Italia, Malta e dissezioni cadaveriche: uno stage per imparare l’Anatomia Umana

Il SISM ha sempre creduto che la formazione di uno studente di medicina passi attraverso esperienze diverse dalle canoniche attività previste dai piani di studio delle nostre Università e ha sempre proposto occasioni di arricchimento personale e professionale agli studenti cercando, allo stesso tempo, di influenzare l’offerta formativa dei Corsi di Studi in Medicina e Chirurgia, migliorandola. Oggi vi vogliamo raccontare di uno stage sulla dissezione cadaverica, un’opportunità data ad un gruppo di studenti dalla loro stessa Università, che unisce i principi su cui si basano le aree SCOPE, SCORE e SCOME del SISM (Rispettivamente Standing Committees on Professional Exchange, Research Exchange e Medical Education), e che pertanto speriamo possa far nascere idee per nuovi progetti e chissà… raggiungere, tramite noi, altre sedi!

Per raccontare al meglio l’esperienza, abbiamo pensato di intervistare direttamente i ragazzi che hanno partecipato… enjoy!

Ragazzi, presentatevi e raccontateci un po’ come si è svolto il progetto!
Siamo Andrea, Leonardo, Fabio, Mauro, Simone, Mirco, Claudio, Giulia, Irene e Sarah, dieci studenti del terzo anno presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli studi di Palermo, e durante lo scorso anno ci siamo recati presso l’Università di Malta per uno stage estivo della durata di quattro settimane, basato sull’insegnamento dell’Anatomia Umana tramite dissezione cadaverica. In ognuna delle quattro settimane è stata affrontata la dissezione di un distretto anatomico, eseguita sotto la supervisione del Prof. Cristoforo Pomara e di alcuni tutor. La dissezione era preceduta da un ripasso generale della regione affrontata su libri di testo, atlanti e specimens per un più preciso e puntuale riconoscimento delle strutture incontrate.    

Come siete stati selezionati?
Requisito fondamentale per poter partecipare al progetto era l’aver sostenuto l’esame di Anatomia Umana con esiti positivi.
Qualora le richieste di partecipazione avessero superato il numero dei posti disponibili (10),  il Prof. Francesco Cappello avrebbe attuato una selezione in base al voto in Anatomia Umana, alla regolarità della carriera dello studente (sarebbero stati preferiti studenti che avessero sostenuto il maggior numero di materie dei precedenti anni) e al livello di conoscenza della lingua inglese attestato tramite certificazioni. 

In quali attività siete stati coinvolti durante il vostro soggiorno a Malta?
Le attività riguardavano prettamente l’insegnamento Anatomia Umana: il primo giorno, fatte le presentazioni, abbiamo stilato un programma del lavoro da fare. Durante le quattro settimane ci siamo dedicati alla dissezione anatomica delle varie regioni del corpo; la dissezione era preceduta da un ripasso sui libri della regione che poi si andava a studiare sul cadavere. Ogni mattina, appena giunti in istituto, venivamo interrogati sulla regione in programma dal Prof. Pomara, che ci poneva le domande indicandoci strutture anatomiche su degli specimen da lui preparati, dopo di ciò si passava alla dissezione con l’isolamento delle varie strutture sul cadavere. La dissezione avveniva in maniera abbastanza libera, dopo un iniziale “addestramento” fattoci dal professore sui vari metodi (incisioni, funzione degli strumenti, blunt dissection ecc..): infatti, il lavoro sul cadavere era totalmente lasciato a noi studenti, che cercavamo di emulare il lavoro che il Prof. Pomara aveva fatto sullo specimen. Oltre alla dissezione abbiamo avuto anche la possibilità di studiare, su modelli in formalina, le strutture del SNC: queste ci sono state ampiamente illustrate dal Prof. Christian Zammit. Abbiamo inoltre assistito all’imbalsamazione di un cadavere con annessa spiegazione.

In che modo ritenete che un’esperienza come questa possa influenzare un curriculum o anche semplicemente la competenza di uno studente in medicina?
Siamo studenti della Facoltà di Medicina e Chirurgia, e abbiamo scelto questa Facoltà con la consapevolezza che un giorno verremo chiamati a svolgere una professione un po’ diversa da tutte le altre: ci verrà chiesto non solo di essere preparati su tutti gli argomenti che a questa professione competono, ma anche di essere forti nell’affrontare situazioni, nel vedere scene di fronte alle quali molte persone proverebbero come minimo uno stato di disagio o di malessere mentale o addirittura fisico.
Ancor più importante: ci capiterà di dover usare le nostre mani sul corpo di altri, usando degli attrezzi che potrebbero più facilmente causare un danno, una lesione, piuttosto che un beneficio.
12842500_10208840221787480_1711138203_oSemestre dopo semestre, anno dopo anno, e così fino alla laurea, ci viene chiesto di circondarci di bei libroni pieni di meravigliose figure stampate, e ci viene chiesto di descriverle e di conoscerle, e noi le imprimiamo nella nostra mente insieme a una miriade di altri concetti.
Ma, per quanto ben fatto, nessun libro potrà mai descrivere la sensazione che si prova affondando, in maniera decisa ma delicata, la lama di un bisturi nella cute di un corpo. Quando dissezioni un cadavere, impari che tutto nel corpo di un uomo è incredibilmente fragile e delicato, ma anche confuso se vogliamo. Distinguere un’arteria da una vena, capire che sotto un impalpabile strato di adipe può esserci un muscolo, sono solo due esempi di ciò che nessuna immagine può insegnarti. Tenere un cuore sul palmo di una mano, un rene in un pugno, un nervo tra due dita sono azioni che a qualcuno potranno sembrare banali, ma che in realtà generano sensazioni che ci fanno capire quanto vulnerabili siamo in realtà e che sì, quelle cose che abbiamo studiato sui libri di anatomia esistono davvero e possiamo toccarle!
Crediamo che la dissezione anatomica permetta agli studenti di instaurare una relazione intima e profonda con il corpo umano, che consenta loro di iniziare a misurarsi con visioni, odori, consistenze anche, che spesso non saranno gradevoli, ma con cui, in quanto medici e chirurghi, dovranno inevitabilmente avere a che fare. Questa esperienza ci ha anche insegnato che, quando si maneggiano organi, l’attenzione e la concentrazione sono fondamentali e non bisogna mai abbassare la guardia; inoltre, abbiamo imparato a lavorare in equipe, dividendoci i compiti e aiutandoci a vicenda.
In conclusione, sarebbe auspicabile che ogni studente di Medicina e Chirurgia, anche solo per una volta, provasse un’esperienza del genere, e soprattutto che la provasse prima che una persona viva metta il proprio corpo e la propria vita nelle sue mani. Per questo motivo riteniamo che l’esperienza in una dissection hall non possa far altro che arricchire il bagaglio di competenze e, perché no, anche il curriculum, di uno studente.

12837677_10208840222227491_1053071809_oIn che modo ritenete che queste competenze potrebbero essere trasferite ai colleghi che non hanno partecipato?
L’esperienza vissuta a Malta, per quanto unica ed estremamente formativa, è stata riservata, per motivi organizzativi, a solo noi 10 studenti. Nonostante nulla possa sostituire il lavoro fatto in maniera diretta sui cadaveri, lavoro di dissezione e soprattutto di osservazione accurata delle componenti anatomiche, l’avere avuto la possibilità di fotografare in vari momenti il nostro operato costituisce per noi un mezzo utile per rendere partecipi in maniera quanto più completa possibile i colleghi che non hanno condiviso con noi questa esperienza. Fare riferimento a foto e video che ritraggono le diverse fasi del lavoro è fondamentale, non solo per poter dimostrare le competenze acquisite, ma anche per mettere in evidenza la progressione con la quale ci siamo approcciati al metodo settorio, che necessita di una sequenzialità da non sottovalutare. Oltre che fornire una visione cronologica del lavoro, è anche interessante effettuare una divisione distrettuale dello stesso; motivo per cui, sia durante la permanenza a Malta che dopo, abbiamo creato delle presentazioni su PowerPoint all’interno delle quali le foto sono state raccolte sulla base di una distinzione regionale dell’Anatomia, così da rendere il tutto ancora più chiaro. Chiunque fosse interessato ha dunque la possibilità di accedere a del materiale che rispecchia pedissequamente tutte le tappe dello stage. L’obiettivo del trasferire le nozioni da noi acquisite agli altri studenti non è solo quello di invogliarli a fare esperienze di questo tipo, organizzate annualmente dall’Università di Palermo, ma ci auguriamo che anche la visione del nostro lavoro possa rappresentare una linea guida per chi, dopo di noi, deciderà di ripeterlo. Sapere come un gruppo di studenti ha lavorato può essere uno spunto per operare in maniera assolutamente sovrapponibile, oppure potrebbe essere interessante svolgere un lavoro completamente diverso per poi confrontare i risultati. Insieme a video, fotografie e PowerPoint, dati sicuramente oggettivi sull’esperienza, anche le considerazioni personali sulla stessa possono avere un peso importante, per quanto ognuno di noi abbia fatto tesoro, in maniera diversa, di questa grande opportunità.

In che modo quest’esperienza vi ha arricchiti come persone?
Questa esperienza è stata utile per definire e completare le conoscenze pregresse di anatomia umana. Ci ha messo di fronte ad una realtà: l’interazione diretta con il cadavere restituisce quella visione di insieme che spesso si perde con lo studio su cartaceo e si impone come coronamento di quest’ultimo, come momento fondamentale nel consolidamento delle conoscenze, nella comprensione della reale modalità con cui tessuti e organi si relazionano intimamente tra loro. Siamo, inoltre, entrati in contatto con gli strumenti che stanno alla base degli interventi chirurgici, affrontando un vero e proprio battesimo dell’attività manuale chirurgica, tanto sconosciuta a noi studenti. Un’esperienza che si pone, quindi, al confine tra il primo gradino della conoscenza teorica ed il successivo dell’applicazione pratica, affrancandosi quale step importante nella formazione di un medico. Ci auguriamo che queste attività divengano parte integrante del curriculum dello studente di Medicina e non restino un privilegio per pochi, perché ogni nozione teorica deve essere acquisita nella pratica.

Mariachiara Ippolito e Arianna Caracciolo hanno intervistato:
Andrea Etrusco
Leonardo Salvaggio
Fabio Torregrossa
Mauro La Bruna
Simone Cataldi
Mirco Pistone
Claudio Farina
Giulia Arrigo
Irene Gattuso
Sarah Tinaglia