Etica in Pratica

IMG-20160904-WA0006Primo semestre del secondo anno, lezione di Antropologia Medica, una mattina di qualche anno fa: durante una discussione a proposito del peso che ha nel contesto sanitario l’incontro tra più culture, un ragazzo prende la parola per sostenere la sua posizione, figlia della passione per la medicina nella sua accezione più positivista: “se mi trovo davanti un paziente che necessita di una trasfusione, e la rifiuta perché la sua religione glielo impone, io la faccio lo stesso perché la mia etica professionale impone a me di salvargli la vita!”

Questo episodio non viene citato per crocifiggere lo slancio del nostro compagno che era davvero in buona fede (scusaci!), ma ha segnato forse un punto di svolta nel nostro percorso dentro la facoltà perché per la prima volta ci siamo trovati, noi studentelli alle prime armi, intrisi di formule chimiche e di nozioni anatomiche, ad affrontare dentro un’aula universitaria la questione dell’etica medica. E’ un concetto che ci riguarda molto da vicino: se per “etica” intendiamo “l’insieme di norme di condotta pubblica e privata che, secondo la propria natura e volontà, una persona o un gruppo di persone scelgono e seguono nella vita o in un’attività” (Libro Bianco di ISPE), per etica medica si intende nello specifico l’ “attività analitica che intende esaminare criticamente i concetti, gli assunti, le credenze, gli atteggiamenti, le emozioni, le ragioni e gli argomenti sottostanti al processo decisionale medico-morale” (Gillon, Philosophical Medical Ethics, 1985).  Non dovrebbe quindi essere il frutto solo della propria coscienza (quella è l’etica individuale, che pure è importante!), ma piuttosto di un continuo lavoro di critica e autocritica da parte di tutti coloro che per lavoro si dedicano alla salute di altre persone.

L’idea che in medicina un codice etico sia da affiancare alla dottrina scientifica nasce in sostanza con la medicina stessa grazie al Giuramento di Ippocrate, che pur essendo antico e molto discusso è tuttora alla base del Codice di Deontologia Medica. Oggi torna ad essere di vivo interesse, dopo essere passata per alcuni decenni in secondo piano per via dell’entusiasmo suscitato dalle scoperte scientifiche che hanno rivoluzionato la medicina nello scorso secolo; numerose sono state le conferenze dedicate all’etica negli scorsi anni, e da esse provengono importanti documenti ora in vigore come la European Charter of Medical Ethics (Kos, 2011) o la Dichiarazione di Helsinki (Helsinki, 1964 – raccoglie principi etici concernenti la ricerca). Lo stesso Giuramento di Ippocrate ha subito con il tempo integrazioni ed aggiornamenti nel tentativo di rispondere al meglio alle trasformazioni della società, come è accaduto per il Giuramento di Ippocrate del XXI secolo ( British Medical Association) e per il Moderno Giuramento di Ippocrate elaborato dalla FNOMCeO .

Ma da studenti ci chiediamo, quanto e perché è importante integrare questa disciplina nei nostri corsi già molto carichi? E’ qualcosa che necessita di essere insegnato, o si può rimettere alla coscienza di ognuno? Che peso avrà nella pratica medica?

A nostro avviso il dibattito suscitato dall’intervento del nostro compagno, ma anche l’esperienza nei reparti durante i tirocini, sono la dimostrazione che di etica medica si deve parlare fin dall’inizio della formazione, e che questo in parte già avviene anche se in maniera non sempre esplicita: abbiamo notato infatti che in molti piani di studio degli Atenei italiani sono previsti insegnamenti dell’ambito delle scienze umane quali Psicologia, Antropologia, Storia della Medicina, e addirittura moduli di Bioetica nei corsi di Farmacologia.

Queste attenzioni sono però ancora insufficienti, motivo per cui numerose realtà extra-universitarie si occupano di approfondire e diffondere il tema: noi bolognesi ci sentiamo un po’ “privilegiate” per la presenza del CSI (Centro Studi e Ricerche in Salute Internazionale e Interculturale), ma sul panorama nazionale non possiamo non ricordare il prezioso lavoro di informazione di SaluteInternazionale.info, o il contributo della RIISG (Rete Italiana per l’Insegnamento di Salute Globale), di cui il SISM è membro effettivo.

Ci piace infatti sottolineare l’impegno con cui da tempo il SISM si occupa di promozione dell’etica in sanità, che consiste ad esempio nell’organizzazione del workshop “Conflitto di Interessi nella Pratica Medica”, della joint session tenutasi durante lo scorso Congresso Nazionale, nella stesura del Policy Statement sul rapporto tra SISM e case farmaceutiche, o della collaborazione con ISPE (Istituto per la Promozione dell’Etica in sanità), che la scorsa primavera si è tradotta nella nostra partecipazione alla 1a Giornata nazionale contro la corruzione in sanità, organizzata dall’Istituto.

Motivate quindi sia dal nostro interesse personale sia dall’attenzione SISMica per il tema, quando i nostri occhi sono caduti sull’Invitation Package dello SCORPCamp 2015 non abbiamo saputo resistere al nuovo Training che veniva proposto: “Human Rights for Medical Practitioners: advanced training in human rights and ethical principles in clinical settings” (il training col nome più lungo di sempre!).11891879_1472976436338728_8849617534762551038_o

Abbiamo applicato quasi per gioco, ma con nostra somma gioia siamo state prese entrambe e così il 22 agosto eravamo su un aereo diretto a Stoccolma, già al lavoro su alcuni documenti che le due trainers Hana Awil (SCORP Director 2015/16) e Anna- Theresia Ekmann (Presidente IFMSA-Sweden 2015/16) ci avevano inviato in preparazione alle attività. Raccontare il Camp, durato 5 giorni, è arduo come se fosse durato un mese: e in effetti è stata tale la mole di informazioni, spunti di riflessione acquisiti, di persone conosciute, che solo dopo diversi mesi abbiamo avuto la sensazione di averlo metabolizzato davvero.

Partendo dall’esperienza internazionale in generale: la consigliamo spassionatamente! Di qualunque natura sia è un grande arricchimento, dal punto di vista personale e associativo: è bellissimo osservare come lavorano i nostri compagni provenienti da tutto il mondo. Scambiarsi esperienze, impressioni sul mondo, sull’università, e realizzare che stiamo facendo la nostra parte in un fermento di studenti che lavorano parallelamente in tutto il mondo perché vogliono di più per sé e per la società in cui vivono.

Venendo invece al nostro workshop, esso si poneva come obiettivo di sviluppare idee e strumenti di Advocacy concreti per poter difendere, nel nostro futuro clinico, il rispetto dei diritti dei pazienti.

L’inizio dei lavori è stato dedicato alla familiarizzazione con la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, documento alla base di tutto il training.

Nei giorni seguenti abbiamo partecipato ad alcune attività direttamente mirate al tema dell’etica medica: un lavoro di immedesimazione su casi studio è stato un buon modo per prepararsi alle criticità che potrebbero verificarsi un giorno durante tirocinio o durante la nostra attività lavorativa;  questo spazio di confronto sul come gestiremmo i vari casi, ci ha preparati all’idea che spesso non ci sarà una soluzione univoca. L’importante non è infatti ragionare su cosa e giusto e cosa sbagliato (nel limiti comunque della professionalità medica), ma piuttosto su quali possono essere i motivi, i fondamenti etici che spingono a propendere per un approccio o meno.

Ci sono poi stati molti momenti di riflessione e confronto sui Sistemi Sanitari e sul rispetto dei diritti umani nei vari paesi “rappresentati”, che sono stati così stimolanti da proseguire anche durante le ore libere e dopo la fine stessa del campo!

Infine un estenuante panel debate ci ha visti divisi in team che si dovevano affrontare su argomenti di etica medica presi dall’attualità (privacy, congelamento degli ovuli ed eutanasia) nel quale di volta in volta un gruppo doveva sostenere una posizione e l’altro doveva opporsi: è stato particolarmente interessante (e particolarmente difficile!) dover sostenere tesi che spesso andavano contro i nostri stessi principi, perché ci ha costretti a trovare argomentazioni tanto efficaci da riuscire a convincere la giuria di qualcosa di cui non eravamo convinti nemmeno noi.

Si sono succedute poi joint session sul tema dell’HIV e delle migrazioni, varie attività riguardo i Diritti Umani, tra cui un’intensa mattinata di lezione tenuta dall’International Red Cross in cui abbiamo lavorato in modo approfondito sull’International Humanitarian Law e sui principi etici dei professionisti sanitari in zone di guerra. Qui ci siamo dovute confrontare con tematiche che non avevamo mai maneggiato tanto, con cui invece le altre realtà IFMSA sembravano avere dimestichezza: è un esempio delle differenze che il Camp ci ha permesso di rilevare e che speriamo di sfruttare come stimolo per ampliare gli orizzonti del SISM!

Ciò che ci ha colpite e che vogliamo trasmettere è l’aver notato come, seppur provenienti da Paesi profondamente diversi e quindi pur incappando di tanto in tanto in divergenze culturali anche importanti, abbiamo sempre avuto la sensazione che stessimo procedendo tutti quanti nella stessa direzione. Proprio da questo slancio positivo e dalla voglia di condividere parte di ciò che avevamo fatto al Camp è nata l’idea di proporre al Congresso Primaverile la Joint Session sull’Etica Medica (con il meraviglioso contributo di Claudia Bartalucci). In questo spazio abbiamo cercato di dare sia contenuti teorici che momenti di confronto e anche, un’occasione di riflessione su che tipo di medico vorremmo diventare.

Questo percorso, iniziato in quell’aula di qualche anno fa, ha rafforzato la nostra convinzione che la questione etica sia inscindibile dalla pratica medica di tutti i giorni;  in virtù di questo crediamo che il lavoro che il SISM sta facendo è fondamentale sia per la formazione dei Soci che per la crescita dell’Associazione stessa. Tutte le attività che vengono organizzate a livello locale e nazionale permettono di riflettere su aspetti differenti e crediamo che solo continuando ad aggiornarsi e a confrontarsi su queste tematiche gli studenti di oggi potranno essere in futuro professionisti completi.

D’altra parte, come ci ricorda il 1° punto del documento Ripensare la formazione medica stilato nel 2015 dalla RIISG:

“Ogni azione e decisione presa in campo medico non è eticamente neutrale. La medicina prevede degli aspetti etici intrinseci e deve essere studiata e insegnata a partire dalla sua componente etica.

Giulia Giorgi

Silvia Asson

 

 

  • Bibliografia
  1. Libro Bianco I.S.P.E.
  2. Stefanini, “Considerazioni etiche sulla pratica clinica del medico di Medicina Generale”
  3. R.I.I.S.G., “Ripensare la formazione medica. Il contributo della Rete Italiana per l’Insegnamento della Salute Globale”, 2015
  4. Dichiarazione di Helsinki, W.M.A., 1964 (e revisioniEuropean Charter of Medical Ethics, E.C.M.O., 2011
  5. Codice di Deontologia Medica, F.N.O.M.C.eO., 2014