Why to SCOPE-SCORE?

Cosa cerca e cosa trova uno studente italiano negli scambi professionali e di ricerca.
Foto autore WHY TO - Mariachiara IppolitoQuante volte vi è capitato di accogliere per la prima volta nella vostra Sede Locale un collega ancora del tutto estraneo alla realtà SISMica? Bene, moltissime. Provate per un attimo a cambiare il vostro punto di vista attuale: via le vostre vesti da IL, da LEO, da Assistant, e bentornati tutti ‘perfetti estranei’!
Immaginate di sentirvi spiegare e presentare il SISM, le Aree Tematiche, i Progetti, le Attività!

Ognuno di voi, a un certo punto della presentazione, avrà già iniziato a sentirsi più attratto dall’una o dall’altra area – smettetela di scegliere sempre la stessa, suvvia! – ma tutti avrete sentito certamente dentro di voi una vocina che urlava, o chissà, magari sussurrava flebile: “Ehi, anch’io voglio partire! Questa storia delle clerkship sembra incredibile!”.
medicine-91754_960_720Perché l’area scambi è spesso interesse comune di persone diversissime tra loro e coinvolge perfino il SISMico più distratto? E’ davvero, banalmente, il desiderio di partire o c’è di più?
Me lo sono chiesta spesso, e cercherò di spiegarvi perché c’è molto, ma davvero molto di più.

Per capire, bisogna innanzitutto chiedersi cosa manca alla formazione – medica e personale – fornitaci dalle nostre Università italiane, che invece troviamo durante le esperienze all’estero: attività pratiche, integrazione degli studenti nei team di ricercatori, nei reparti o in sala operatoria, lavoro d’equipe, dialogo diretto con i tutor, attività di laboratorio, comunicazione con i pazienti… sono tante le esperienze che cerchiamo altrove, per non averle trovate nelle nostre città.

Che dire invece delle occasioni in cui i Paesi ospitanti hanno standard sanitari e universitari carenti rispetto al nostro? In quei casi si parte alla ricerca di una medicina che nel nostro Paese sta scomparendo, una medicina che mette ancora al centro la semeiotica clinica e non strumentale, che fa i conti con rigidi, talvolta crudeli e difficili da capire, criteri di selezione dei pazienti a cui poter destinare le esigue risorse, una medicina che necessita di tutto l’aiuto disponibile e che, forse anche per questo, valorizza perfino lo studente, richiedendogli impegno e abituandolo alla responsabilità.

Se ripercorrete però con lo sguardo le ultime righe, la sintesi delle ragioni che vi hanno portato o vi porterebbero a intraprendere quest’esperienza non vi sembrerà completa: mancano all’appello sfide linguistiche, gite, punti di sutura, escursioni, nuove amicizie, articoli scientifici, cibi impensabili, feste e turni di notte in pronto soccorso, ma soprattutto il confronto con l’altro.

Non importa che tu abbia frequentato la migliore o la peggiore delle Università d’Italia, che tImmagineu vada in un centro di ricerca in Sud Corea o in uno degli ospedali pubblici di Accra; ciò che certamente porterai a casa è il confronto con paesi diversi, con culture diverse, con sistemi sanitari diversi e, non da ultimo, con persone diverse: la dimensione formativa è senz’altro infatti una parte fondamentale dello scambio, ma ciò che più ha valore è la condivisione della quotidianità con colleghi provenienti da realtà distanti fra loro e da quella della sede ospitante.

Mentre all’occhio distratto le aree SCOPE e SCORE potrebbero apparire le ‘agenzie di viaggio SISMiche’, a chi partecipa attivamente e a chi sa ben osservare, appare chiaro che i progetti di scambio professionale e di ricerca siano uno dei momenti di crescita più completi e importanti che uno studente di medicina possa avere la fortuna di vivere.

Negli scambi cerchiamo, e troviamo, tanti ‘nuovi noi’, dotati di vedute più ampie, conoscenze e competenze più approfondite, e più pronti a comprendere il mondo e a cambiare punto di vista per osservarlo e viverlo.

Why to SCOPE/SCORE?  To BE.

Mariachiara Ippolito