The Danish Girl: dallo schermo alla realtà.

10407833_1585704344980620_5388641904376468544_nQuando un film di portata internazionale riesce a suscitare l’interesse delle persone su argomenti sì discussi, ma che non hanno sinora ricevuto la dovuta attenzione o che prima erano noti solo di nome, facendo parlare di sé e portando dunque a riflettere su questioni importanti anche lontane dalla nostra realtà, vuol dire che è un film merita di essere visto, anche solo per iniziare a conoscere qualcosa di nuovo, per discuterne con criterio successivamente.

Se un film riesce a portare alla ribalta la questione transgender, tocca poi agli spettatori continuare a parlarne, per mezzo delle riflessioni, delle domande e dei dubbi che potrebbero sopraggiungere con la visione.

Il film di cui parlo – e di cui si è tanto parlato ancor prima che uscisse nelle sale – è The Danish Girl, diretto da Tom Hooper nel 2015 e uscito nelle sale italiane il 18 febbraio 2016, che a sua volta è un adattamento del romanzo La danese, scritto da David Ebershoff nel 2000.

The Danish Girl locandina

Il film tratta della storia di Lili Elbe – nata uomo col nome di Einar Mogens Andreas Wegener –, pittrice danese di paesaggi, transgender e prima persona al mondo che si è sottoposta a interventi chirurgici di riassegnazione sessuale.
Lili è stata sposata con Gerda Gottlieb – quando era ancora Einar, dopo il loro matrimonio fu reso nullo –, pittrice anche lei, ma specializzata in illustrazioni. Quando si stabilirono a Parigi, Einar poté iniziare a vivere apertamente come una donna vestendosi come tale e diventando anche la modella e musa di Gerda, ritratta in numerosi quadri. Lili veniva presentata come la cugina di Einar. Nel 1930 Lili andò in Germania per sottoporsi a cinque interventi di riassegnazione sessuale, asportando gli organi sessuali maschili e ricostruendo quelli femminili: allora la procedura era sperimentale.

Gerda Gottlieb quadro

Gerda e Lili, ritratte in un quadro di Gerda.

Una premessa è doverosa: per quanto non si possano fare paragoni tra la versione cartacea della storia e quella su pellicola, bisogna dire che la storia – in entrambi i casi – di Lili è una narrazione romanzata della vicenda.
Proprio come afferma Ebershoff stesso nelle note alla fine del suo romanzo, lui ha cercato di creare una storia partendo da ciò che si sapeva di Lili dai giornali dell’epoca, dalle relazioni degli interventi che Lili ha fatto e dai suoi diari, che sono stati pubblicati postumi sotto il titolo di Man into Woman: si è cercato di scrivere la vicenda di Lili iniziando dai fatti noti, per poi immaginare il resto. Ispirarsi a un’opera che a sua volta si ispira alla realtà dei fatti non corrisponde quindi a parlare della realtà così com’è, molte sono le variazioni e le personalità dei personaggi potrebbero non essere quelle vere.

Si potrebbe incorrere, quindi, nell’errore di pensare che il modo in cui sono stati dipinti i personaggi è il modo “corretto” in cui dipingere ogni persona: nella fattispecie si potrebbe pensare che se Lili è stata costruita come personaggio a tal modo allora tutte le persone transgender si comportano come Lili.
Questo non è assolutamente vero, perché sarebbe una generalizzazione del tutto erronea.
Il film si propone di educare il pubblico sulla natura di una persona transgender e, al giorno d’oggi, è un bel passo in avanti, dato che non tutte le persone sanno cosa voglia dire essere transgender.
Considerando la situazione nel nostro Paese, ci rendiamo conto che bisogna ancora fare tanto per far chiarezza su molti argomenti. Eppure questo non è un film perfetto, specie se facciamo riferimento allo scopo per cui è stato girato.

Riallacciandomi a quanto ho detto prima, si era sollevata una grande polemica prima dell’uscita del film, non appena era stato rivelato il nome di Eddie Redmayne per il ruolo di Lili: la scelta del regista di utilizzare un uomo cisgender (ossia un uomo che si sente tale ed è nel corpo di un uomo) per interpretare una donna transgender (una donna che si sente tale, ma è nel corpo di un uomo) non è stata molto apprezzata dalle persone che ritengono che i personaggi transgender debbano essere interpretati da attori transgender.
Il parere opposto viene dalle persone che invece ritengono che gli attori recitano e che quindi si sceglie l’attore che meglio può prestarsi al determinato personaggio; la diatriba è tuttora aperta.

Al di là di ciò, il personaggio di Lili viene descritto come una persona transessuale che ha un disturbo di personalità multipla e questo si ripercuote nel rapporto che Lili ha con Gerda, la quale sarebbe disposta a continuare la sua vita con Lili. Ma Lili non è Einer, Lili non è innamorata di Gerda. Se tutto questo conferisce drammaticità e pathos, Lili arriva a dire che Einar è morto, rinnegando il suo corpo.
Questa corrisponde a una visione parziale della realtà perché può accadere che ci possa essere un rifiuto del proprio corpo che porta le persone transgender ad avvertire un certo fastidio del loro corpo anche solo guardandosi allo specchio; ci sono però molte altre persone che “non si sentono nel corpo sbagliato”: se così fosse tutte le persone transgender si opererebbero, ma ciò non accade, sentendo dunque una discordanza tra come si sentono loro e come sono percepiti dagli altri (che si indirizzano al singolo facendo riferimento al sesso che vedono fenotipicamente), con tutto che non rinnegano il loro corpo.

Il transessualismo non ha nulla a che vedere con il disturbo di personalità multipla, visto che Einar non può morire, con una Lili controllata dalla sua “parte femminile” che sopprime la “parte maschile” (Einar e Lili non sono persone diverse che hanno due corpi diversi) e non vorrei che questo potesse essere il messaggio colto da uno spettatore a digiuno – o poco informato – dell’argomento transessualismo da associare poi a tutte le persone transgender che vivono il voler adattare il proprio corpo al genere a cui sentono di appartenere.

Il film però ha anche dei buoni spunti di riflessione e si rilevano nell’interazione tra Gerda e Lili.
Il transessualismo di una persona è una faccenda privata che non coinvolge solo il singolo individuo: avere delle relazioni e degli affetti porta a vivere questa circostanza recependo le impressioni degli altri che sono influenzati e possono influenzare il processo della sola persona.

Non tutto gira intorno a te”, ricorda Gerda e lei come donna innamorata vede crollare le proprie certezze, che svaniscono assieme a Einar. Alicia Vikander riesce a interpretare bene un personaggio molto combattuto, che ha amato una persona che pensava di conoscere, con cui aveva costruito qualcosa di importante – più di entrambi messi assieme –, una persona che pensava che la faccenda di Lili fosse solo un gioco.
Se una persona rivela qualcosa (facendo dunque coming out) ci sono degli effetti, specie per chi sta accanto alla prima, mentre attraversa una fase di transizione come quella di Lili. Ciò avviene per tutte le forme di coming out. Tante possono essere le emozioni vissute, dal dubbio – che porta a interrogarsi – alla sofferenza. Vivere delle emozioni è normale e chi ci sta accanto dovrebbe essere libero di esprimersi sentimentalmente parlando, sempre che i sentimenti siano rispettosi e non minino a distruggere l’altra persona.
Alla richiesta di Gerda di rivolere indietro Einar, l’unione di disillusione, rabbia, tristezza, sono molto palpabili.

D’altro canto, Lili è sincera quando dice che non c’è nulla di sbagliato in lei, che non ha bisogno delle radiazioni, e che le diagnosi di scompenso chimico, omosessualità e di schizofrenia sono sbagliate: nulla di tutto ciò si riconduce al suo essere una donna “imprigionata” nel corpo di un uomo. Gli abiti maschili che le verrebbero imposti non l’aiuterebbero nell’essere se stessa, nel vivere la sua vita in serenità.

Lili Elbe

Lili in alcune foto.

Se facciamo riferimento alla definizione di salute dell’OMS ovvero “stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia” appare chiaro che Lili non è in salute e la sua scelta di voler star bene è legittima. Al giorno d’oggi rendere la definizione di salute una realtà concreta per tutte le persone del mondo è una battaglia che ancora non smette di essere combattuta, e il cercare di aiutare chiunque sotto tutti i profili e non solo fisico è una priorità sempre attuale.

Un’altra questione sollevata nel film è la questione dei ruoli, del maschile e del femminile, di come si è uomini o donne.
Citando Gerda mentre ritrae un uomo “Per un uomo è difficile essere osservato da una donna. Le donne sono abituate, ovviamente, ma per un uomo sottomettersi allo sguardo di una donna è destabilizzante. Ciononostante credo sia piacevole, una volta che cede” riusciamo ad analizzare la sua figura. Ci troviamo di fronte a una donna intraprendente, sicura di sé, che ha fatto il primo passo per approcciarsi a Lili – quando era Einar –, per il primo bacio, che ha proposto al marito di indossare abiti femminili, che si è presa cura di Lili anche dopo gli interventi: è una donna forte, con tutto che emergono le sue debolezze e i suoi timori, ma questo non la rende meno umana di tante altre donne.

Non esiste un unico modo di essere donna, e si può trascendere da ciò che afferma la genetica in base al nostro sesso o dalle convenzioni sociali che impongono modi di fare impersonali e che portano all’omologazione dei più e alla discriminazione di chi non si sente affatto questi modi affini al sé.

Gerda si libera di tanti stereotipi, è una donna libera, così poi come lo diventa Lili.

Anche noi possiamo liberarci dai tanti luoghi comuni che sono alla base di stigmi difficili da cancellare, ma questo può accadere solo se abbiamo l’intenzione di voler compiere un – o più – passo in avanti verso delle realtà a noi vicine.
Vicine solo per il fatto che siamo tutti persone.

Se un film riesce ad avere un grande impatto, vuol dire che la pellicola riesce a trasmettere alcuni messaggi che possono essere recepiti e magari lasciati così, assorbiti e non interpretati.
L’altro passo da compiere in seguito è capire ciò che si cela alla radice della pellicola, informandosi in prima persona, accostandosi a un mondo di riflessioni, domande e consapevolezze.

Barbara Zimotti