CLIMATE (EX)CHANGE

Introduzione
Secondo il rapporto Natural Disaster Rewiew, nel 2010 ci sono stati circa 385 disastri naturali con più di 297,000 vittime e costi stimati pari a circa 95 miliardi di euro. Le persone a oggi esposte al rischio di disastri ambientali causati dal cambiamento climatico, sostiene il rapporto Undp, sono circa un miliardo.
Eventi metereologici estremi, così come il lento e inesorabile impoverimento del terreno e l’espansione dei deserti, obbligano molte persone a rischio a spostarsi dalle proprie terre in cerca di un ambiente più ospitale dove vivere: diventano profughi ambientali
Cause e paesi più colpiti
Lo spostamento delle popolazioni come risultato di cambiamenti ambientali non è un fenomeno nuovo. Nella storia dell’uomo, le persone hanno sempre migrato a causa di stravolgimenti dell’ambiente circostante. Oggi però la modificazione dell’ambiente, a causa dell’intervento dell’uomo, è così rapida da superare notevolmente ogni previsione, lasciandoci impreparati nell’affrontarla.
Le emissioni massive di gas serra hanno portato negli anni all’aumento medio della temperatura e al cambiamento delle precipitazioni, aprendo così la strada ad eventi disastrosi che si fanno via via più frequenti, come periodi di caldo intenso, siccità, inondazioni in alcune zone del pianeta. Altri territori risultano invece meno esposti, grazie ad esempio alla loro posizione geografica, alla loro conformazione e alla possibilità di adottare azioni di adattamento e prevenzione adeguate.
Tuttavia, oltre il 90% delle persone colpite da disastri climatici nell’ultimo decennio vive in paesi in via di sviluppo,foto2 i meno responsabili delle emissioni di gas serra, con importanti implicazioni sull’approvvigionamento di acqua, sulle colture, sulla salute degli individui e sulla crescita economica.
I paesi colpiti dal cambiamento climatico sono molti. In Thailandia e Cambogia nel 2011 si sono verificate le più gravi inondazioni nella storia dei due paesi, violente piogge si sono abbattute nel Bangladesh sudorientale. In Sud America, paesi come la Colombia e il Brasile sono stati colpiti da forti piogge e inondazioni e la siccità e gli incendi nel sud degli Stati Uniti e in Messico hanno colpito le colture, gli allevamenti di bestiame e la produzione di legname, provocando perdite stimate di 10 miliardi di dollari. Nel continente Africano,la Somalia e il Corno d’Africa hanno subito la peggiore siccità degli ultimi 60 anni.
Le popolazioni, a causa di questi eventi climatici estremi, non hanno altra scelta se non quella di emigrare nella speranza di maggior fortuna.
Bisogna poi contare eventi climatici ad evoluzione più lenta, come la desertificazione e la perdita di produttività del terreno : queste condizioni provocano ugualmente profughi e grandi spostamenti di popolazioni.
Conseguenze delle migrazioni
Di questi ultimi, circa l’80% rimane nel sud del mondo e si sposta all’interno del proprio paese, spesso andando ad ingrandire le zone urbane, le quali tendono a trasformarsi in megalopoli, con tutte le problematiche che ne conseguono: le difficoltà nella gestione del risparmio energetico e delle risorse idriche, la gestione dei rifiuti e l’aumento delle emissioni tossiche delle industrie vanno a creare un circolo vizioso.
I cambiamenti climatici riducono le risorse primarie necessarie alla sussistenza umana come cibo e acqua e portano con sé molte conseguenze. Coloro che subiscono l’aumento della scarsità delle risorse possono, infatti, adottare strategie di resilienza e adattamento, ma purtroppo possono anche restare coinvolti in conflitti per le scarse risorse. Infine, possono essere costretti a lasciare le proprie case andando spesso a confluire in altre zone fuori o dentro il proprio stato, che già soffrono per problemi ambientali e di scarsità di risorse andando quindi a esacerbare situazioni difficili che possono di nuovo portare a conflitti.

Il Ruolo dei Governi
Appare oramai evidente che per contrastare un processo migratorio malamente gestito e ridurre l’ impatto negativo di questo, è necessario adottare delle politiche mirate sia nella regione di partenza che in quella di arrivo. Innanzitutto, lo status di “migrante ambientale” ancora non esiste giuridicamente in molti Paesi, perciò è uno degli interventi prioritari, soprattutto per far sì che venga legalmente riconosciuto il migrante e inizino ad essere garantiti dei diritti propri della sua condizione. Un caso emblematico è quello del non refoulement, ovvero il principio secondo il quale il migrante non può essere rimpatriato nel Paese di origine almeno che non ritornino le condizioni per cui sarebbero rispettati i suoi diritti. La condizione suddetta non è riconosciuta a coloro che fuggono dalla propria terra d’origine per cause ambientali.
Importante allora è trasformare la mentalità dei governanti presentando si, i costi sociali ed economici delle migrazioni, ma anche i suoi benefici. Infatti è proprio grazie ad una maggior comprensione dei costi sociali ed economici di questi fenomeni che si possono pianificare politiche opportune e che non ostacolino. Inoltre agire sul sistema legislativo e aumentare la capacity delle istituzioni della regione accogliente potrebbe rilevarsi una carta vincente per una più facile gestione dei nuovi arrivati. Se vogliamo parlare poi delle migrazioni interne ad uno Stato bisogna fare una considerazione importante. Nel 91% dei casi il migrante ambientale che vuole ricostruire la sua vita e quella della sua famiglia in città, dopo aver abbandonato un territorio rurale si trova di fronte spesso a diversi problemi. In ordine, ha un maggior rischio di dover affrontare cattive condizioni abitative, sfruttamento, scarso accesso ai servizi. Così capiamo che un intervento da parte degli esecutivi per la rigenerazione di tutti quei quartieri che nei contesti urbani sembrano essere degli indici nelle disuguaglianze in salute, potrebbe avvantaggiare anche colui che scappa dalle conseguenze del cambiamento climatico

Previsioni per il futuro: Clima e Migrazioni
Non ci sono dati certi nè facili stime o riflessioni sul fenomeno migratorio causato dal cambiamento climatico. Il numero delle tempeste e alluvioni è aumentato di tre volte negli ultimi trent’anni con devastanti effetti sulle comunità più vulnerabili soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. Nel 2008 venti milioni di persone sono state sfollate a causa di eventi ambientali estremi, in confronto ai circa quattro milioni di sfollati a causa dei conflitti.foto1Però graduali trasformazioni nel clima tendono ad avere un impatto maggiore per quanto riguarda il movimento di persone rispetto gli eventi estremi. Negli ultimi trent’anni ad esempio, 1,6 miliardi di persone hanno sofferto a causa della siccità, mentre solo 718 milioni sono state coinvolte direttamente o indirettamente da un tempesta. Il futuro secondo calcoli porterà entro il 2050, dai 25 milioni ad un miliardo di persone che si sposteranno a causa del cambiamento climatico, sia all’ interno dei vari Stati sia attraverso i confini come sia su base temporanea che permanente.

Soluzioni Possibili e Conclusioni

Se da una parte il fenomeno migratorio appare come un problema, sembra sempre più una soluzione al cambiamento climatico, un adattamento da parte dell’ uomo che abbiamo già visto in passato.Lungi dal voler fornire facili risposte,ci siamo messi a pensare a come avremo potuto sfruttare al meglio questo spazio e ci sono così venute in mente diverse domande.

Per quanto ancora continueremo a considerare i migranti ambientali dei migranti di serie B?
Sarà sempre positivo l’ impatto del clima della regione di arrivo sulla cultura e le abitudini di coloro che verranno accolti?
Come affronteremo una migrazione di questo genere se dovessimo mai giungere al livello critico di desertificazione?
Cosa ci fa sospettare che non metteremo mai fine ad una migrazione causata dal
cambiamento climatico?
Quanto vogliamo che la lotta contro il cambiamento climatico faccia parte della soluzione al fenomeno?
Queste e molte altre domande ci pongono di fronte a problemi e soprattutto sfide per il futuro. Questo futuro è però adesso, infatti ci auguriamo che la Conference of Parties (COP21) a Parigi rappresenti solo il punto d’inizio per portare i governi e gli Stati a pensare come tutte le conseguenze del cambiamento climatico a lungo termine saranno insostenibili.

Fonti:

http://www.meltingpot.org/Cambiamenti-climatici-ed-eco-migrazioni.html#.VmHI1tIvftR
http://www.carlocarraro.org/argomenti/il-clima-che-cambia/cambiamenti-climatici-e-migrazioni/
http://www.legambiente.it/sites/default/files/docs/dossierprofughi_ambientali.pdf
http://www.cccep.ac.uk/wp-content/uploads/2015/10/Climate-change-and-migration-in-developing-countries_final.pdf
http://climatemigration.org.uk/podcast-how-can-we-protect-people-who-move-as-a-way-of-adapting-to-climate-change/

Redazione di Salute e Sviluppo:

Maria Luisa Ralli

Andrea Berti

Sole Fontanella

Elena Capelli