Piazzate d’amore: l’Italia che chiede uguali diritti

Lo scorso 14 Febbraio, in oltre 30 piazze italiane (da Catania a Milano, passando per Lecce, Napoli e Assisi), si è tenuta la manifestazione “Piazzate d’amore”.
Lo scorso 14 Febbraio migliaia di persone si sono riunite per il gesto d’amore più bello: chiedere uguali diritti per tutte e per tutti.
Lo scorso 14 Febbraio l’unico protagonista è stato l’Amore, quello vero; quello che forse è ancor più vero perché resiste alle umiliazioni, ai diritti negati piazzate d'amore2e ad una società che troppe volte si è voltata dall’altra parte rifiutandosi di prendere atto di una realtà che semplicemente È (e che non potrebbe essere diversa da com’è).

Tra i 28 Paesi dell’Ue, quelli che non prevedono alcun tipo di tutela per le coppie omosessuali sono 9: Bulgaria, Cipro, Grecia, Italia, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania e Slovacchia.
L’Italia si distingue ancora una volta per le sue posizioni medievali in fatto di diritti umani.
Nel Bel Paese, infatti, le coppie dello stesso sesso non possono ancora sposarsi. Il loro legame viene ritenuto indegno di un riconoscimento legale, cosa che appare quanto meno bizzarra se si tiene conto del fatto che in nessun altro caso lo Stato interviene nel valutare l’idoneità di una coppia al matrimonio. Ad esempio, per assurdo, due sconosciuti che si incontrassero per caso, potrebbero celebrare le proprie nozze senza incontrare nessun ostacolo legale, ma a due persone che si sono amate per tutta la vita viene negato questo diritto, il diritto a coronare il proprio amore nel modo che preferiscono.
È vero che non tutte le coppie vogliono sposarsi, ma tutte le coppie vogliono e devono avere la possibilità di farlo senza essere limitate da una società che si arroga ancora il diritto di classificare, giudicare, ghettizzare l’“Altro” con la presunzione un po’ stantia di incarnare il prototipo di uomo “normale” e “giusto”.
In questo contesto, ciò che risulta evidente è che, non prendendo una posizione netta contro ogni forma di discriminazione, lo Stato italiano non resta neutrale ma emette un giudizio, un giudizio che in qualche modo legittima le sistematiche violazioni dei diritti che ogni giorno avvengono a danno delle persone omosessuali e non solo.

Le critiche più dure al matrimonio egualitario arrivano dai sostenitori della cosiddetta “famiglia tradizionale”. piazzate d'amore3Si potrebbe stare ore a discutere di come questa definizione sia, nella maggior parte dei casi, priva di riscontri reali. Ma, il punto è che nessuno chiede alle “famiglie tradizionali” di rinunciare al proprio modo di vivere quest’unione; nessuno vuole privarle della loro legittimità, nessuno intende attaccarle (nonostante in molti spesso spendano il proprio tempo a vaneggiare di un attentato alla famiglia da parte della comunità LGBT). Quello che si chiede è di permettere a tutte le persone che si amano di celebrare un’unione che venga riconosciuta e tutelata dalla legge, senza limitazioni dovute all’orientamento sessuale.

Non è l’essere “tradizionale” che qualifica una famiglia, ma l’affetto profondo che lega le persone che ne fanno parte. Questo dovrebbe essere l’unico requisito richiesto dalla legge per legittimare l’unione tra due persone. Se tutte le “famiglie tradizionali” possedessero quest’unico, fondamentale requisito, probabilmente non ci ritroveremmo a vivere in una società che cerca di limitare le libertà degli altri piuttosto che difendere il diritto all’Amore.

Ester Bonanno