“Da Crisalide a Farfalla” La transizione di Luca

Luca nasce in prigione. La prigione di Luca è fatta di carne e pregiudizi. Ha i capelli lunghi e la pelle delicata, è vestita di fiori e gonnelline svolazzanti. Non gli permette di sentirsi davvero se stesso, né di essere riconosciuto dagli altri per quello che in realtà sente di essere. Ha una vagina e avrà le mestruazioni.

Luca è una persona transessuale intrappolata in un corpo di donna.

Con questa intervista ci racconta un po’ del suo percorso.

La disforia di genere è inserita all’interno del DSM (Manuale diagnostico e statistico dei q010_displaydisturbi mentali). Cosa pensi a riguardo?
La disforia di genere rientra nel manuale diagnostico delle malattie mentali senza alcuna rilevanza scientifica comprovata.
Come per l’omosessualità (eliminata da questo manuale nel 90’) siamo in attesa che chi di dovere provveda ad interessarsi alla questione della depatologizzazione del transessualismo, per poter garantire alla comunità trans un’altra connotazione.
Anche una donna incinta nel suo iter necessita delle dovute attenzioni mediche ma non per questo viene considerata malata; dunque chiediamo che venga riconosciuta la nostra condizione di transizione in maniera simile.
Il problema è che ottenuta la depatologizzazione verrebbero a mancare le attenzioni mediche e la gratuità dei servizi.

Hai trovato difficoltà ad iniziare il percorso di transizione? Difficoltà ad esempio a trovare uno psicologo/psichiatra che volesse iniziare questo percorso insieme a te, senza fare “ostruzionismo”?
Ho avuto modo di incrociare sul mio percorso psicologi e psicoterapeuti che hanno dimostrato di avere grandissime lacune in termini di disforia di genere e del percorso di transizione.
A tutte le persone che intendono intraprendere un percorso di transizione consiglio vivamente di far riferimento a centri davvero specializzati: un esempio è il MIT di Bologna, dove da più di 30anni una vera e propria equipe di psicologi e psicoterapeuti ha acquisito nel tempo competenze e informazioni utili e precise.

A Bologna, come in quasi tutti i centri italiani, si applica il protocollo ONIG: come hai vissuto all’inizio l’obbligo della psicoterapia e la sua durata? Segui un percorso post-transizione? Vedendola dal lato dei “fruitori”, che opinione si ha del protocollo WPATH?
ONIG e WPATH sono due protocolli differenti utilizzati nella diagnosi e trattamento del DIG.
L’ONIG è il protocollo italiano utilizzato dalla quasi totalità dei centri specializzati.
Questo protocollo in un certo senso ti vincola a frequentare sedute di indagine introspettiva della durata di minimo 3/6 mesi, al fine di capire se si tratti di una reale disforia di genere o meno.
L’obbligo della psicoterapia è qualcosa che a mio avviso è necessario per coloro che ancora non sono totalmente consapevoli del loro sentire. Lo ritengo invece leggermente debilitante per le persone già mature, che risultano costrette a dover subire sedute di colloqui psicologici per mesi.
I tempi del protocollo comunque sono tollerabili, se vengono rispettati dai professionisti. In alcuni casi può capitare che psicologi non specializzati in DIG sforino di parecchio queste tempistiche, allora in questo caso è una vera e propria agonia.
Terminato il real-life test del primo anno di terapia, dopo le operazioni chirurgiche non è più obbligatorio un supporto psicologico per cui io non ho più avuto sedute di colloquio.
Anche il WPATH ti “costringe” a un paio di sedute di colloquio psicologico, in realtà molto blande: ritengo sia molto utile investire sei mesi della propria vita per indagare a fondo la propria condizione ed affrontare consapevolmente il percorso di transizione.

Il tuo percorso è cominciato appena maggiorenne. Come hai vissuto la tua infanzia ed adolescenza? Come hai manifestato il tuo disagio verso un corpo che non ti apparteneva e come sono stati i tuoi rapporti sia d’amicizia che amorosi con i coetanei?
Ho vissuto la mia infanzia in modo sereno per quello che riguardava i rapporti in famiglia, non ho avuto traumi. Semplicemente all’asilo e alla scuola materna mi interessavo sempre ai giochi “da maschio”, mi vestivo “da maschio”, rifiutavo tutto ciò che era “femminile”.
Verso le scuola medie ho iniziato a chiedermi il perché di tutto questo. Dentro di me, vedendo il mio corpo cambiare con la pubertà, provavo una sensazione profonda di disagio e speravo in un blocco dello sviluppo. Speravo di assumere fattezze maschili.
Ero attratto dalle ragazze, mi presentavo come Luca e lo facevo in modo del tutto naturale. Alle superiori ero arrivato ormai a nascondere il seno con una fascia e chi non mi conosceva difficilmente poteva pensare fossi una ragazza. Vestivo da ragazzo, mi veniva naturale comportarmi da tale; mi sentivo naturale così e non lo nascondevo affatto.
Fino a che ho capito che avrei davvero voluto essere nato fisicamente maschio, perché mi sono sempre identificato in questo modo. Cercando sul web ho capito che esisteva la possibilità di cambiare sesso, di avere la barba, di realizzare me stesso fino in fondo. Ed è stata la più bella scoperta che abbia mai fatto nella vita.
Con gli amici sono sempre stato me stesso e ho sempre fatto naturalmente qualsiasi cosa, rendendomi trasparente e spiegando in modo davvero semplice il mio sentire.
La stessa cosa è avvenuta con le mie ragazze, le quali mi hanno sempre percepito come Luca e hanno avuto l’intelligenza di non fare della mia diversità fisica un problema.

C’è un evento particolare che ti ha spinto in questo percorso? E invece qual è stato l’ostacolo maggiore nella tua vita in relazione alla tua indentità sessuale?
La necessità di ottenere il mio benessere mi ha sempre spinto ad affrontare la transizione.
L’ostacolo più grande che ho dovuto fronteggiare è sicuramente stato il pregiudizio di alcune persone (dettato anche da alcune ideologie politiche e religiose), con cui comunque piano piano nel tempo sono riuscito a dialogare.

A che punto sei del tuo percorso di transizione? Quali sono i passaggi che una persona deve affrontare per poter cambiare il proprio sesso?
Il percorso di transizione non finisce MAI. Ora sono al punto in cui il più è stato fatto: interventi, ormoni, documenti (sono arrivati proprio ieri finalmente!). Il percorso comunque va avanti per tutta la vita, perché i farmaci vanno presi sempre e perché una persona trans sviluppa una sensibilità tale verso se stessi e verso gli altri che porta sempre a ricordare chi sei.
I passaggi della transizione sono i seguenti: percorso psicologico (ottenere la perizia di DIG), percorso medico endocrinologico (cominciare la TOS), percorso legale (ricorso alla 164/82 per chiedere il permesso all’operazione chirurgica demolitiva), percorso medico-chirurgico (operazione per demolire il seno e rimuovere utero e ovaie nel caso di un passaggio FtM), percorso legale (tornare in tribunale per chiedere la rettifica anagrafica dei documenti), percorso medico ricostruttivo ( per fare interventi di ricostruzione come la falloplastica).

Il tuo partner ha contribuito nella tua scelta? Se sì in che modo? Quali risvolti ha avuto questo cambiamento nel rapporto di coppia?
La mia vita di coppia non ha risentito di questa mia transizione, ho sempre avuto la fortuna di incontrare persone intelligenti che hanno saputo percepire la mia “diversità” in maniera del tutto “normale”.

Hai mai avuto dei momenti di sconforto che hanno fatto mettere in dubbio la tua decisione? Secondo te sarebbe possibile “semplificare” l’iter di transizione?
Semplificare l’iter sarebbe possibile riaggiornando l’attuale legge che regola il cambio di sesso, la 164 del 82’.
Attualmente l’intervento chirurgico prevede una sterilizzazione forzata per ottenere il cambiamento dei dati sui documenti anagrafici. Bisognerebbe lavorare su questo problema, dando alle persone il documento che rappresenta il loro sesso di elezione all’inizio della terapia ormonale.
Lo sconforto è stato generato dal non aver avuto l’appoggio della famiglia e il fatto di aver subito (anche se nel mio caso soltanto in maniera leggera) discriminazioni in diversi ambiti della mia vita.

Cosa ti sei dovuto e voluto lasciare alle spalle nel tuo percorso di transizione? Cosa invece hai/sta trovando lungo i tuoi passi?
Mia madre, le mie nonne, un po’ di mio papà, una cuginetta, due zii e una nipotina. Mi sono dovuto lasciare alle spalle queste persone. Ho saputo fare dei miei amici la mia famiglia e di mia sorella una delle mie speranze nel futuro, perché si è rivelata per me un esempio di amore e di coraggio incredibile.

Quali sono stati i motivi di questo allontanamento? Quanto è importante secondo te il sostegno della figura genitoriale nel corso di cambiamenti così radicali? Come hai affrontato tutto ciò senza questo appoggio?
La società in cui viviamo è composta da una fetta di persone che per motivi culturali, ideologici, psicologici o affettivi, resta bloccata nella propria paura e nel rifiuto verso tutto ciò che è profondamente diverso. Diverso, non per forza sbagliato.
La paura, l’omofobia, spinge spesso genitori e amici di persone in transizione ad allontanarsi da esse; nei casi peggiori può persino arrivare ad esplodere in veri e propri casi di violenza e discriminazione (come ci ricorda il Transgender Day Of Remembrance ogni 20 Novembre).
Non vi è dubbio che il sostegno da parte della famiglia durante questa fase così complicata sia di una importanza immensa. Esiste una necessità di informazioni chiare e semplici riguardo a “cosa sia il percorso di transizione” e “cosa significhi essere una persona transessuale”. Spesso i Media danno di noi persone trans l’idea di essere personaggi misteriosi e perversi, appartenenti ad un mondo notturno relegato ai margini della società (prostituzione, droga etc). Un immaginario che non trova concretezza nella più che maggioranza delle persone transessuali FtM e MtF di oggigiorno. I transessuali sono studenti, lavoratori e contribuenti dello Stato Italiano, ancora in attesa dei propri diritti di cittadini.
Nel mio caso specifico ho superato questa mancanza grazie al sostegno dei miei amici e di mia sorella, di cui ho saputo fare la mia Famiglia.

Parli bene di Bologna come città socialmente attiva. Hai mai pensato che la tua vita sarebbe stata più facile in una città o, meglio ancora, in uno Stato diverso dall’Italia? Qual è l’ostacolo maggiore o l’evento che ti ha fatto pensare almeno una volta di cambiare Paese?
Considero Bologna la capitale LGBT friendly d’Italia in quanto è stata terreno fertile negli anni 70-80 per la realizzazione delle prime sedi Italiane di Arcigay e MIT, attive nella difesa e tutela dei diritti delle persone LGBT.
Nel mondo ci sono diverse Nazioni che garantiscono pari diritti e dignità alla nostra comunità con leggi che puniscono forme di discriminazioni sul lavoro, o impediscono qualsiasi forma di violenza verbale per legge.
Non cambierò Paese e lotterò sempre con tutto me stesso perché anche in Italia vengano promosse leggi a tutela della comunità LGBT, in particolare per le persone trans. Ci adopereremo tutti inoltre per favorire la creazioni di nuovi canali volti all’inserimento delle persone trans nel mondo del lavoro e per l’abbattimento di discriminazioni basate su pregiudizi ed ignoranza.

Pensi di vedere i frutti della “lotta per i diritti” per la quale ti stai battendo? Come vedi la situazione per la comunità LGBT da qui a 10 anni?
Vedo i frutti nelle persone che incontro, anche in quelle che all’inizio risultano più ottuse e bigotte che mai: conoscendo la mia storia e quella di tante altre persone transessuali arrivano ad allargare e rivedere la loro idea delle persone Trans.
Penso che da qui a 10anni la comunità LGBT italiana avrà i diritti di cui gode già in altri Paesi.

Cosa pensi sia “assolutamente necessario” modificare dal punto di vista sociale, giuridico, lavorativo e cosa proporresti dal punto di vista prettamente pratico? Qual è la più grande limitazione sociale che oggi hai nella tua vita quotidiana?
Per quanto riguarda la società spero in un’ educazione alla diversità nelle scuole per promuovere una cultura delle differenze; attivare canali nel mondo dello sport per le persone trans che tuttora ne restano escluse.
Dal punto di vista giuridico ribadisco l’importanza di eliminare la sterilizzazione obbligatoria per ottenere i documenti del sesso di elezione e questo si potrebbe ottenere riscrivendo direttamente la legge 164/82′ da capo in maniera più chiara.
Nel mondo del lavoro sarebbe utile aprire dei canali di inserimento per le persone trans, fornire incentivi alle aziende in quanto la comunità trans oggi è fragile e necessita di tutela.
La limitazione più grande della mia vita sociale è stata aver avuto per nove anni il documento femminile che mi ha sempre obbligato, ogni volta che era necessario tirar fuori i documenti, a spiegare la mia condizione di persona transessuale, svelando la mia privacy e dati sensibili.

In quanto studenti in medicina ci chiediamo come siano stati i tuoi rapporti con i medici. Cosa consiglieresti ai professionisti per migliorare il loro approccio?
Ai futuri medici chiediamo di essere prima di tutto consapevoli del fatto di avere davanti a loro una PERSONA. Secondariamente sono più che apprezzate le buone pratiche da utilizzare in relazione alla persona che si ha davanti, prima fra tutte la giusta declinazione al maschile o femminile (a seconda della destinazione del sesso di elezione della persona).
Chiediamo se possibile una ricerca continua circa la nostra terapia ormonale, quindi un trattamento il più possibile personalizzato sulla base delle esigenze e bisogni della persona, e dunque non standardizzato. Sarebbe inoltre auspicabile un aggiornamento sulle tecniche chirurgiche al fine di raggiungere anche nel nostro images (1)Paese un alto livello estetico degli interventi (oltre che logicamente la migliore tecnica di esecuzione per non avere problemi correlati alla fase post operatoria), specialmente per quello che riguarda la chirurgia di ri-attribuzione del sesso, ovvero l’intervento di ricostruzione dei genitali per gli FtM e di demolizione genitale per le MtF.

Legenda
Disforia di Genere o Disturbo dell’identità di genere (DIG): disturbo in cui la persona si identifica nel sesso opposto rispetto a quello biologico. È il termine scientifico del transessualismo. Non va confuso con l’orientamento sessuale: una persona trans può essere eterosessuale o omosessuale indipendentemente dal sesso in cui si riconosce.
MtF: Male to Female
FtM: Female to Male
MIT: Movimento Identità Transessuale
ONIG: Osservatorio Nazionale Identità di Genere
WPATH: World Professional Association for Transgender Health
Le foto provengono dal progetto “A series of questions” di L.Weingarten

 

Lo SWG Transessualità:
Flavia Rallo
Marzia Goldin
Paola Valli
Elisabetta Rossetti
Vanessa Vitualano
Paola Kildani
Adele Piro
Monica Messina