La Salute Globale oltre il SISM: tre storie di ordinaria SG

In area  SCORP e si spera non solo in essa, la scoperta del vario e brulicante mondo della Salute Globale ha sempre contribuito alla “distruzione delle certezze” in coloro che vi si avvicinavano per la prima volta: chi durante un Labmond, chi partecipando a una conferenza di un pomeriggio d’ottobre, chi grazie al gruppo di persone con cui lavora. Non c’è un modo predefinito per avvicinarsi ad un argomento del genere. C’è solo un bivio, attraversato la prima volta, spesso, solo per curiosità. Dopo, niente è più come prima. L’ idea del professionista che abbiamo in mente e per cui stiamo studiando cambia. Il nostro modo stesso di affrontare la formazione cambia, o perlomeno dovrebbe.
Quando abbiamo pensato di scrivere un articolo che trattasse di questo, non ci siamo mai dati come obiettivo quello di indicare precisamente una strada a coloro che cercavano nuovi stimoli per continuare il proprio personalissimo viaggio di ricerca in questo mondo. Al contrario, ci troviamo ora a scrivere per raccontarvi che esiste un mondo là fuori che si occupa di Salute Globale spingendosi ben oltre ciò di cui si occupa la nostra associazione.
Allora ci chiederete: “Sì è tutto molto bello, ma in sostanza cosa mi state raccontando?”
Noi siamo qui per raccontarvi un pezzo di questo mondo presentandovi le esperienze  di chi ci è già passato o ci sta passando; in alcuni casi con modalità e tempi simili e sovrapponibili, in altri seguendo una strada totalmente differente.

Le interviste che andiamo a proporvi raccolgono l’esperienza di tre persone: noi due (Andrea e Giulia) e Alessandro Rinaldi, specializzando di Igiene alla Sapienza di Roma.
Pur essendo in momenti della nostra vita molto diversi, noi tre abbiamo in comune l’interesse per le tematiche della Salute Globale, l’esserci accostati a questi principi durante il nostro percorso universitario e l’esserci messi in gioco all’interno delle diverse realtà di cui facciamo parte.
Bando alle ciance, ecco le nostre storie:

(1) Qual è stato il tuo primo contatto con la salute globale?

1236459_10200491706436988_1143145577_nAndrea: Il mio primo contatto con la salute globale in realtà, l’ho avuto alle superiori. Non guardatemi male ma è così! Non nella dimensione di riflessione che portiamo avanti nei nostri lavori, ma parlando con un mio amico che incentrò la sua tesina di maturità sui determinanti di salute. Poi una volta presentatasi l’occasione con il SISM, visto anche lo stimolo di alcune persone in sede locale, l’anno scorso non ho potuto resistere alla curiosità e mi sono voluto imbarcare nell’avventura Labmond. Così sono partito per Padova. Non a caso, utilizzo una espressione molto cara ai labmondisti che è “distruzione delle certezze” per descrivere la condizione in cui mi sono trovato. Immaginate solo una persona, uno studente in questo caso, che sta iniziando il suo percorso di studi e gli viene detto che questo è incompleto e in realtà non può soddisfare del tutto la richiesta di salute della persona.
Quindi in quei tre giorni mentre mi si presentava una realtà del genere, più che parlare, sono stato in silenzio, a pensare: “Forse ne vale la pena aprirsi ed entrare in questo mondo”. Così deciso più che mai, quando c’è stata la chiamata su quellidibologna per i facilitatori della nuova edizione, ho dato la mia disponibilità a partire per questo viaggio, zaino in spalla.

Giulia: La prima volta che ho sentito parlare di SG è stato al mio primo laboratorio, quello di Prato del 2012. In quel momento è come se si fosse accesa una luce all’interno di una stanza che fino a quel momento avevo visto buia e per questo inesplorata; mi resi conto allora che questi argomenti non potevano lasciarmi ferma e uguale a prima, da allora ho cercato di fare qualcosa nel mio piccolo per continuare a formarmi e, sperimentando, far arrivare queste tematiche anche ad altre persone. Questo primo passaggio “di formazione” ha trovato respiro nelle successive diverse edizioni del Labmond in cui mi sono messa in gioco quale facilitatrice: Caserta 2013, Bologna 2014, Padova 2015 e Bressia 2016

Alessandro: Il primo contatto con le tematiche della salute globale è avvenuto durante l’organizzazione del primo laboratorio di mondialità (Roma 2007). Il principale obiettivo di quel laboratorio era quello di riflettere sulla cooperazione internazionale, nel farlo abbiamo preso contatto con alcuni esponenti dell’OISG e del CSI che ci introdussero alle tematiche della salute globale. Quando abbiamo iniziato tuttavia, non parlavamo ancora di salute globale, questo termine è arrivato almeno un paio di anni dopo. Quello che voglio dire è che, a volte, le cose prendono forma e nome facendole. Da allora ho preso parte all’organizzazione dei primi sette laboratori

(2) Quando hai sentito la necessità di attivarti in una rete/realtà? Come lo hai fatto?

Andrea: In realtà, la volontà di avvicinarmi ad una rete, è nata a partire dallo stesso Labmond. Infatti il laboratorio dal suo ultimo giorno l’ho visto sempre più come uno start per quello che sarebbe stato il mio personalissimo percorso e, se da un lato volevo mettermi alla prova come facilitatore, dall’altro volevo continuare la mia riflessione sulle tematiche di SG, soprattutto il discorso sulle disuguaglianze e la sfida della salute nelle grandi città. Perciò mi sono armato di coraggio e quando c’è stata la chiamata ad ottobre per la riunione RIISG sono partito per Roma. Qui ho capito che, dalla presentazione della rete nell’ultimo giorno di labmond mi ero fatto un’idea totalmente sbagliata, avevo capito ben poco del lavoro della rete.

10200328289754554Giulia: Come ho scritto sopra il primo spazio che ho abitato nel mio movimento è stato proprio il gruppo QuellidiBologna che segue la creazione del Laboratorio. Questa è stata la prima realtà che mi ha permesso di conoscere persone molto più formate di me e che mi ha dato l’opportunità di iniziare ad approfondire ed applicare le teorie che nel primo laboratorio mi avevano lasciata inquieta.
Dopo questo all’interno della mia realtà fiorentina è partito un gruppo di autoformazione, seguito e supportato dal professor Maciocco, che ha come obiettivo quello di proporre l’ADE “Medicina Diseguale” agli studenti di medicina dell’ateneo di Firenze. Questa esperienza si è rinnovata e riproposta nei due anni successivi, fino alla terza edizione di quest’anno, in cui abbiamo coinvolto anche studenti di infermieristica.
Negli ultimi due anni ho anche iniziato a seguire i lavori della RIISG, realtà nazionale in cui professori, specializzandi e studenti si trovano insieme per cercare di introdurre le tematiche dell SG all’interno nella formazione accademica in medicina. Questa è una realtà in cui credo moltissimo perché vedo orizzontalità di confronto e un grande potenziale nei momenti di lavoro che vengono portati avanti.

Alessandro: Ero ormai al sesto anno e con tre laboratori alle spalle. I temi della salute globale erano diventati per me gli argomenti che avevo deciso di approfondire anche a livello professionale, per questo motivo intensificai la mia collaborazione con il CSI. Durante un viaggio a Londra con loro, per assistere ad un convegno proprio sulla salute globale, rimango colpito da una sessione interamente organizzata da gruppi di lavoro attivi durante tutto l’anno sul territorio. Colgo questa ispirazione e una volta tornato a casa propongo agli amici e alle amiche che con me avevano partecipato ad altri laboratori di mondialità se avevano voglia di costituire un gruppo di autoformazione sulla salute globale. Così nacque il gruppo di autoformazione romano che qualche anno dopo divenne “medici senza camice”. Proposi l’idea di lavorare in gruppi di lavoro anche a QuellidiBologna e così il quarto labmond fu organizzato a partire soprattutto dall’operato dei neo­nati nodi territoriali.
Tra le realtà nazionali di cui attualmente faccio parte, oltre alla RIISG, ci sono la SIMM (Società Italiana Medicina delle Migrazioni), l’Università popolare, nata in seguito alla pubblicazione del libro “Medici Senza Camice e Pazienti Senza Pigiama”, la Consulta degli Specializzanti di Igiene, che favorisce il dibattito a livello nazionale su disuguaglianze e conflitto d’ interesse e il People Health Movement Italia (PHM).
A livello locale partecipo ad un gruppo di ricerca universitario sulla salute globale alla Sapienza, facilito da un anno e mezzo un gruppo di studio sulla “cura di sé e degli altri” e ho preso parte ad incontri di cura comunitaria presso una realtà occupata. Sono coinvolto inoltre in un gruppo regionale informale sul diritto alla salute e in un cantiere di rigenerazione urbana all’interno di un palazzo occupato.

(3) Come si è evoluto il tuo pensiero e la tua ricerca all’interno delle tematiche di SG?

Andrea: In realtà penso che, riguardo il mio percorso, questa domanda sia un po’ precoce, nel senso che da poco ho intrapreso questa strada e non so dove mi porterà. So solo che dopo la riunione RIISG in ottobre a Roma mi sono trovato dietro un muro, all’ombra di esso. Nonostante la facile accessibilità della rete per tutte le persone che sono pronte ad impegnarsi e mettersi in discussione, all’inizio l’impatto è forte. Partire non è certo facile, nonostante l’abbondante handover, ho impiegato diverso tempo per entrare nell’ ottica. Se devo dire ciò che mi ha spinto a non arrendermi, sono state proprio le persone all’ interno di queste realtà, dove il relazionarsi e il pensiero di coloro che ci erano già passati mi hanno permesso semplicemente, di ritagliare il mio spazio. Da li ho iniziato a ragionare non solo su quello che potessi apprendere dalla RIISG, ma anche su cosa realmente potessi dare.

Giulia: In un primo momento mi sono posta in ascolto e ho cercato di mettermi in gioco là dove sentivo di potermi esporre. Negli ultimi due anni sento che queste teorie hanno bisogno di uscire dalla formazione teorica ed applicarsi in momenti di formazione e sperimentazione più pratica. Mi sto sempre più rendendo conto di come prendere coscienza di determinati meccanismi che influiscono sulla salute di una popolazione non possano lasciare indifferenti e immobili le persone, servono spazi di applicazione in cui gli studenti possano mettersi in discussione in prima persona e possano toccare con mano quanto queste macro-teorie riescano a fare la differenza nel relazionarsi all’interno delle micro-realtà che ci ritroviamo ad abitare quotidianamente.

914026_299002430234358_39337168_oAlessandro: Grazie soprattutto alle esperienze accumulate durante l’organizzazione dei labmond e quelle del gruppo di autoformazione decisi di fare la specializzazione in Igiene per potermi dedicare interamente a queste tematiche, come poi è effettivamente è stato. Ho fatto la mia tesi di laurea sulla medicina delle migrazioni e una volta entrato in specializzazione a Roma, insieme ai Prof Tarsitani e Marceca, e un’altra amica di avventure, anch’essa specializzanda e membro del gruppo di autoformazione in salute globale, ho fatto ricerca su queste tematiche animando soprattutto l’aspetto di formazione e approfondimento. Ad oggi, sono riuscito a coniugare le esperienze e le riflessioni fatte con delle attività pratiche rivolte alla comunità e soprattutto alle fasce di popolazione marginali. Ho combinato i princìpi propri della salute globale con quelli della promozione della salute e la gestione dei gruppi.

(4) Quali solo le tue prospettive future? Qual è il cambiamento che vorresti vedere nella società che stiamo vivendo?

Andrea: In realtà vista la situazione attuale le cose che mi propongo o che penso di volermi proporre sono veramente tante dalle più vicine alle più lontane. Dalle più vicine che sembrano semplici, ma in realtà non lo sono, continuare a seguire la mia fame e curiosità di SG nella RIISG perché penso che sia qualcosa che mi abbia veramente dato un altro punto di vista su cose per cui prima ero cieco. Si aprono diversi filoni su ciò che può essere, su quello che posso fare come membro della rete e ciò che posso portare e ricevere da altre realtà.
Guardando un po’ più in là, ma molto in là, spero di riuscire a diventare un buon medico.
“Grazie”, direte: “ diventare un buon medico significa tutto e niente”; non posso darvi torto.
In realtà non posso ancora dire cosa sia per me un buon medico perché io stesso non lo so. Vi darei una risposta preconfezionata.Io penso che solo tramite l’ evoluzione del pensiero, che mi guiderà nelle esperienze che spero di poter fare,arriverò forse ad una risposta. Per adesso mi limito a camminare sulla mia strada.

Giulia: Nel mio futuro personale spero di riuscire a diventare un medico che sa prendersi carico delle persone nella loro complessità, nel futuro del mio intorno sociale spero che l’entusiasmo e l’energia che le persone e i gruppi con cui lavoro si portano dietro possano risuonare in un intorno sempre più ampio e generare piccoli cambiamenti e domande e curiosità. Faccio fatica ad immaginarmi grandi cambiamenti frutto del mio lavoro, ma credo fermamente nelle persone con cui mi confronto tutti i giorni, credo davvero che nel nostro piccolo possiamo riuscire a portare avanti qualcosa di vero e sincero, che l’energia viva di questi gruppi possa generare muovi movimenti e nuove azioni.

Alessandro: A luglio finirò la specializzazione e non so prevedere con esattezza quello che succederà dopo. Rispetto alla seconda domanda, ho scelto di non credere più in cambiamenti futuri né nell’avvento di società migliori, e non credo soprattutto a chi si arroga il diritto di professare un cambiamento. Ho scelto di credere e di vedere i piccoli cambiamenti. Ho scelto di credere nelle persone e nell’imperfezione che le contraddistingue e che ci contraddistingue. Credo nel dialogo e nell’amore che può dischiudersi da relazioni autentiche tra persone. Nella mia pratica quotidiana cerco di applicare tutto questo. La società nella quale viviamo e la società che noi siamo, qualunque cambiamento si possa sperare, io credo non possa prescindere dal confronto e dal dialogo con gli altri. Qualunque idea di società una persona abbia, credo sia necessario metterla alla prova della realtà, metterla in condivisione con le idee di altre persone; così facendo questa idea cambia, si modifica e così pure quelle delle altre persone. Questo è il cambiamento che voglio vedere, è lo sto già vivendo. Diffido ormai da chi si propone con idee di società e cambiamenti salvifici e che ha la presunzione di credere che la sua è l’idea e non un’idea; diffido di chi parla molto e in maniera difficile e non riesce a comunicare in maniera semplice attraverso le proprie azioni. Credo nella pazienza e nella fatica dell’ascolto. Credo negli altri e nella loro possibilità di contraddirsi, e anche nella mia.

Le tre interviste che vi abbiamo proposto evidenziano come le strade che si possono intraprendere nell’accostarsi alle tematiche della Salute Globale siano tanto diverse quanto personali. Non vogliono dunque porsi quali esempi da seguire quanto piuttosto essere delle narrazioni personali che speriamo possano stimolare curiosità e intraprendenza tra quanti di voi hanno la curiosità di iniziare, o hanno già iniziato, un percorso di formazione e approfondimento su queste tematiche.

Andrea Berti, SL di Ferrara
Giulia Nizzoli, SL di Firenze
Alessandro Rinaldi, Medico Specialista in formazione Università di Roma La Sapienza