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Egao wa chikyugo: i sorrisi sono internazionali!

Caro amico o cara amica che stai leggendo,
mi presento. Sono Francesco, ho 22 anni e sono uno studente in Medicina di Messina.
Sono qui per parlarti della mia esperienza come outgoing alla Kyorin University di Tokyo, avvenuta lo scorso Ottobre.

Chi mi conosce lo sa, la mia estrema nerdaggine è una caratteristica che mi contraddistingue e raggiunge livelli a dir francescopoco inimmaginabili: in particolare, quando si parla di anime, manga e videogiochi giapponesi, esco totalmente fuori di testa!

Ho sempre trovato in questi elementi della cultura nipponica qualcosa di davvero unico e prezioso e, con il tempo, sono diventati una parte importante di me.
Non sono l’unico, questo è certo. Tutti noi, chi più chi meno, abbiamo avuto modo di entrare in contatto con questo mondo! Tutti, anche tu!
Scommetto che se te lo chiedessi riusciresti a riassumermi fedelmente l’intera serie di Dragon Ball Z, episodio per episodio, comprese le innumerevoli digressioni narrative dei protagonisti (“Miseriaccia Goku, Namek sta esplodendo e Freezer è lì, di fronte a te: ti sembra questo il momento di pensare a quell’isterica di tua moglie, la cui utilità all’interno della serie rasenta quella di un attaccapanni in una spiaggia di nudisti?!” Cit. Me nel 2003). Forse invece sei più un/una Sailor lover, che va avanti nella vita punendo la gente “in nome della Luna”!
Oppure a scuola il tuo secondo nome era Rossana, indiscussa star e leader della classe.
Forse anche tu non vedevi l’ora che uscisse il nuovo numero del manga di Conan in edicola.
Magari anche tu hai sognato di vivere ne La città incantata di Miyazaki o sei ancora in terapia intensiva dopo aver visto il finale (ops, gioco di parole) di Final Fantasy X – so che esiste il sequel, ma PER ME E’ NO! Insomma, che tu voglia o no, il Giappone è dentro te!

Adesso puoi benissimo immaginare la mia profonda eccitazione quando lo scorso anno, durante l’assegnazione mete, scoprii che il mio sogno di visitare il Paese del Sol Levante poteva diventare finalmente realtà. E ci sarei stato un mese, non come turista, bensì come un normalissimo studente di Medicina giapponese! Praticamente un biglietto per entrare in un anime in cui io sarei stato il protagonista o almeno questo è quello che pensai in quel momento!
Sotto suggerimento di un amico, la mia prima scelta ricadde sulla Kyorin University di Tokyo per il mese di Ottobre. Quanto al reparto, sempre come prima scelta, misi Pediatria.
Tu chiamala come ti pare: intercessione divina di Pollon Combinaguai, magia follettosa di Mirmo Zipang, pimpulupampulupalimpampum o più semplicemente botta de c**o!
Sta di fatto che, dopo alcuni mesi, scoprii di essere stato accettato proprio alla Kyorin e di avere la possibilità di frequentare il reparto di Pediatria!

Ma andiamo al sodo!
So cosa ti stai chiedendo in questo momento.
“Quanti incomings eravate ad Ottobre? Non mi dirai che eri solo…Vero?”
Ebbene sì. Sono stato l’unico incoming del mese!
Lo so, questo potrebbe rappresentare per molte persone una sorta di freno.received_1220132758002949
Il consiglio che ti do è quello di non scoraggiarti in situazioni del genere.
“Paese che vai, amici che trovi”: ovunque tu sia troverai sempre delle belle persone con cui fare amicizia e trascorrere dei bei momenti!
Così è stato per me alla Kyorin e non parlo soltanto in riferimento alle mie Contact People, ma anche a tutti i medici del dipartimento di Pediatria!
Certo, non nascondo che il gap linguistico alle volte si sia fatto sentire, nonostante mi sia preparato un mese prima tramite un corso on-line, giusto per avere un minimo di basi linguistiche. Sì, perché la maggior parte dei giapponesi non è molto pratica con l’Inglese (che poi non è neanche colpa loro, perché lo studiano sin da bambini; semplicemente la loro fonetica è totalmente diversa dalla nostra “occidentale”).
Però non ci soffri più di tanto perché il tutto viene colmato da quello che è diventato oramai il loro trademark più conosciuto: la cordialità a dir poco esasperata dei giapponesi, che si manifesta in ogni sfaccettatura della sfera pubblica, dal maitre al ristorante che ti sorride in maniera impacciata, ai commessi, anche loro sorridenti cronici, quando ti elargiscono il resto con un virtuosismo e una platealità disarmanti!
Ricordo che un giorno dovevo trovare vicino all’ospedale uno sportello bancomat che accettasse la mia VISA. Chiesi informazioni ai ragazzi dell’Università, che a loro volta chiesero a dei vigili, che, andati letteralmente in tilt, chiamarono la centrale, mobilitando persino una volante per farmi portare una mappa!
Oppure un’altra volta mi trovavo in metro e un tale mi urtò per sbaglio, al ché cominciò a scusarsi, una, due, quarantordici volte! Questo portò la mia contact person, che era lì con me al momento, a chiedermi a sua volta scusa per via del tipo che mi chiedeva scusa….! Come avrebbe detto il buon Mike, ROOOOBA DA MATTI!
Ho imparato col tempo che in realtà tutto questo ha delle ragioni molto profonde. Si parla di un vero e proprio retaggio etico e comportamentale, di matrice shinto-confuciana, che investe i rapporti sociali nella loro totalità, dando luogo a questi comportamenti fortemente standardizzati e finalizzati in fin dei conti alla concordia e al mantenimento di uno status quo generale.
Detta così potrebbe sembrare che il Giappone sia una fabbrica di automi privi di personalità e spirito critico.
Ti assicuro che non è affatto così! Semplicemente i giapponesi hanno davvero a cuore la loro cultura e le loro tradizioni, quindi quel rispetto, quella cordialità, li hanno sì nei confronti del prossimo, ma in primis verso la loro patria.
A questo punto ti chiederai cosa pensano i giapponesi degli occidentali ed in particolare degli italiani. All’inizio pensavo che ci odiassero: l’italiano medio, si sa, è patologicamente chiassoso, riluttante alle piccole regole del quieto vivere e antitetico al loro rigido codice di condotta.
Eppure mi dovetti ricredere abbastanza in fretta!
In realtà apprezzano molto la nostra compagnia. Ti riempiono di domande e ti fanno spesso e volentieri un sacco di complimenti (difatti, se avete problemi di autostima, il Giappone è il posto giusto per voi).
Il fascino che noi proviamo nei confronti del loro mondo è reciproco, il chè è un bene, perché in fondo è dal confronto e dalla diversità che nascono le cose più belle!
Alla Kyorin ho davvero avuto modo di conoscere delle persone stupende : Yuki, Yusuke, Mariko, Mio, Eriko, Arisa, Misato, Yuta, Sayaka, Koji e tutti gli altri della Local Comitee sono stati a dir poco strepitosi.
Non solo sono stati dolcissimi ed ultradisponibili (nessuna sorpresa) nonostante fossero in pieno periodo esami, ma si sono letteralmente aperti con me, parlandomi delle loro opinioni riguardo ai temi più disparati, dei loro sogni e progetti per il futuro e persino dei loro problemi di cuore!
Insomma, in poco tempo si sono creati dei legami davvero forti, ai quali si sono aggiunti quelli con Maria Lara, Paradee e Flo!
Insieme a loro ho girato in lungo e in largo Tokyo, una città che va oltre ogni immaginazione!
I trasporti sono tutti costosissimi, ma per gli stranieri è possibile comprare prima del soggiorno in Giappone il Japan Rail Pass, che copre quasi tutte le compagnie e perciò è altamente consigliato!tokyo
Immensa, luminosa, tecnologica, Tokyo è un mix perfetto tra Occidente e Oriente, innovazione e tradizione, mente e cuore, insomma, è una metropoli unica nel suo genere!
Dal dinamismo dei negozi e dei locali di Shinjuku e Shibuya alla frenesia dei cosplayers ad Ikebukuro e Akihabara, dalla pace di Ueno alla confusione di Asakusa.
E poi i vari templi e santuari, piccoli e grandi, sparsi in tutta la città, sicuramente i luoghi che ho preferito in assoluto! Luoghi dove il tempo si annulla, dove il pensiero si perde nel silenzio, dove dieci yen diventano la promessa della felicità.
Un’altra cosa che ho davvero apprezzato molto è la totale libertà d’espressionereceived_1220132814669610 individuale che esiste in Giappone. Gente vestita in tanti modi e colori diversi, con tagli di capelli e trucchi allucinanti, che non si preoccupa di essere giudicata da nessuno. Noi invece?
Se provassi a fare, che so, un cosplay a Messina, in Piazza Duomo, durante una giornata del tutto normale, secondo te quanti ortaggi mi tirerebbero dietro?
Questa incondizionata assenza di “pressione” che si prova girando per le strade di Tokyo, lo confesso, è una delle cose che in assoluto mi manca di più.
E’ davvero difficile esprimere a parole tutte le emozioni che ho provato. Come sempre, l’unico modo per comprenderle appieno è viverle.

Infine voglio parlarti della mia esperienza in reparto.
Non è un caso che abbia lasciato questa parte per ultima.
Beh, so che è difficile da credere, ma io ho realmente lasciato una parte del mio cuore in quel dipartimento.
Okay, non facciamoci prendere troppo dai sentimentalismi e andiamo con ordine.
La struttura. Il Kyorin University Hospital è una struttura davvero molto grande e moderna, non molto lontana dal centro della città. E’ composta da edifici altissimi, tutti collegati tra loro, dove puoi trovare i vari reparti, le aule per gli studenti, la biblioteca, la mensa, diversi negozi, un supermercato e persino uno Starbucks!
Il dipartimento di Pediatria comprende anche quelli di neonatologia (l’NICU e il GICU) e chirurgia pediatrica.
Non voglio girarci intorno, quindi sarò franco e coinciso: è un altro mondo!department pediatritcs
Credimi, non so se qui in Italia riusciremo mai ad eguagliare la loro professionalità ed efficienza.
Già dal primo giorno sono stato affidato a dei tutor che insieme a tutti gli altri membri dello staff di reparto sono ben presto diventati una vera e propria famiglia!
Con pazienza e comprensione, mi hanno dato la possibilità di vedere, fare e vivere la Pediatria.
Mi hanno insegnato come effettuare minuziosamente l’esame obiettivo del paziente pediatrico; mi hanno fatto ascoltare così tanti cuori e polmoni che non immagini, dandomi la possibilità di “farmi l’orecchio” per particolari condizioni patologiche e non; mi hanno permesso di fare tantissimi prelievi, prima su manichini, poi su di loro ed infine sui piccoli pazienti, soprattutto neonati (un’estrema prova di fiducia da parte loro, sicuramente); mi hanno insegnato segni, sintomi e manovre di ogni tipo; mi hanno fatto suturare alla fine di alcuni interventi; mi hanno dato modo infine di assistere a diversi parti, cesarei e naturali (ogni volta un’emozione indescrivibile).

Ora, a noi del SISM piace tanto un motto che recita così: “Medicina è sapere, saper fare e saper essere”.
Ecco, sono partito dall’Italia con un bagaglio di conoscenze che si è arricchito sempre più durante il mio soggiorno alla Kyorin.
Lo stesso non posso dire delle competenze pratiche. Il saper fare è stato come un castello di lego, che ho costruito ex novo partendo dalle basi e giorno dopo giorno, con mia grande meraviglia l’ho visto crescere e prendere forma.
Quanto al saper essere, il discorso è un po’ più complicato.
Se ti dicessi che questa clerkship mi ha insegnato ad essere medico, pediatra nello specifico, ti direi una grossa “stronzata”.
Quello che mi ha dato però è qualcosa di ugualmente prezioso.
Potrebbe sembrarti prematuro questo, soprattutto se a dirlo è uno studente di Medicina che ha appena iniziato il quarto anno, ma, dopo quest’esperienza, la mia visione della professione medica è cambiata radicalmente e tutto si è fatto improvvisamente più chiaro ai miei occhi.
A chi tempo fa mi chiedeva cosa volessi fare una volta laureato io rispondevo: “Mi piacerebbe fare Pediatria. Mi piacciono i bambini, mi fanno stare bene e blablablabla”.
Un po’ banale non ti pare?
Ora alla stessa domanda non riuscirei a rispondere con la stessa leggerezza.

Dunque, alla fine di questa mia esperienza nipponica cosa porto con me?
Sicuramente tutte le cose belle che ho visto a Tokyo e i miei nuovi amici.
Ma c’è un’altra cosa, che forse vale più di tutto.
Il titolo che ho scelto di dare a questo mio articolo è un proverbio giapponese.
E’ una frase che mi è stata detta in una particolare circostanza durante il mio tirocinio in reparto.
Spesso nella vita ci troviamo di fronte a problemi più grandi di noi ed in quei momenti non c’è più il medico, il bambino o il genitore …
Cosa fai allora? Semplice, egao! Sorridi! Il sorriso per i giapponesi, prima di rappresentare la felicità, rappresenta la forza delle persone.
Alla luce della mia piccola esperienza, ti dico che i nostri cari amici dagli occhi a mandorla hanno proprio ragione da vendere! Potrei spendere tante altre belle parole sul potere che si cela dietro ad un sorriso, ma c’è chi ci ha pensato prima di me (vedi Aforismi.it, Pensieri&Parole e così via).

Quindi, caro amico o cara amica che adesso stai leggendo, quello che ti auguro è di scoprirlo da te, magari in una clerkship… Magari in Giappone… Magari al Kyorin Hospital. Jbaffi movember

Francesco Sieni Miceli