Perché avere un Policy sul rapporto tra SISM e Case Farmaceutiche ed esserne felici

Anche questo mese parliamo del rapporto fra SISM e Case Farmaceutiche attraverso le parole di Marta “Carta” Caminiti, Coordinatrice Nazionale del Workshop sul Conflitto d’Interessi, che ci spiegherà ed illustrerà il punto di vista associativo su una questione tanto importante quanto spinosa che riguarda ogni studente in Medicina.

COI Marta“Il Policy non è uno spazio libero, il Policy è partecipazione” (semi-cit.)

Nel 2015, il SISM ha rinnovato il suo Policy sul rapporto con le Case Farmaceutiche, un documento che ha segnato una forte crescita della nostra associazione sul piano deontologico ed intellettuale, rendendoci un esempio di etica medica e protagonisti italiani dell’advocacy sui temi del conflitto di interessi. Questo documento non è tuttora tra i più conosciuti, e a volte viene ridotto ad un ingombrante pezzo di carta che impedisce sadicamente alle Sedi Locali di ricevere ricchi finanziamenti o di partecipare ad imperdibili eventi sponsorizzati. È molto più di questo: scopriamo insieme cosa sia davvero questo Policy Statment…vedrete: gli vorrete bene anche voi!

Il Policy Statement è un documento associativo che analizza una problematica cara al SISM, ne spiega le dinamiche più importanti e le implicazioni che ne derivano e, in base a queste premesse, stila delle linee guida di comportamento per i membri dell’associazione. Questo documento è nato da un percorso formativo e dalle riflessioni di soci che, seguendo i principi etici del SISM e dell’Ars Medica, hanno creato uno strumento chiaro che coniuga i principi dell’associazione con le difficili contingenze professionali, sociali e politiche del mondo in cui viviamo. Come dire: non ci accontentiamo di dire che il SISM crede nella Salute quale diritto fondamentale dell’uomo, di riconoscere come scopo primario quello di fornire contributi qualificanti alla formazione accademica degli studenti e che il medico sia tenuto a collaborare all’eliminazione di ogni forma di discriminazione in campo sanitario; noi decidiamo di scrivere un documento, semplice e conciso, che dia delle indicazioni su come rendere questi principi attuabili nella nostra vita da studenti e nella pratica medica.

Perché si è sentita la necessità di scrivere un Policy proprio sul rapporto tra SISM e Case Farmaceutiche?

Perché lo studente di Medicina, componente della futura classe medica, inevitabilmente sarà chiamato a confrontarsi con l’industria del farmaco durante il suo percorso e, senza un’adeguata formazione, le implicazioni di questo rapporto possono risultare poco chiare.

Accetto una penna in omaggio?
Partecipo ad un convegno sponsorizzato?
Prescrivo un determinato farmaco?

L’incontro con l’industria ci può far cadere in una situazione conflittuale, che dobbiamo imparare a riconoscere e a gestire. Quando si parla di conflitto di interessi, si parla di un insieme di condizioni in cui il giudizio professionale concernente un interesse primario tende ad essere indebitamente influenzato da un interesse secondario.

Qual è l’interesse primario del medico e degli studenti di medicina?
La salute delle persone.
Quali possono essere degli interessi secondari che possono influenzare la nostra pratica medica? Soldi, beni materiali, carriera
. Diverso, invece, è il discorso per l’industria farmaceutica: si tratta di una azienda, sottoposta quindi alle leggi del Mercato, che ha come interesse primario quello del profitto. Queste industrie non vanno demonizzate a prescindere, sappiamo tutti che ruolo cruciale abbiano i farmaci nella nostra pratica medica e nel trattamento delle patologie; allo stesso modo però, non dobbiamo mai dimenticare che l’interesse primario del medico diverge da quello dell’industria. Citando l’art.4 del Codice di Deontologia Medica, “l’esercizio professionale del medico è fondato sui principi di libertà, indipendenza, autonomia e responsabilità. Il medico ispira la propria attività professionale ai principi e alle regole della deontologia professionale senza sottostare a interessi, imposizioni o condizionamenti di qualsiasi natura”: senza cedere, quindi, agli interessi secondari.

In che modo le Case Farmaceutiche perseguono il loro obiettivo di profitto?

Le più potenti industrie del mondo (identificabili con il termine “Big Pharma”) hanno un ruolo determinante nell’ostacolare l’accesso alle cure nei paesi in via di sviluppo (PVS): attualmente quasi un terzo della popolazione mondiale, ovvero 2 miliardi di persone, non ha accesso a farmaci essenziali, per il costo insostenibile dei farmaci e il mancato impegno nella ricerca di nuovi farmaci per patologie che affliggono particolarmente i PVS. Big Pharma, infatti, domina il panorama della ricerca internazionale, indirizzandola alla produzione di farmaci non innovativi e quindi privilegiando il mercato delle patologie croniche occidentali, che è molto più remunerativo; al contrario vengono dimenticate tante patologie che affliggono i PVS (Neglected Diseases) per le quali, nonostante esista una cura, non viene prodotto alcun farmaco perché considerato poco remunerativo. Le Case Farmaceutiche spendono per il marketing un terzo del loro bilancio, il doppio di quanto investono in ricerca e innovazione, e in queste spese rientrano i soldi investiti in tutti i gadget, ovviamente con logo ben in vista, che noi tanto adoriamo. I regali di qualsiasi natura o valore inducono in chi li riceve sentimenti di riconoscenza e reciprocità (consapevole o inconscia); quindi ricevere questi regali determina nei medici un aumento complessivo della prescrizione di particolari farmaci, minore prescrizione di medicinali bioequivalenti (i generici, per intenderci) e propensione all’uso di farmaci nuovi e più costosi ma meno efficaci quindi accettandoli si alimenta questo circolo vizioso di investimento di risorse economiche in marketing a discapito del settore della ricerca.

Perché questo grande investimento in marketing?

Se l’azienda farmaceutica ha deciso di investire del denaro nella distribuzione di un materiale sponsorizzato o nell’organizzazione di un evento, si aspetta che questo investimento possa darle un qualche tipo di tornaconto; citando un vecchio detto “Chi paga il flauto, decide la musica”: distribuire gadget marcati, pagare uno speaker ad un congresso, finanziare libri di testo, sponsorizzare convegni etc. sono tecniche che, utilizzando uno spettro che va dai piccoli regali a grandi compensi, permettono all’industria di sedurre la classe medica; i nostri camici diventano una pubblicità ambulante di questo o quel farmaco, e i nostri eventi formativi si depauperano di contenuti e si riempiono di messaggi promozionali. Lasciare che queste dinamiche si inseriscano all’interno dei nostri spazi formativi corrisponde a fare in modo che interessi secondari influenzino il nostro interesse primario di studenti di medicina e futuri medici: ricevere una educazione scientifica il più obiettiva possibile, che abbia come scopo primario il raggiungimento della migliore cura per il paziente.

Come facciamo in questo contesto ad applicare nel quotidiano i nostri principi etici e deontologici diCOI2 “libertà, indipendenza, autonomia e responsabilità”?

La via è indicata dal Policy. Prendiamo infatti la decisione forte, come associazione, di non accettare finanziamenti o sponsorizzazioni dall’industria farmaceutica, di evitare l’accostamento del logo del SISM a quello dell’ industrie e di creare momenti formativi e di advocacy su queste tematiche.

Perché quindi il Policy non è un limite, bensì una salvezza? Perché salvaguarda la nostra libertà associativa di pensiero, di scelta e di azione; perché ci permette di non ridurci a sponsor inconsapevoli; perché ci fa essere padroni della qualità e dei contenuti delle attività e degli eventi di formazione che organizziamo per noi e per tutti i nostri soci.

Chiediamoci se sia davvero un sacrificio così grande non partecipare come SISM ad un evento sponsorizzato dalle case farmaceutiche: come possiamo invitare i soci a partecipare ad un evento di cui non possiamo garantire la limpidità dei contenuti? Come possiamo aggiungere il nostro logo e renderlo complice di rendere ancora più “appetibile” una conferenza organizzata con un fundraising non etico? Non possiamo, non dobbiamo sponsorizzare un evento che non vorremmo esistesse. Diamo un segnale forte, espressione della nostra etica associativa, di quanto sia importante per la comunità scientifica slegare i momenti di formazione dai finanziamenti dell’industria, diamoci la possibilità di ricevere una istruzione continua di qualità, senza doverci chiedere ad ogni intervento: “Ma questo è stato pagato per dire queste cose?”.

“E se il mio professore non gradisse la mancata collaborazione del SISM a quella conferenza sponsorizzata?”
Niente paura, per fortuna c’è il Policy! Documento alla mano, possiamo spiegare le motivazioni etiche per le quali il SISM ha preso questa decisione e sensibilizzare anche i medici  con cui lavoriamo su queste tematiche:  daremo così un forte segnale che indichi la strada verso un fundraising etico, verso la libera informazione, verso la responsabilità professionale.
Possiamo dunque accompagnare i nostri ideali a delle azioni mirate di advocacy, partendo dalla base solida di un documento esaustivo, conciso e chiaro, facilmente consultabile anche da partner esterni!

COI.pngSembra impossibile pensare di cambiare il mondo da soli?

In realtà, non siamo affatto i soli in Italia e nel mondo a trattare queste tematiche: ci sono associazioni che, come il SISM (No Grazie Pago io, UAEM, Medsin UK, Troupe du RIRE et altre.), si impegnano a creare degli esempi virtuosi, in un periodo storico in cui la legge del profitto sembra invece regnare sul diritto alla salute e all’accesso alle cure. Alla General Assembly dell’IFMSA (International Federation of Medical Students’ Association, l’associazione internazionale degli studenti di medicina di cui il SISM fa parte), ho potuto appurare come molte nazioni guardino con ammirazione alla nostra esperienza riguardo le tematiche del conflitto di interessi, e come considerino la nostra formazione e la creazione un Policy, ben scritto come il nostro, come un obiettivo da raggiungere: da questo punto di vista, siamo un’eccellenza internazionale
Essere liberi non vuol dire non avere regole da seguire, ma poter scegliere attivamente da che parte stare: aver scritto quelle linee guida nel Policy, ci rende più liberi che mai.
Siate dunque portatori sani e fieri di Policy sul rapporto tra SISM e Case Farmaceutiche: è fondamentale che il nostro giudizio rimanga integro e non influenzato da elementi esterni che distolgano noi futuri medici dal nostro obiettivo: essere i custodi ultimi del diritto alla salute, secondo i principi di libertà, indipendenza, autonomia e responsabilità.

Marta Caminiti