Vi consiglio: “Priscilla, la regina del deserto”

10407833_1585704344980620_5388641904376468544_nIl diciassette maggio ricorre la Giornata internazionale contro l’omofobia, bifobia e transfobia, al fine di sensibilizzare e prevenire i fenomeni di odio e intolleranza definiti propriamente coi termini di omofobia (avversione nei confronti delle persone omosessuali e dell’omosessualità), bifobia (avversione nei confronti delle persone bisessuali e della bisessualità) e transfobia (avversione nei confronti delle persone transessuali e transgender).
Le avversioni possono manifestarsi sotto forma di pregiudizi che portano a non conoscere e non capire molte situazioni lontane dalla realtà del singolo, ma anche sotto forma di gesti violenti, che turbano l’equilibrio fisico, psichico e sociale della persona discriminata.
La prima Giornata internazionale fu indetta nel 2007, e solo nel 1990 l’omosessualità fu rimossa dalla lista delle malattie mentali nella classificazione internazionale delle malattie psichiatriche pubblicata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità: questo fa capire abbastanza bene il fatto che molti preconcetti e concezioni infondate sono state riconosciute come tali solo recentemente, quindi l’informazione, come sempre, può portare a una nuova e migliorata conoscenza delle cose.

Le arti spesso si prestano molto volentieri ai messaggi di sensibilizzazione e, se sono di grande portata come per esempio il cinema e la musica, è molto facile che tale messaggio possa essere quantomeno ascoltato, per poi innescare – si spera – il processo che conduce a nuove riflessioni.

A tal proposito voglio consigliarvi un film che mi è molto piaciuto perché, sia pure con un tono leggero e scansonato, mostra delle realtà che spesso vengono confuse tra loro e si lascia molto spazio ai sentimenti dei personaggi. Il film ben si presta a essere letto in “chiave SCORA”, inoltre.

Il film di cui parlo è Priscilla, la regina del deserto, diretto da Stephan Elliott con protagonisti Terence Stamp (nei panni di Bernadette), Hugo Weaving (che interpreta Mitzi) e Guy Pierce (nel ruolo di Felicia), vincitore del premio Oscar 1995 per i migliori costumi. Da questo film è stato tratto anche un musical, consigliatissimo anch’esso.

Bernadette Bassenger, Mitzi Del Bra e Felicia Jollygoodfellow sono una transessuale e due drag queen che si esibiscono nei gay bar di Sydney e che si ritrovano al funerale del compagno di Bernadette. Da lì decidono di partire per uno spettacolo in un albergo di cui l’ex moglie di Mitsi – il cui vero nome è Anthony, ma tutti lo chiamano Tick – è la direttrice, viaggiando su un torpedone che chiamano “Priscilla, la regina del deserto”. Percorrendo in largo l’Australia varie vicissitudini si intrecciano tra Bernadette, Tick e Adam (il vero nome di Felicia): conoscono anche Bob, un meccanico di ampie vedute che si innamora di Bernadette e Tick rivela di avere un figlio, con cui cercherà di stabilire un rapporto, raccontandogli chi è veramente.

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Bernadette, Felicia e Mitsi in una scena del film.

In questo film vengono mostrate alcune figure che fanno parte della comunità LGBTQIA e che, a un occhio esterno, appaiono tutte uguali, ma ciò non risponde affatto al vero.
Bernadette prima fenotipicamente era un uomo, ma si è sempre sentita una donna e ha scelto di operarsi per essere anche nell’aspetto la donna che ha sempre sentito di essere: Bernadette è una persona transgender male to female ovvero un uomo che diventa donna (perché si è sempre sentita tale).
Mitsi e Felicia sono due uomini che per spettacolo si travestono da donne: sono delle drag queen. Nell’immaginario comune una drag queen corrisponde necessariamente a una persona transgender o transessuale, ma così non è; non sono nemmeno necessariamente gay, bisessuali o altro.
Essere una persona transgender non è ridotto solo all’indossare vestiti tipici del genere opposto, questa è un’identità permanente che accompagna le persone transgender per tutta la vita, ne consegue che il travestirsi può essere una caratteristica dei transgender, ma non quella principale. Allo stesso modo, essere un travestito, una drag queen o drag king (il contrario delle drag queen ovvero donne che si vestono da uomini per spettacolo) non significa identificarsi con un genere diverso da quello biologico, spesso ci si traveste per puro divertimento: le drag queen e i drag king spettacolarizzano e rendono arte quello che viene definito crossdressing. Quest’ultimo è soltanto l’abitudine di indossare abiti, in pubblico o in privato o in entrambe le circostanze, che nei contesti socio-culturali generali sono del genere opposto al proprio; questo atteggiamento non denota necessariamente l’identità di genere e l’orientamento sessuale della persona, quindi non si ascrive obbligatoriamente né all’omosessualità, né all’essere transgender, né altro. Per esempio Bernadette è sì transessuale, ma è eterosessuale perché apprezza gli uomini (l’orientamento sessuale delle persone si considera facendo riferimento al sesso che sente la stessa, non quello con cui si nasce): secondo questo pregiudizio avrebbe dovuto apprezzare le donne e così non è. Tick e Adam apprezzano gli uomini, ma sono e si sentono uomini. Il personaggio di Mitsi invece è ricalcato su una drag queen davvero esistente: Cindy Pastel.

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Tick e Adam (a sinistra e al centro) senza i loro costumi di scena.

La conoscenza di Bob il meccanico permette ai nostri eroi di avere un amico che adora la loro arte, ma ancor di più una figura che, a differenza della gente del paesino presso cui sono costretti a sostare, non li guarda con occhi diffidenti e carichi di odio, che si traduce in gesti omofobici nei confronti di Adam che viene brutalmente malmenato da un gruppo di uomini che avrebbe potuto fargli ancora più male se non fosse giunto Bob; Adam resta scottato da quella brutta esperienza e grazie all’interpretazione di Guy Pierce riusciamo a vedere la paura e la sofferenza negli occhi di Adam.

Bernadette mostra un lato molto dolce, quello di una donna che ha appena perso un uomo che aveva amato e che l’aveva ricambiata appieno, è una donna che conserva il ricordo del defunto, ma che non si sarebbe mai aspettata di tornare ad amare così presto e soprattutto di conoscere un uomo che non ha pregiudizi e che la apprezza per quello che è: una persona. La paura di essere rifiutata, o peggio, di essere abbandonata successivamente da Bob mentre il sentimento tra i due cresce, è molto palpabile, e anche grazie a queste emozioni contrazioni Bernadette ci appare molto umana. Inoltre lei non perde mai occasione per difendere la sua dignità e quella dei suoi amici, anche per mezzo delle parole e delle sue azioni, è una donna combattiva e al contempo protettiva.

Tick ha invece paura di Benjamin, suo figlio: il bambino non sa che suo padre è una drag queen e teme che rivelargli la verità portebbe portare a odiarlo.
Benjamin però dimostrerà di essere molto maturo e le parole dette a Tick gli riscalderanno il cuore oltre a permettergli di essere più sereno nella vita di tutti i giorni. Nel dialogo tra padre e figlio c’è tanta tenerezza e bontà: se Tick pensava che sarebbe stato respinto e non capito, le parole di Benjamin lo convincono di quanto egli si sbagliava.
Il rapporto di Tick con Shirley, la sua ex moglie, è molto positivo, non vi sono rancori o dissapori tra loro, con tutto che si sono lasciati (i motivi sono spiegati nel film), riescono a essere e a diventare – nel caso di Tick – dei buoni genitori che cercano di non far mancare mai nulla a Benjamin, specie sotto il profilo affettivo.

Questo film è in aggiunta accompagnato da musiche che nell’immaginario collettivo e anche della pop culture sono associate alla libertà e all’estro della comunità LGBT come per esempio I will survive di Gloria Gaynor, Mamma mia degli ABBA, Shake your groove thing dei Peaches and Herb: queste canzoni sono unanimamente riconosciute come “icone del mondo gay” e vogliono presentare, con brio e divertimento quanto sanno essere trascinanti nei loro spettacoli Bernadette, Mitsi e Felicia, ma non solo.
Questa pellicola dai colori sgargianti – che possiamo trovare a partire dai loro abiti fino ad arrivare a quelli di Priscilla – riflettono quelli delle loro anime, perché sono persone che hanno scelto di essere chi volevano essere per davvero, riuscendoci, nonostante le tante difficoltà incontrate ogni giorno.
E quando si riesce a vivere come si desidera il mondo non è solo bianco o nero, ma si tinge di ogni tono dello spettro cromatico; possono però diventare colori ancora più brillanti se tutta l’umanità riesce a combattere l’ombra dei pregiudizi derivati dall’ignoranza.


Barbara Zimotti