Research Exchange: Tunisi

DSC_6730Il mese passato a Tunisi – Marzo 2016 – è stato molto intenso, frenetico per certi versi: la mattina, dal lunedì al venerdì, sempre impegnata, il pomeriggio in giro da turista e la sera a casa o a far festa in club con vasta offerta di vino. Oltre alla prevalente attività laboratoriale, ho passato delle ore anche all’ ospedale  “Charles Nicolle” presso il Servizio di Malattie ereditarie e congenite, dove ho potuto assistere a consultazioni familiari,  follow-up in casi di ritardo mentale, trisomie 21, sindromi di Turner, Klineferter, Williams. In questo paese sono molto frequenti, soprattutto tra le generazioni passate, i matrimoni tra consanguinei, con le note conseguenze: malattie recessive quali l’anemia falciforme, individuata soprattutto in diagnosi prenatale, ritardi mentali in più figli della stessa coppia e altri rari casi su cui ricercare.

Nel laboratorio di genetica ho finalmente visto in pratica moltissime tecniche studiate o nuove per me: PCR, DSC_0491sequenziamento Sanger, genotipizzazione, elettroforesi su gel, estrazione di DNA o RNA da tessuto fresco o fissato in paraffina e successive fasi ovvero verifica della purezza e dosaggio del campione estratto con spettrofotometro. Abbiamo letto molti articoli scientifici inerenti il campo di ricerca del team in cui ero  inserita: mutazioni/modificazioni epigenetiche a livello di vari geni (soprattutto fattori trascrizionali) implicati nella  cancerogenesi colon rettale, mammaria e dello sviluppo embrionale.

Ho legato moltissimo con i ricercatori che mi  hanno portata fuori a cena e fatto un sacco di regali prima della mia partenza: chili di pasticceria tipica, oggettistica pregiata dalla Medina di Tunisi, dolci fatti in casa.

Ho trovato la Tunisia molto diversa da come la dipingevano i media, non mi sono mai sentita in pericolo. La gita in 4×4 nelle oasi del deserto organizzata dal mitico LEO Oussema è stata incredibile: 1600 km in soli 3 giorni. Nonostante fossimo tre studenti di medicina (un ragazzo bresciano, un tedesco ed io), le massime istituzioni tunisine hanno messo in moto gli apparati statali per la nostra tranquillità e sicurezza. I Ministri della Difesa e del Turismo erano informati dei nostri spostamenti. Un mezzo di polizia ci ha anche scortato da Tataouine, dove dormivamo, a Ksar Ghilane. Impossibile soggiornare in hotel o varcare l’ingresso di molte città interne senza passaporto. I controlli di polizia con metal detector non erano soltanto alla dogana portuale, ma in qualsiasi centro commerciale e supermercato. I recenti attentati terroristici hanno molto colpito le persone… Selma, la sorella della mia host, non riusciva a spiegarsi come dei tunisini potessero uccidere dei connazionali col solo pretesto religioso. Al museo del Bardo hanno anche commemorato le persone rimaste uccise con dei mosaici raffiguranti le vittime dell’attentato del 18 marzo 2015, ed è stato emozionante guardare i loro volti, molto realistici.

Non ho trovato troppe differenze tra Tunisi e Palermo, la città da cui provengo: sicuramente guidano peggio, mangiano più piccante, credono in Allah e i matrimoni durano una settimana con una media di 400 ospiti ma, per il resto, mi sono subito sentita in un habitat familiare. La mia famiglia ospitante era straordinaria: durante il mio soggiorno mi hanno perfino lavato i vestiti, cucinato tutti i piatti tipici, con tanto di lista scritta delle pietanze, preparato la colazione, portato ovunque necessitassi, se potevano, con le auto a disposizione e aspettano il mio ritorno a Tunisi in vacanza!

13054915_10209632197269899_1853434768_oL’ASSOCIA-med tiene moltissimo ai suoi incomings ed è molto diverso il trattamento loro riservato lì, rispetto a ciò che facciamo con la mia Sede Locale di Padova. La quota versata per la clerk non si limita ad essere ricambiati con alloggio e mezza pensione con colazione, ma coprono, a discrezione dello studente, qualsiasi pasto e necessità, dato che la famiglia ospitante selezionata con apposita graduatoria, ha il dovere di prendersi cura a 360 gradi dello studente ospite. Per questo vorrei comunque ringraziare tutti i membri della famiglia e in particolare la mia host Sarra che si è occupata di me con una cura a volte imbarazzante !

Ho avuto la dimostrazione che lo street food l’hanno, dopotutto, inventato gli arabi: mangiano tanto, troppo! Ho adorato la loro cucina… dalle “insalate” come la Slata Mechouia, bomba di piccantezza sott’olio, al Cous Cous che ho imparato a cucinare, al Lablabi di ceci.  Le varie colonizzazioni comuni tra Sicilia, paesi del nord Africa e Turchia hanno lasciato il segno.

La lingua tunisina è molto diversa dall’arabo letterario, che nessuno usa per comunicare in Nord Africa: ciascun paese possiede il proprio “dialetto”, ma fortunatamente quasi tutti, eccetto le persone davvero povere e non scolarizzate, parlano francese. L’inglese è ancor meno diffuso e riservato agli studenti universitari e al mondo scientifico, che in Tunisia vanta moltissime eccellenze anche formatesi all’estero.

Ho avuto, per esempio, occasione di partecipare a un’attività della SCOME, un pomeriggio di formazione tenuto da ottimi insegnanti diviso in tre sessioni:  palpazione mammaria, puntura lombare, sondaggio vescicale. Un piccolo , e dunque molto seguito, gruppo di studenti, aperto anche alle matricole, poteva imparare queste semplici manovre manuali grazie a dei manichini molto realistici provenienti dalla Cina.

Per quanto riguarda la città di Tunisi, per quanto sia bella, è molto caotica e spostarsi la sera, se non conosci nessuno e non hai un’auto, può diventare un problema, perché è sconsigliato prendere il taxi. In scambio questo non accade: quando uscivo ero sempre in auto con Oussema, Sarra o le sue amiche disponibilissime . Il taxi rimane comunque un servizio capillare alternativo all’affollato “Metro”. Ho imparato che per prenderne uno bisogna pazientare ed è uno dei motivi per cui, almeno nei luoghi di lavoro che io ho frequentato,  i ritardi sono molto tollerati. I taxisti sono affidabili al 100% con tanto di targa del ministero dei trasporti, ma a volte antipatici e con poca voglia di lavorare, soprattutto nelle ore di punta.

Per un turista fare un giro dentro la Medina – il centro storico – può tradursi in un assalto di venditori accattivanti, ma se si gira accompagnati da persone del posto si fanno ottimi acquisti!

Voglio concludere questo racconto parlando di un altro incredibile fine settimana, organizzato da noi soli stranieri: bus dalla “Gare du Nord” verso Tabarka al confine con l’Algeria, meta marittima del turismo tunisino e di ritorno, per raggiungere poi Bizerte, città poco a nord di Tunisi. Un paradiso di serenità tra mare e montagna la prima e una vivissima città portuale la seconda. Il trasporto in bus ha riservato molte sorprese, come l’incertezza di avere un posto a sedere e la durata dello stesso, dato che alla biglietteria nessuno parlava lingue che non fossero il tunisino! Lo spirito di adattamento non mancava a  nessuno di noi e ci siamo divertiti un sacco, oltre che rilassati.

Spero di essere riuscita a trasmettere almeno un po’ delle emozioni che questa straordinaria esperienza culturale, culinaria e sociale mi ha lasciato dentro.

Ps. GO TO TUNISIA!

Greta Panzarella