Guida intercontinentale per autostoppisti sismici

Cari sismici, vi scrivo per raccontarvi del mio scambio, primo studente SCORE italiano in Cina.
Scambio un po’ atipico perché ero l’unico Exchange nella mia città, Changsha, nella provincia meridionale dello Hunan.
La Cina era la mia prima scelta: dopo anni passati a leggere libri, documentari e storie raccontate da altri, finalmente la mia occasione per scoprire in prima persona il più grande Paese del mondo.
Quando mi è stata assegnata Changsha ero piuttosto deluso, avrei preferito Pechino, Shanghai, Canton o qualche altra città più grande. Colgo l’occasione per scusarmi con Jolanda per averla stressata un sacco!
Purtroppo ho scelto di partire in ottobre, un mese in cui non ci sono molti scambi in Cina. Dato che ci sono ancora pochissime sedi locali, solo i ragazzi di Changsha hanno dato disponibilità per accogliermi.

Da solo e disperso nella Cina meridionale non erano certo le migliori premesse, ma sapevo che questo viaggio sarebbe sicuramente stata la sfida che cercavo.
Sono partito con “Il Viaggiatore” dei Mercanti di Liquore in loop nella testa, uno di quei momenti un po’ amari ma bellissimi, in cui ti accorgi che una canzone parla proprio di te.

Changsha comunque è una città da 7 milioni di abitanti, tre università, ha un fiume largo due volte il Po e nel 2017 avrà 6 linee di metropolitana. Ed è solo una città di seconda fascia per importanza nazionale, tutto normale in Cina, se pensiamo che l’area urbana di Pechino è grande come il Belgio!
La vita a Changsha ha presentato molti problemi, primo su tutti i trasporti: non esistono cartine in inglese, non puoi usare google maps perché anche col VPN va troppo lento (le app che funzionano sono tutte ovviamente in cinese), gli autobus sono tutti in cinese, i tassisti e la maggior parte delle persone non parlano una parola di inglese. Mi ci è voluta tutta la prima settimana per orientarmi, ma ti senti benissimo quando riesci a risolvere tutto, compreso usare i bagni cinesi!

Ho frequentato lo State Key Laboratory of Medical Genetics, mmexport1446349951594uno dei laboratori di ricerca medica più importanti e avanzati della Cina e si capisce dal nome.
Solo il palazzo dove frequentavo ha sei piani di laboratorio, in cui lavorano circa 50 tra ricercatori e dottorandi per piano, età media 24 anni.
Un bellissimo ambiente di lavoro, dove ho trovato degli ottimi amici, anche se non tutti parlano un inglese meraviglioso.
Il mio progetto era uno studio molto interessante sul Parkinson e precisamente su un approccio farmacologico che mira a rallentare l’aggregazione dell’alfa-sinucleina nelle fibrille che sono poi neurotossiche, su modello animale di Drosophia Melanogaster.
Data la dimensione del laboratorio sono riuscito anche a seguire altri esperimenti: un esperimento comportamentale su ratti knock-out per un enzima che si pensa implicato nell’autismo e un progetto sull’influenza del ritmo circadiano (e le sue cascate di segnalazione) sulla progressione tumorale, partito da uno studio che ha visto un’aumentata incidenza di tumori al seno nelle infermiere che fanno più spesso il turno di notte.
È stata un’opportunità unica per capire come funziona un laboratorio, l’ideazione di un esperimento, la pubblicazione dei risultati, imparare a consultare la letteratura e approfondire le mie conoscenze su molti argomenti, vedere un sacco di tecniche fighissime di biologia molecolare che sul Lehninger sembravano così noiose!
Ricorderò sempre con emozione il giorno in cui i risultati di un esperimento sono usciti proprio come ci aspettavamo e siamo andati a festeggiare al Karaoke, due ore dopo e tante birre dopo cantavamo i Beatles a squarciagola.

Non era previsto per me un vero e proprio social program ma sono riuscito a visitare Shanghai e Pechino per conto mio e Guilin con gli ass-LORE di Changsha.
Praticamente un auto-social program composto per lo più da fantastiche cene mmexport1446477234050coi colleghi più giovani in cui ho assaggiato cibo davvero sorprendente. In Cina la cena è un importantissimo momento sociale: di fronte a mille piatti colorati o ad una fumante hot-pot si stringono le amicizie migliori. Anche perché poi alle dieci tutti a letto, anche se è venerdì… al contrario della Spagna!
I cinesi hanno un fantastico rapporto col cibo e una varietà culinaria impressionante, molto simile a noi italiani: ne vanno davvero fieri e ognuno non vede l’ora di portarti al proprio ristorante preferito. L’ultima settimana ho avuto letteralmente tutte le sere occupate con delle cene.

Essere l’unico exchange mi ha “costretto” a rapportarmi solo con cinesi, a vivere come un cinese, rispettare i loro strani orari, comunicare con WeChat. Una condizione privilegiata per scoprire la cultura e la vita quotidiana di questo popolo grandioso e “in via di sviluppo”, spirituale e materialista, ultramoderno e arretrato, solidale e arrivista.
Ho fatto interminabili discorsi su politica, economia, medicina tradizionale, futuro, famiglia, università, cazzate con chiunque parlasse inglese. Ho imparato tantissime cose nuove e riveduto un po’ le opinioni sulla Cina che avevo prima di partire.
Ho anche scoperto con orrore che nessuno conosce Botticelli, il rugby, il Prosciutto di Parma e tantissime cose della mia cultura in quanto italiano ed europeo: per la prima volta nella mia vita mi sono davvero sentito uno straniero, un “laowai”.

All’interno del mese ho avuto la fortuna di partecipare ad un’attività dei “sismici” locali: un flash-mob in centro sulla CPR (CardioPulmonary Resuscitation) in cui uno studente fingeva un arresto cardiaco e un altro eseguiva le manovre di rianimazione, mentre si spiegava al microfono la procedura corretta. Un po’di gente si fermava tutte le volte. Alla fine tutti i 50 ragazzi della sede locale si sono scatenati in un ridicolissimo balletto che mimava le manovre della CPR.
È stato fantastico vedere che a 8000 km ci sono degli studenti di medicina che credono nelle stesse cose in cui crediamo noi, che organizzano delle attività fighe a cui tengono tantissimo. Mi sono sentito un sismico internazionale, parte dell’IFMSA che in Cina è ancora poco diffusa ma sta correndo a grandi passi!

Insomma, ero partito non senza qualche perplessità e ora adoro la terribile umidità del clima sub-tropicale, il “mare di gente e oceano di persone” che c’è per strada, il cibo stupidamente piccante e il tofu puzzolente. Mi mancheranno tantissimo i baozī (ravioloni giganti) a colazione e tutte le persone che ho conosciuto.

In questo mese, ho capito che quello che uno studente può trovare nell’esperienza di uno scambio SCOPE o SCORE cambia molto in base al Paese che si sceglie.
La nuova Campagna Scambi sta per iniziare: pensate bene a cosa volete, sognate, osate, buttatevi, non ve ne pentirete!

Francesco Renzi