Quando gli studenti sono alla… Ricerca

A Palermo un workshop tutto dedicato alla “Research”.

Sappiamo che la ricerca sia una parte importante della medicina, anche senza doverlo leggere su Zona Sismica, ma quando un’associazione si spende affinché questa possa già essere alla portata di semplici studenti, crediamo che  la cosa debba fare notizia: ed ecco perchè volevamo raccontarvi del progetto “Research Workshop”, che abbiamo vissuto nelle vesti di partecipante (Domenico) e di organizzatore (Raffaella), presso la sede locale del SISM di Palermo nei mesi scorsi.

Il progetto è stato suddiviso in due diversi momenti: il primo, propedeutico, ha avuto lo scopo di fornire ai partecipanti gli strumenti necessari e di base per comprendere cosa significhi realmente fare ricerca, quali siano i scopescoremarzopassaggi da seguire; cosa è un articolo scientifico, come si legge e come si può trovare un testo utile al lavoro di un ricercatore; in che modo vengono distribuite le possibilità finanziarie che il Ministero della Ricerca e altri enti, sia pubblici che privati, mettono a disposizione, e tanto altro.

La formula è stata quella del seminario, a cui tutti gli studenti del corso di studi potevano prendere parte.
In particolare, i quattro seminari organizzati sono stati:

  • “La ricerca bibliografica e la raccolta dei dati online”
  • “Tipologie di studi di ricerca”
  • “Ricerca in Italia e conflitto d’interesse”
  • “Lettura e analisi di un articolo scientifico”

Col secondo step invece è stata data la possibilità ai ragazzi di mettere in pratica quanto appreso in diversi laboratori del nostro Policlinico Universitario “Paolo Giaccone”. A questa fase hanno preso parte 20 studenti, selezionati in base alla  carriera e ad una lettera motivazionale da loro scritta. Ogni laboratorio, frequentato assiduamente per almeno 15 giorni, ha dato la possibilità a questi giovani studenti di respirare l’aria che respira quotidianamente un’equipe di ricercatori, di vedere quali siano i protocolli e gli strumenti a disposizione, ma anche di vivere la passione dei nostri studiosi, che non si ferma neanche quando le scarse possibilità strumentali ed economiche diventano un ostacolo. Ogni studente ha inoltre avuto la facoltà di seguire e partecipare ad uno studio ben specifico, in base al laboratorio da lui scelto tra quelli proposti.
I laboratori disponibili per accogliere gli studenti, seguiti dai docenti che hanno tenuto i seminari, sono stati quattro (Immunologia, Anatomia Umana, Neurofisiologia umana e Gastroenterologia). I percorsi di ricerca invece sono stati molteplici:

  • Combination of chemotherapy and immunotherapy in cancer treatment;
  • Study of the alterations of communications between epithelium and mesenchyme in the asthmatic bronchial mucosa;
  • Evaluation of sustained viral responses to PEG-IFN+Ribavirin therapy in a cohort of former drug addicted patients with chronic HCV infection;
  • Role of extracellular HSP60 molecule in COPD;
  • Study of the epilepsies with in vivo stimulation;
  • 12545875_10207110730319687_1428192136_oStudy of the histone variant MacroH2A1 in hepatic carcinoma related to steatosis and cirrhosis.

<È stato un percorso davvero interessante e innovativo, che ha permesso ai partecipanti di entrare in un ambiente dove raramente degli studenti universitari in erba riescono ad accedere. È sicuramente un’iniziativa da lodare, essendo partita dall’idea di altri studenti come noi, ed è da iniziative come questa che dovrebbe arrivare lo spunto affinché gli atenei italiani decidano di inserire l’approccio alla ricerca tra gli obiettivi formativi  essenziali di uno studente di medicina, e quindi tra le competenze base di un neo-laureato>.

12244721_10208145032934517_4036619926921408895_o<Di certo organizzare un progetto simile per la prima volta causa  qualche problema (cambio di seminari, spostamenti di turni dei laboratori in base alle diverse esigenze…insomma, i soliti imprevisti), ma il consiglio che possiamo darvi è di provarci comunque! Cercate nelle vostre università, molto spesso i laboratori: i progetti ci sono e funzionano anche bene, ma semplicemente, non essendo parte integrante del nostro percorso formativo, non sono molto conosciuti>.

Diceva Margherita Hack: «Il divertimento della ricerca scientifica è anche trovare sempre altre frontiere da superare» e oggi in Italia, sappiamo (il più delle volte per sentito dire) quanto le frontiere da superare siano ostiche e innumerevoli. Un approccio sufficientemente maturo, dato dalla possibilità di cesellare la propria capacità e metodica scientifica “nel tempo”, potrebbe essere la chiave per la nuova primavera della ricerca italiana e mondiale.

Un grande in bocca al lupo a tutti coloro che vorranno cimentarsi!

Domenico Cozzo
Raffaella Napoli