un medico e un giudice, solo due persone, e hanno una lista sommaria di parametri di inclusione. È una lista piuttosto lunga, comprende schizofrenia, epilessia, cecità, sordità, cretinismo, deficienza mentale, eccetera, ma anche alcolismo e prostituzione; d’altronde anche queste sono caratteristiche che il Reich non identifica come proprie della razza ariana pura. E così, da questa data, le corti genetiche iniziano il loro lavoro.

Ma fermiamoci un attimo ad analizzare cosa succede. Per cominciare, un po’ di numeri per renderci conto del problema: in Germania tra il 1933 e il 1939 verranno sterilizzate più di 400’000 persone, l’1-2% dei pazienti muore in seguito al trattamento (più di 4000 persone in totale) e se ci si oppone al trattamento si viene internati in manicomio. Oltre alla legge in sè vengono approvati altri provvedimenti, come la proibizione dei matrimoni e dei contatti sessuali tra ariani e non ariani, oppure l’istituizione del certificato di idoneità matrimoniale: ogni coppia tedesca doveva riceverlo prima di sposarsi, e per ottenerlo dovevi dimostrare di essere di razza pura e di poter generare figli perfetti.
In realtà, la legge sulla sterilizzazione di massa rappresenta solo il primo step di un progetto più grande: l’Aktion T4. L’Aktion T4 è il programma di eutanasia ed eugenetica messo in atto dal terzo Reich con l’obiettivo di eliminare fisicamente tutti coloro che rappresentavano un “peso” per lo stato, economico ma soprattutto morale, perchè erano inferiori, erano nutzlose esser, mangiatori inutili. Dopo la sterilizzazione coatta viene messo in atto un piano di soppressione dei bambini, infine uno destinato agli adulti.

La domanda sorge spontanea, come è possibile che un popolo intero accetti un provvedimento del genere? La risposta è molto semplice: il nazismo ha fatto proprie delle teorie che erano già presenti nell’ambiente da molti anni, erano idee consolidate, che avevano pure una base scientifica, ed erano ampiamente accettate soprattutto nell’ambiente medico. Il termine “eugenetica” nasce alla fine dell’800 e a crearlo è uno statunitense, Francis Galton, cugino di un altro scienziato ben più famoso, Charles Darwin; Galton Manifesto di propaganda nazista sul costo di coloro considerati “inferiori”studia gli esseri umani e quello che tenta di fare è dividerli in categorie. Questo però ha delle conseguenze, ci sono esseri umani che appartengono necessariamente a delle categorie inferiori, Galton fu il primo a teorizzare che se non posso impedire l’esistenza delle razze inferiori, posso almeno impedire che queste si riproducano. Sulle teorie di Galton si fonderanno le principali campagne di sterilizzazione forzata, che non verranno attuate solo in Germania, ma anche in Svizzera, Svezia, Danimarca, Norvegia, Finlandia, addirittura, nei soli Stati Uniti tra il 1920 e il 1940 vengono sterilizzate quasi 100’000 persone.
C’è un altro documento importante al quale Hitler si ispirerà per la sua politica, si tratta di un libro pubblicato nel 1920 da Alfred Hoche e Karl Binding, “Il permesso di annientare vite indegne di essere vissute”; sono uno psichiatra e un giurista – un medico e un giudice vi dice niente?- e all’interno del libro si trova un concetto che si radicherà profondamente nell’ideologia nazista, il fatto che esistano delle vite indegne di essere vissute e che, di queste vite, possiamo disporne a nostro piacimento.

Ma torniamo ai fatti del 1933 e analizziamoli meglio da un punto di vista pratico. La legge matrimoniale nazista rende il medico un custode dei diritti di procreazione: i certificati prematrimoniali di salute assicurano un pedigree libero da malattie genetiche, che comprendono, come già citato, anche i comportamenti considerati “antisociali” e le dipendenze. Le donne individuate come “difettive” vengono ricoverate in cliniche e sottoposte a sterilizzazione contro la loro volontà (utilizzando poi le ovaie per studi sulla fertilità); prima della procedura vera e propria sono sfruttate anche per esperimenti ormonali e radiologici sul ciclo mestruale e sul transito dell’ovocita, ovviamente senza consenso. Al fine di effettuare un ulteriore controllo sulle nascite viene messa a punto anche una metodica sperimentale per praticare l’aborto e utilizzare poi i feti abortiti per fini di ricerca. Gli esperimenti sugli aborti continuano anche durante la guerra: colui che più s’impegna su questo fronte è Karl Ehrhardt, che tra il 1943 e il 1945 nella sua clinica di Graz, in Austria, pratica più di 350 aborti su donne prigioniere di guerra, sperimentando su di loro i metodi più disparati (iniezione di sostanze radioattive, isterectomia radicale, inserimento di un dispositivo intrauterino, applicazione di formalina e altre sostanze tossiche).

Da tutto questo emerge che l’interesse per la fertilità e la sterilità procede in parallelo, con numerose intersezioni, in una corsa per il controllo della riproduttività dell’essere umano. In questa realtà s’intrecciano il desiderio di affermazione della superiorità di una razza ariana priva di malattie aberranti, il pieno potere sulla capacità riproduttiva umana e la storia di alcune scoperte in ambito di ginecologia endocrinologica e fisiopatologia della riproduzione umana, fondamentali per lo sviluppo di questa branca della medicina. Un perfetto esempio di questi tre aspetti è Carl Clauberg, giovane professore di ginecologia e ostetricia all’università di Koningsberg e ideatore dell’omonimo test per misurare l’azione del progesterone nel processo di fecondazione. I suoi studi sugli steroidi sessuali sono supportati dai laboratori farmaceutici Schering e portano alla produzione del Progynon (estradiolo) e del Proluton (idrossiprogesterone), che arrivano fino ai giorni nostri. Clauberg, tra le tante cose, delinea anche un ambizioso piano di ricerca che prevede: il trattamento intensivo delle tedesche infertili, la valutazione di come sterilizzare le donne indegne di avere figli mediante un nuovo metodo non chirurgico, un laboratorio per la ricerca in vivo su animali, una fattoria sperimentale per ricerche su agricoltura e fertilità, ed esperimenti su prigionieri di sesso femminile. Himmler, Comandante Generale delle SS, accoglie le proposte di Clauberg e le trasforma nella grande opera di sterilizzazione delle donne ebree ad Auschwitz.
Per questo la nostra storia va avanti.

1942 – Oświęcim e Brzezinka, Polonia
Ritroviamo Clauberg a fare la spola tra gli immensi campi di Birkenau e Auschwitz, in baracche appositamente destinate ad accogliere donne tra i 20 e i 40 anni, con ciclo mestruale e preferibilmente non nullipare, messe in una lista di “prigionieri per motivi sperimentali”. Nel famigerato blocco n. 10, allestisce una vera e propria “clinica di sterilità”, con un team multidisciplinare di medici e infermieri, reclutati tra i prigionieri, e con la supervisione del chirurgo ginecologico Alina Bialostoka, un’ebrea polacca. “Datemi una siringa e vi sterilizzerò il mondo”, volendo intepretare in chiave archimedea il suo operato: infatti inietta con una siringa di 30 cm di lunghezza un liquido sigillante di composizione segreta (verosimilmente una miscela di formalina in soluzione e novocaina), la cui diffusione nelle successive 24 ore ulcera e restringe le tube fino a occluderle (cosa confermata da salpingografie con mezzo di contrasto).Sedia ginecologica per procedure nel blocco n. 10 “Ero sdraiata nuda su un tavolo nero, e coperta dalla luce di un pannello […]. Presto, una sorta di dispositivo fu posizionato nella mia vagina. Sentii dolore come nel partorire. […] Dopo questo trattamento ebbi potenti brividi per 12 ore. Lo stesso esperimento fu ripetuto due settimane dopo, e ancora due settimane dopo. Oltre a ciò, nel frattempo, mi furono fatte delle iniezioni al seno, 3 la prima volta e ulteriori 9 in un’unica volta molti giorni dopo. […] Dopo un paio di mesi il professore mi disse che non ero più utile agli esperimenti e mi mandò a Birkenau, insieme a 12 delle 300 donne con cui arrivai al blocco 10, alcune delle quali nel frattempo erano morte di peritonite o sepsi e altre continuavano a essere preda di emorragie, febbre alta ed enormi dolori crampiformi.” Durante il suo operato rende noto a tutti, con report e lettere, che un medico formato e 10 assistenti possono procedere a centinaia di sterilizzazioni ogni giorno.
Alcune volte si va oltre, intervenendo chirurgicamente, ma non sempre l’equipe è disponibile, viste le centinaia di donne sottoposte a tali procedure: “[…] sono stata richiamata per avere l’altro ovaio distrutto […]. Questo nazista cercò di inserire il dispositivo allo stesso modo, ma non ha funzionato. Tese molto il mio utero, facendomi urlare. Mi disse che se non avessi smesso di lamentarmi mi avrebbe gasato. Provò ancora una volta ma non era felice dei risultati. Finalmente posò gli attrezzi e mi disse: ‘Io non so nemmeno che cosa sto facendo. Sono un barbiere!’ […] Sapevo che se fossi vissuta dopo la guerra, io e le altre ricoverate non avremmo mai potuto avere figli”.

Nello stesso tempo, in qualche altra stanza, si discute dello stesso tema, con un approccio diverso… “Un metodo pratico di procedura [di sterilizzazione] sarebbe costringere le persone che devono essere trattate ad avvicinarsi a un ufficio dove sarebbe chiesto loro di rispondere ad alcune domande o di riempire determinati moduli per un periodo della durata di due o tre minuti. La persona seduta dietro allo sportello manovrerebbe l’apparato [a raggi X] in modo tale che un interruttore metta in azione due lampade simultaneamente [la radiazione veniva erogata da entrambi i lati]; […] da 150 a 200 persone potrebbero essere sterilizzate ogni giorno e di conseguenza, con venti impianti di questo tipo, da 3’000 a 4’000 persone […].”- Con queste premesse, Horst Schumann comincia a sterilizzare uomini e donne in maniera non camuffata, ad Auschwitz e Birkenau, dalla fine del 1942. Non è un radiologo di formazione e procede per tentativi ed errori, arrivando comunque all’estrazione chirurgica delle gonadi, con la necessità di trovare anche un posto capiente per stipare tutti i testicoli estratti. Le testimonianze di ebrei polacchi al riguardo sono decine. “I 60 uomini selezionati dovevano posizionare lo scroto su un ripiano. Molti erano già a conoscenza dei raggi X e dei loro possibili effetti. […] L’irradiazione durava circa 5 minuti. Non si sentiva dolore durante. […] Venivamo inviati direttamente alle baracche per lavorare il giorno successivo. La pelle sul genitali diventava presto arrossata; poi c’era un senso di bruciore profondo e le ferite trasudavano pus. […] Nonostante le rassicurazioni di Schumann che non saremmo stati uccisi, molti sono morti, altri persero le forze ed erano consumati dal dolore mentre avevano ancora il lavoro forzato di un intero giorno da completare. […] Clauberg e Schumann ad Auschwitz nel blocco sperimentale n. 108 mesi dopo fummo sottoposti a controllo […]: ci fu chiesto se avevano erezioni, emissioni notturne […]. Poi un tubo metallico somigliante a un asta fu introdotta nel mio ano, fu eseguito un massaggio, e fu raccolto dello sperma dal mio organo sessuale […]. Dopo 2 giorni io e il mio amico fummo portati nella stanza operatoria. […] Dopo un’iniezione non sentivo esattamente cosa mi stavano facendo ma vidi che avevano rimosso il mio testicolo sinistro; ho visto quello del mio amico estratto in un barattolo di vetro di formalina. […] 6 mesi dopo mi fu rimosso il secondo testicolo. […] Non so perchè tutto questo avveniva […]. Dopo la castrazione, tutti i capò molestavano i castrati, imprecando contro di loro davanti a tutti i prigionieri.
Le donne sono una minoranza. “Schumann sceglieva giovani ebree e le sterilizzava ponendo le piastre dell’apparato a raggi X a livello del basso addome e del dorso delle vittime. In questo modo bruciava le ovaie, causando anche ustioni superificali e molto dolore, con infiammazione cutanea e peritoenale e aderenze. […] Le sottoposte erano colpite da nausea, vomito, spasmi e complicazioni, compresa la morte […]. Inoltre, nonostante molto giovani, sembravano più vecchie. […]”.

1944 – Buchenwald, Germania
“[…] cinque omossessuali autentici che verrano ritenuti adatti saranno scelti per verificare le ipotesi. Prima che l’intervento chirurgico venga effettuato, verranno esaminati i livelli di ormone su campioni di urine […]. Se i risultati saranno soddisfacenti, saranno realizzati gli interventi chirurgici.”
Facciamo un passo indietro: dal 1937 è imposta l’incarcerazione degli omosessuali, che poi saranno internati nei campi di concentramento, in quanto ritenuti “una piaga da estirpare”, hanno addirittura un marchio specifico, un triangolo rosa. Carl Peter Vaernet, endocrinologo danese assunto a Buchenwald, conduce nel 1944 esperimenti sugli omosessuali, somministrando preparati ormonali a base di testosterone e impiantando estratti ghiandolari di testicolo oppure una “ghiandola artificiale” da lui brevettata, consistente in un tubicino metallico per il rilascio di testosterone, impiantato nel sottocutaneo inguinale. Le valutazioni post-trattamento riportano che i non deceduti per complicazioni post-chirurgiche si sentono in forma, tuttavia i veri omosessuali non rinnegarono mai il proprio orientamento.

Questi sono i principali esperimenti condotti nei campi di concentramento nazisti, che possiamo ricondurre alle tematiche di salute e diritti sessuali e riproduttivi. Ce ne sono anche altri, meno quantitativamente impattanti. E a questi si somma l’infinità di esperimenti su innumerevoli aspetti della fisiologia e della patologia umane, facenti capo a moltissime branche della medicina.
Della totalità dei responsabili, degli artefici a vario titolo e contributo, solo 23 arrivarono al “Processo ai Dottori”, processo secondario, i cui documenti sono stati in gran parte perduti, facente parte degli innumerevoli Processi di Norimberga.
I procuratori dipinsero le atrocità mediche non tanto in termini di abusi scientifici quanto soprattutto come il prodotto di un sistema politico depravato; preferirono collocare i medici miscredenti nella mostruosa politica del nazismo, che vederli colpevoli di aver violato i principi di etica e deontologia medica, che aveva una collocazione giuridica incerta.
Gli imputati di Norimberga furono derisi come pseudo-scienziati, e mantennero la loro posizione solo grazie all’ala protettrice delle alte sfere naziste. Tuttavia spiegare gli esperimenti umani nazisti si rivelò molto più complesso del previsto; infatti, fu così difficile ottenere una condanna per quello che sembrava così palesemente criminale, che le fasi del processo ebbero molti momenti di frustrazione e assurdità. Gli imputati si mostrarono desiderosi di descrivere l’importanza scientifica del loro lavoro e sostennero di non essere colpevoli delle peggiori atrocità, scaricando la responsabilità sulle SS. Inoltre si difesero anche dietro al fatto che gli esperimenti erano effettuati su prigionieri condannati a morte. Mobilitarono addirittura il mondo accademico per sostenere la legittimità delle loro ricerche e garantire le loro credenziali scientifiche. Molti accademici tedeschi sostennero che se un ex-collega fosse stato ritenuto colpevole, allora anche loro dovevano essere imputati; mentre ad alcuni sembrò opportuno fingere ignoranza o uno stato di malattia per non essere ascoltati, ci fu in generale un alto grado di solidarietà per i colleghi internati.
Scienziati e medici Alleati si divisero sulla legittimità degli studi scientifici tedeschi in tempo di guerra e sul valore del processo. La diatriba più illustre fu portata avanti sulle pagine di The Lancet e del British Medical Journal, ma su molte testate giornalistiche alleate, come il Time e The Daily Telegraph, comparsero articoli che sostenevano che alcuni esperimenti medici sui detenuti nei campi di concentramento potessero avere un grande valore per la scienza medica.
Fu poi sostenuta una distinzione tra “sterotechnics”, termine con il quale s’indicavano la sterilizzazione e l’aborto come tecniche di genocidio e “sterology” come scienza umana del controllo delle nascite. La definizione del concetto di sterilizzazione fu cruciale per affermare la necessità di una legge sul genocidio, poichè l’uccisione di un nascituro non era perseguibile come reato di sterminio di massa e il controllo delle nascite era di per sè legittimo.

Il nostro viaggio nel tempo è finito e vorremmo tornare per un’ultima volta al 1999 e alla Dichiarazione Universale dei Diritti Sessuali. Ci piacerebbe che la leggeste, non vi preoccupate, è breve, sono solo undici diritti fondamentali. Dopo di che soffermatevi un attimo a ripensare a tutto quello che abbiamo scritto, vi accorgerete che nella nostra storia sono stati violati tutti e undici. Perciò crediamo che durante il Giorno della Memoria anche questo aspetto debba essere ricordato, per non dimenticarci che la sessualità è parte integrante dell’essere umano.
Ovviamente vorremmo precisare che ci siamo limitati a fare un breve riassunto di quello che è un capitolo della storia ben più ampio. Nel caso voleste approfondire l’argomento in fondo all’articolo troverete una serie di fonti tramite le quali documentarvi.
Quando abbiamo deciso di scrivere questo articolo eravamo perfettamente consapevoli che questo è solo uno degli esempi di cosa può arrivare a concepire la mente umana; avremmo potuto narrarvi tante altre storie avvenute in altri paesi e in altre epoche.
Abbiamo dato molto spazio alle testimonianze: la testimonianza può far parte della storia, non tanto perchè contiene i dettagli di una “memoria esplicita”, ma soprattutto per la “memoria implicita”, per la carica emotiva che, integrata con i fatti storici, crea un contenuto esistenziale completo, che fissa l’avvenimento in modo forte, facendolo memorizzare e ricordare. Crediamo fermamente che ricordare il passato sia importante soprattutto per il futuro, perchè la storia non si ripeta. In questa storia ci fu il momento in cui i tedeschi, e non solo loro, si resero conto di dove andavano i treni carichi di ebrei, di cosa succedeva a quelli che venivano scelti dal dottor Mengele, l’Angelo della morte, di quale sarebbe stata la fine di coloro che venivano trasferiti in ospedali psichiatrici a elevata complessità assistenziale, e in quel momento successe qualcosa: “Successe che si abituarono”.

Pietro Simone Filitto
Ilaria Ponziani

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