Iran: una terra di opposti

11178223_10206649504500084_3285909219417346502_nDurante l’ultimo anno l’Iran è stato spesso al centro dell’attenzione dei media internazionali: la fine delle sanzioni, le tensioni con Israele e l’Arabia Saudita, la svolta progressista di Rouhani  in pochi vedono  il vero potenziale di questo Paese. Pertanto, visto che potrebbe anche essere d’aiuto, ho deciso di raccontare la mia esperienza in Iran.

Questa è una terra di opposti: dalla desolazione dei deserti al caos di Teheran con i suoi 8 milioni di abitanti, dall’opulenza della Persia degli scià alla silenziosa maestosità delle rovine di edifici costruiti all’epoca di Ciro e Serse. Alterna silenzio e musica, giornate roventi e notti gelide, mercanti astuti nel labirinto dei Bazar e gentilissimi contadini che ti ospitano senza chiedere nulla in cambio, solo per il piacere di avere conosciuto un europeo e poterlo raccontare agli amici.
Prima di partire assicuratevi di essere pronti ad apprezzare tutti questi contrasti e sfumature.

Raggiungere l’Iran non è esattamente una passeggiata: mi è occorso un visto per il quale erano richieste le mie impronte digitali, da rilasciare presso l’Ambasciata a Roma, poi assicurazioni, difficoltà nel contattare i colleghi di Teheran (il governo iraniano oscura Facebook e internet funziona male un po’ in tutto il paese). In aggiunta ho anche deciso di rimanere oltre i 30 giorni del visto, quindi in viaggio ho anche dovuto affrontare la burocrazia persiana (che in quanto a tempistiche non è da meno ala nostra!).

Una volta laggiù però, ho capito quanto sia valsa la pena di fare tutti questi sforzi. Gli iraniani sono persone squisite, 11214250_10207937114329525_7482139977049954336_ndi una gentilezza e ospitalità davvero straordinarie. Grazie alla loro disponibilità ed apertura verso lo straniero hanno  abbattuto qualsiasi intoppo e barriera linguistica, armati di tanta calma e litri di te (a cui non si può dire di no!).
I nostri coetanei sono molto diversi dalla generazione che li ha preceduti, quella della Rivoluzione: parlano inglese, rispettano tutte le culture, sono stanchi degli stereotipi che li bollano come primitivi e retrogradi. Vogliono conoscere il mondo, scoprire l’altro, hanno fame di tutto ciò che gli è stato precluso per troppo tempo.

La vita in dormitorio era abbastanza spartana, ma caratteristica: per letto un tappeto, una coperta ed un cuscino, bagni “alla turca”, cibo invitante e compagni rumorosi.
L’ospedale era piuttosto all’avanguardia. I medici di ruolo raramente parlavano inglese, a differenza di specializzandi ed interni. Tutti comunque erano disponibili ad aiutare ed insegnare come meglio potevano, garantendomi la possibilità di assistere e di svolgere a mia volta attività pratiche di vario tipo.

Scoprire poi il paese è abbastanza semplice ed economico. Personalmente consiglio di sfruttare le corriere che partono a tutte le ore del giorno. Viaggiare di notte comunque ha un duplice vantaggio: da un lato consente di ottimizzare il tempo (gli spostamenti possono durare anche 13 ore), dall’altro permette di apprezzare il fascino dei deserti e delle montagne persiane illuminate dalla luna.13397073_10209599630011378_722889538_o

Un’immagine, al di la di tutte le meravigliose esperienze vissute in questa terra, mi resterà più cara: sorseggiare con una famiglia di Isfahan il te della sera, sdraiati su un tappeto nella Meidan-e Emam, sotto la splendida cupola della moschea dello Scià.  Accompagnati dalle facce incuriosite di bambini e passanti, dal profumo dei narghilè e dal caos del vicino bazar. Avremmo potuto continuare a raccontarci le nostre vite così diverse per altre Mille e una Notte.

Andrea Santangelo