The other – and not dark at all – side of SCOPE/SCORE: Italy

Settembre è per molti il mese del “ritorno a casa”: il più grande numero di scambi infatti si svolge durante i mesi estivi, e questa è in genere la settimana in cui ogni “exchange student” tira le somme della propria esperienza.
E noi? Cos’abbiamo lasciato ai colleghi che abbiamo ospitato? Cosa ricorderanno delle città e delle persone con cui hanno condiviso quest’esperienza?
Per Zona Sismica oggi i racconti e le impressioni di Carolina Lobato dal Portogallo, Kevin Menolty Candray da El Salvador, Marija Milutinović dalla Serbia e Ylenia Marten Canavesio dalla più vicina Torino!

CarolinaCiao a tutti! Sono Carolina, vengo dal Portogallo e studio medicina all’Università di Porto, Institute for the Biomedical Sciences Abel Salazar. Ma, lo scorso Agosto, sono stata una studentessa di medicina dell’Università degli Studi di Palermo, in Italia. E’ stata una delle migliori esperienze della mia vita! Sono adesso in una caffetteria e, mentre provo a buttar giù qualcosa su quest’intero mese a Palermo, me lo vedo comparire in sequenze come un amabile remake di “Le fabuleux destin d’Amèlie Poulain”!
Palermo ha il più grande gruppo di scambi nel mondo e presto ho capito perché: si contano 85 incomings da oltre 35 stati, più 40 persone dello staff, che stavano sempre con noi (dormivano perfino nello stesso dormitorio, in caso ci servisse qualcosa!). Quindi, come probabilmente avete già capito, una delle cose migliori che Palermo avesse da offrire sono state le persone. Le persone per le strade erano davvero carine e, dato che l’italiano è una lingua con toni e vocali aperte, sembravano sempre felici, per quanto potessero essere tristi. Ho fatto amicizia con persone grandiose: Rwanda, Danimarca e Polonia rimarranno per sempre nel mio cuore e, certamente, anche gli italiani!
La città di Palermo è per lo più molto povera. C’è un ricco quartiere dove poter trovare i brand più costosi e famosi, ma, in dieci minuti a piedi dal centro storico, si raggiungono stradine tra le più sporche che io abbia mai visto in vita mia (non sono mai stata fuori dall’Europa) con sfarzosi mercati di frutta all’aperto che odoravano come spazzatura.
Anche l’ospedale era un po’ deludente. Nel mio reparto, i medici si sforzavano davvero di spiegare al meglio, ma il loro inglese era davvero pietoso: molti di loro conoscevano solo qualche parola, quattro non lo parlavano affatto (interni inclusi!), ma due erano sorprendentemente bravi! Mancavano anche procedure basilari, come la routine di sterilizzare le mani tra la visita di due diversi pazienti. Nonostante ciò, ho imparato molto e sono davvero grata per tutto ciò che hanno fatto per me!
Infine, devo sottolinare qualcosa sul social program: lo staff è riuscito a metter su otto feste solo per noi, sette gite di un giorno per la Sicilia, e due giorni alla scoperta del meglio che Palermo potesse offrire. Questo è stato il mio primo scambio, ma l’opinione di tutti gli incoming è che questo è il miglior social program di cui ognuno di noi abbia mai fatto parte.
Insomma, non avrei potuto chiedere di meglio alla mia prima esperienza. Il cibo, le gite, le persone… Come si poteva non amarli?! E ciò che non andava bene era sempre un’opportunità per crescere! Palermo mi ha cambiata per sempre: mi ha insegnato a guardare il mondo in prospettiva e cogliere l’attimo. Mi ha fatto capire quanto sono fortunata e mi ha dato esperienze e amici che terrò nel cuore per sempre! Abbiamo un detto portoghese che dice “Ciò che è bello non dura per sempre!” e l’ho trovato davvero adatto. Sono triste che sia finita ma sono felice che sia successo!
Grazie per la lettura, arrivederci Palermo…

Carolina de Brito Lobato

 

YleniaCredo che nemmeno un libro possa contenere l’oceano di emozioni e sensazioni che ho provato durante lo scambio fatto a Catania nel mese di Agosto. Mi sono arricchita sotto ogni profilo, professionale, culturale, personale e relazionale. Ho avuto modo di frequentare per un intero mese il reparto di Oncologia del Policlinico di Catania. Durante questo periodo ho conosciuto la forza di centinaia di persone che non si arrendono di fronte alle difficoltà che inevitabilmente la malattia e la terapia portano loro. E ho avuto l’enorme piacere di conoscere il professor Vigneri e la sua equipe e di imparare gli aspetti non solo scientifici e specialistici, ma anche e soprattutto relazionali del trattamento delle neoplasie. Mi hanno stupito i modi così calorosi e umani di parlare con i pazienti. Durante le visite, ho percepito la profonda relazione di fiducia presente tra questi e lo staff medico, e la compassione, intesa nel senso etimologico del temine, di “sofferenza con”, partecipazione nei percorsi di cura, non velati da senso di pietà o falso ottimismo, ma guidati dalla consapevolezza che il cancro può, ad oggi, non essere mortale e, anche qualora lo fosse, che la persona malata va oltre la sola malattia: è un intreccio di relazioni, emozioni e vita che deve essere vissuta  a pieno nonostante le difficoltà.  Fuori dall’ospedale, poi, la mia permanenza è stata resa superlativa dai favolosi ragazzi del SISM di Catania.
È un gruppo estremamente coeso e organizzato, che si prodiga per accogliere al meglio le persone in scambio, agevolarle con qualsiasi mezzo possibile e farle sentire a casa e in famiglia. Sono tutti sempre disponibili per risolvere i problemi che possano insorgere e di sicuro sanno che cosa voglia dire organizzare feste: tra toga party e feste in piscina, International Food and Drink party e sangria party non c’è proprio stato modo di annoiarsi. E il social program per i fine settimana è stato meraviglioso; seppur in poco tempo, ho avuto la possibilità di conoscere  e amare il mare, le città, i monumenti  e i sapori di una buona fetta di Sicilia.
A coronare quest’esperienza, ci sono stati gli altri ragazzi in scambio con me: ho conosciuto persone da ogni parte del mondo, dal Canada al Giappone, dal Marocco alla Polonia, oltre che da ogni parte d’Italia. Ho amato confrontarmi e scoprire culture, cibi, lingue e abitudini diverse dalle mie. Ho condiviso con loro ogni momento di quest’intenso mese, mi sono affezionata a molti di loro e di sicuro porterò tutti nel mio cuore.
Come dice Edgar Allan Poe: “Viaggiare è come sognare: la differenza è che non tutti, al risveglio, ricordano qualcosa, mentre ognuno conserva calda la memoria della meta da cui è tornato” (e se la meta è Catania, la memoria si mescola obbligatoriamente con la nostalgia!).

MarijaYlenia Marten Canavesio

 

Quando ho scoperto che sarei andata in Sicilia in scambio, mi aspettavo molto… La mia mente immediatamente ha iniziato a immaginare spiagge bellissime, meraviglie naturali, cibo italiano, architetture uniche…
Quando sono arrivata, ho trovato tutto ciò che avevo immaginato, ma ciò che mi ha sorpreso di più, è stato che Catania mi avesse dato perfino di più, molto di più: l’incredibile ospitalità della commissione locale, lo spirito e l’ottimismo che hanno riempito ogni momento speso insieme in questo luogo indimenticabile. Tutto il tempo valeva la pena di essere condiviso con così tante persone che mi hanno mostrato la bellezza delle loro culture e mi hanno arricchito con meravigliose amicizie in tutto il mondo. Questo è davvero qualcosa di inestimabile.

Marija Milutinović

 

Venire in Italia era sempre stato un sogno per me, fin da piccolo, e finalmente a Giugno è diventato realtà.kevin
Ho viaggiato 12 ore in aereo, e non riuscivo a smettere di pensare “Oggi il sogno della mia vita diventa realtà”. Sono arrivato a Roma, e dopo essermi innamorato della capitale del mondo, ho preso un treno per Campobasso, per una nuova avventura da studente, ma soprattutto per un’esperienza di vita. Appena arrivato ho ricevuto un caloroso benvenuto dal LEO Luigi Petrella, che mi ha fatto sentire come se avessi vissuto a Campobasso per anni. Mi sono sentito parte di una famiglia. Durante il mese ho incontrato altri studenti in scambio da tutto il mondo, che col tempo sono diventati miei amici, persone con cui ho vissuto fantastiche avventure, non solo a Campobasso ma per il resto dell’Italia. Andavamo ogni giorno in ospedale, dove ognuno di noi imparava davvero tanto dal proprio tutor! E’ stata un’incredibile esperienza formativa che siamo lieti di portare a casa e conservare come parte della nostra conoscenza per diventare medici migliori. Campobasso è un posto bellissimo e adesso è pieno kevin(1)di ricordi, non potrò dimenticare tutti gli amici che ho incontrato e gli attimi trascorsi lì. Posso solo sintetizzare qui questo mese come il migliore della mia vita.

Kevin Menolty Candray