Una LORMA per Amica

Quest’anno Zona Sismica, in occasione del 45esimo anniversario del SISM, ha deciso di ripercorre le tappe che hanno portato il SISM all’associazione che è diventata adesso. In particolare, l’area SCOPE-SCORE, si propone di rivivere le storie, i racconti e le testimonianze di ex-Outgoings, ex-NEO/NORE, all’interno di un filo conduttore unico, che parla di Sanità, cambiamento degli equilibri del mondo nel corso di questo 45ennio di vita che accomuna SISMici presenti e passati.

L’obiettivo finale di tutto ciò è trarre nuovi spunti per portare avanti quelle idee di un tempo e valide ancora adesso: Si studia la storia per comprendere il presente e affrontare il futuro!

Questo mese ho avuto il piacere di intervistare Ivana Di Salvo, iscritta al sesto anno di Medicina e Chirurgia a Pavia, ex Leo-Lore, ex-NORE e dall’anno scorso nel Team of Officials dell’IFMSA, prima come SCORE Director, e adesso come Liason Office to Research and Medical Association.

Di ritorno dalla World Health Assembly a Ginevra, super indaffarata tra il suo progetto di ricerca in Svizzera e la stesura della tesi, Ivana è riuscita a concedermi una bella oretta di tempo su Skype per parlarci della sua incredibile scalata ai vertici dell’IFMSA e raccontarci la sua esperienza.

  1.   Ciao Ivana, innanzitutto devo dirti che ho letto il tuo curriculum (si, ti ho un po’ stalkerato, lo ammetto!) e la prima cosa che voglio chiederti è: come hai fatto a far tutto?

[ride] C’è da dire che non è sempre tutto impossibile come sembra. So che a livello internazionale il lavoro sembra triplicato, ma in realtà non è così; anche in Italia il lavoro è tantissimo. A dir la verità penso che il lavoro del NORE sia stato più pesante di quello dello SCORE DIRECTOR. Con la carica da NORE ti occupi tantissimo delle gestione quotidiana di qualunque problema possa sorgere e aiuti tantissimo anche gli altri, mentre quando sei nel Team Of Officials dell’IFMSA ti occupi solo di te stessa e della tua area. A livello internazionale è più semplice perchè hai anche più persone che ti aiutano e una volta che hai imparato a gestire le cose a livello nazionale è paradossalmente più semplice farlo a livello internazionale. Per quanto riguarda il ruolo di LORMA invece è un po’ più complesso, perché c’è tantissimo lavoro da fare e spesso noioso dato che ti ritrovi a discutere con professori o con i responsabili delle società mediche.

  1.   Sono passati ormai diversi anni dal tuo primo ingresso al SISM, cosa ti ha spinto ad entrare?

Prima di fare Medicina, ho fatto un anno in Biotecnologia. In quest’anno ho conosciuto una ragazza inglese che studiava Marketing. Sua cugina, che studiava a Londra, aveva fatto uno scambio Professional a New York. Sono entrata a medicina due mesi dopo averla conosciuta, quindi ero entusiasta. Ho cercato subito il SISM durante il Welcome Day. Ho iniziato quindi partecipando ad un servizio di volontariato per gli alluvionati di Messina, all’interno del quale c’era un Ospedale dei Pupazzi. Da lì ho partecipato al progetto SCOPH organizzato dall’Unione Europea sul Tabacco Control, che si chiamava HELP, e mentre aiutavo l’LPO, mi sono trovata ad aiutare l’allora LORE di Messina nella campagna scambi e nel concorso. Quella sera stessa mi chiese se avessi voluto occuparmi dell’area scambi. Di lì ad un mese ci sono state le elezioni ed io ero ancora al primo anno. Sono stata un po’ spiazzata, ma mi hanno votato e ho iniziato come Lore.

  1.   Sei mai partita in Scambio? Se si, dove e quale è la cosa più bella che ricordi?

Sono stata a Barcellona nel 2012. È stato bellissimo perché è stato il mio primo e unico scambio. Ecco, questa è una pecca del lavorare a livello nazionale o internazionale, perché non hai mai abbastanza tempo per fare altre cose. Ho partecipato ad un progetto di Cardio-Istopatologia Sperimentale. È stato molto bello perché ho passato molto tempo in ospedale, con professori disponibili che mi hanno fatto anche un corso di chirurgia cardiaca e che sono riusciti ad insegnarmi lo spagnolo in un mese. È stata molto importante pure la presenza di alcune dottorande in Ingegneria, che stavano lavorando ad un modello cardiovascolare, ed erano felicissime di avere studenti interessati al loro lavoro. Quando studi è difficile vedere il lato pratico delle cose ed è stato bello perchè studiavo fisiologia e ho fatto benissimo la parte di cardiovascolare. Non mi sono goduta, invece, quasi niente Barcellona perché abitavo in appartamento con altri 9 ragazzi e facevamo sempre feste in case, serata cinema, serata cucina. Credo di essere uscita pochissimo. La cosa bella però è che li sento ancora e li ho anche rivisti in Cile.

  1.   Da piccola sismica a NORE! Raccontaci della tua esperienza da NORE! Pesante, bella, esperienza da non rifare più nella vita?

Credo forse di averla fatta troppo presto questa esperienza. Durante il mio primo anno di Medicina, sono andata ad una GA e lì ero super motivata ed entusiasta ed avendo partecipato a quel progetto sul tabacco, avevo già conosciuto la Regional Coordinator e altre NORE, tipo quella della Romania o della Grecia; quest’ultima mi ha spinto tantissimo a candidarmi come NORE. All’inizio ne avevo parlato scherzosamente con il Consiglio Nazionale in GA. Poi la cosa è diventata più seria e mi sono candidata. Molta gente non è stata d’accordo della mia candidatura perché ovviamente dicevano di concentrarmi più sulla sede locale piuttosto del nazionale. Con il senno di poi penso che abbiano ragione, anche se fare il LEO o il LORE prende comunque tantissimo tempo perchè ci tanti rapporti da curare all’interno dell’università e con i professori. Sono stata un po’ incosciente ed imprudente.

Non è stata una brutta scelta perchè a livello nazionale si ha la possibilità di essere in contatto con più persone, di capire che i problemi di alcuni sedi locali sono diversi da altre ed è anche molto bello ricevere degli stimoli da persone diverse.

Credo invece che rifarlo per la seconda volta non sia stata una buona idea. È bello avere un mandato per una seconda volta, ma penso sia bello anche lasciare spazio ad altra gente di fare la stessa esperienza e di seguirla e garantire che possa migliorare le cose.

  1.   Quanto è cambiato, secondo te, il ruolo da NORE in questi anni? E che evoluzione c’è stata in termini di numeri di progetti di ricerca?

Credo che il ruolo del NORE sia cambiato tanto in questi anni ed è una cosa per cui ho spinto moltissimo, perché non volevo che il NORE si occupasse solo di scambi, ma anche di ricerca in generale, come i Conflitti d’Interesse o il Pharm-Free. Penso che, da una parte, sia diventato più semplice negli anni avere più scambi e più progetti perchè abbiamo raggiunto più visibilità e rapporti migliori con i presidenti dei corsi di laurea e con i professori. Dall’altra parte penso che organizzare uno scambio di ricerca invece non è così semplice perchè un mese è obiettivamente poco per lo studente e i professori, dato la carenza di fondi e disponibilità di collaboratori, preferiscano dare spazio prima a studenti italiani.In Italia purtroppo i fondi per la ricerca sono esigui, e spesso i gruppi di ricerca non hanno gli strumenti adatti, o non li usano, per cercare fondi e promuovere i propri progetti. Questo porta anche ad un’organizzazione interna dei gruppi in cui lo studente ha un ruolo marginale. Inoltre nel curriculum dello studente in medicina, non sono previste lezioni e corsi che preparino lo studente adeguatamente a partecipare attivamente e concretamente ad un progetto di ricerca. La SCORE può contribuire a promuovere l’interesse per la ricerca scientifica e la partecipazione degli studenti, insieme anche ad un’appello verso i professori, i presidenti dei corsi di laurea ed i Rettori.

  1.   Hai mai avuto problemi di eticità di un progetto di ricerca?

In realtà no, non è mai capitato perché è purtroppo impossibile sapere da dove vengono i fondi che utilizza l’università. Il problema su cui ci siamo interrogati spesso è che è difficile sapere chi finanzia i progetti. In Italia il problema non è molto grande perchè i soldi per la ricerca sono pochi e le case farmaceutiche che lo fanno sono poche. Il problema è forte invece in altri paesi, come il Libano, o in alcune NMO che non sono Pharm-Free. Anche l’IFMSA stessa non è proprio Pharm-Free; c’è un documento di finanza etica, ma non ci sono regole che dicono che non si possono prendere soldi dalle case farmaceutiche. È  un valore a cui tutti si attengono, ma non c’è una regola.

Un’altra riflessione è stata quella sulle FEE per gli studenti che vogliono partecipare ai congressi o conferenze scientifiche finanziate da case farmaceutiche. Non abbiamo ancora trovato soluzioni però. Credo purtroppo che questo problema resterà sempre, perchè è come una scatola cinese, dove ne apri una e ne spunta un’altra sotto.

  1.   Sei responsabile delle relazioni con le Medical Associations e Research Institutions. Sembra una cosa figa, ma magari non sappiamo realmente di cosa ti occupi.  Quali sono le realtà con cui ti vai ad interfacciare e quanto contribuisci a livello delle nostre sedi locali?

Il mio ruolo è quello di mantenere i contatti tra l’IFMSA e gli Istituti di Ricerca e le Associazioni Mediche, in particolare quelle con le quali abbiamo una Partnership o quelle con cui si è deciso di avere rapporti più stretti. Ultimamente abbiamo incrementato i rapporti con la WONCA (Medicina Generale), la FIGO (Ostetricia e Ginecologia), WFN (Neurologia, ICS (Chirurgia), WPA (Psichiatria), ISfTeH (eHealth) e molte altre ancora. Di solito si decide di avere una Partnership con un’associazione in base alle esigenze delle studenti e le attività organizzate; ad esempio, con la FIGO è stata necessaria farla perché la SCORA ha delle attività molto forti e la FIGO può aiutare molto nelle strategie di  Advocacy. Quindi coinvolgendo l’associazione dei medici specialisti si va a coinvolgere in modo capillare anche i medici a livello nazionale e locale e creare delle collaborazioni con gli studenti e  questo ci permette di ricevere aiuto e sostegno da loro e di partecipare anche ai loro congressi.  È una bella occasione perchè possiamo presentare a livello internazionale i nostri lavori e questo da una maggiore visibilità agli studenti e anche alle Standing Committee. S’innesca un effetto domino.

  1.    Capita spesso in facoltà di incontrare colleghi che non si avvinano al SISM perché non hanno tempo da perdere! Ti mai capitato di pensare di aver perso tempo?

Secondo me, è giusto nel percorso di studio dare spazio a tutto, sia allo studio, perché la teoria non la acquisisci in futuro, sia a qualsiasi tipo di attività ti possa interessare. Non ho mai pensato di aver perso tempo, piuttosto di non averlo utilizzato bene, perché magari ho dato troppo importanza ad un evento o un incontro e trascurato un po’ dei tirocinii o lo studio. Inoltre la scarsa organizzazione dei tirocinii ha reso poco interessante il tempo passato in reparto, rispetto ai progetti IFMSA, molto più stimolanti. Nonostante ciò mi sono rifatta con un progetto di ricerca in Senologia durante il IV anno, un V anno intenso di tirocinii durante l’Erasmus a Marsiglia e durante il VI. Chi si avvicina al SISM lo fa perchè ricerca qualcosa che sia inerente alla medicina e che però possa farti vedere la medicina da un altro punto di vista. Non mi pento di niente, perchè se tornassi indietro avrei fatto lo stesso percorso.L’IFMSA ed il SISM hanno cambiato il mio modo di relazionarmi con il mondo, mi hanno insegnato a gestire situazioni spiacevoli e difficili, ad accettare nuove sfide ed essere positiva. Ho visitato circa 30 paesi nel mondo, ho lavorato con studenti provenienti da tutti i paesi del mondo, stringendo delle amicizie che coltiverò durante tutta la mia vita. Ho viaggiato, non soltanto spostandomi, ma soprattutto interiormente.

  1.   Cosa diresti a Jole e ai futuri NORE? E cosa ti verrebbe da dire ad uno studente di medicina appena entrato nel mondo sismico?

A Jole e ai futuri NORE direi di cercare di promuovere il più possibile gli scambi di ricerca in Italia, di organizzare il Research WORKSHOP in Italia e anche un RESEARCH DAY. Gli direi anche di non perdere mai il lato umano del nostro ruolo, che è quello che più ci unisce.

Ad uno studente di medicina direi che i libri sono importanti, però anche il SISM permette di avere delle esperienze di crescita personale che non si hanno durante il corso di studi.

Spesso però succede che una persona molto attiva nel SISM non riesce a portare le proprie esperienze all’interno della propria facoltà, cosi come molto spesso gli Officers Nazionali perdono il contatto con la propria sede locale. Vi invito quindi a non dimenticarvi di questi aspetti e di conciliare le due cose per rendere perfetto il proprio percorso di studi.

 

Ivana di Salvo

Caterina Pelligra