Arriva dove vuoi, non solo dove puoi

AutoreA volte tutto parte da una semplice e piccola idea.
Qualche tempo fa sentii parlare del Famulus Nursing, progetto attraverso il quale far accedere gli studenti ancora in età pre-tirocinio in ospedale al seguito di un tutor di infermieristica che facesse da guida nell’apprendimento e nell’esecuzione di quelle tecniche pratiche che noi studenti di medicina ci sogniamo la notte. Rimasi sconvolto. Non solo per il lato accademico-formativo della questione, ma anche e soprattutto perché permetteva di andare a scavare a fondo dentro l’interprofessionalità, che da anni mi affascina e mi fa sorgere domande e questioni sul modo in cui le nostre università e i nostri ospedali gestiscono questi ruoli, così legati e così troppo spesso posti su piani opposti – tanto da osservarne le conseguenze nelle aule, nelle parole acide dei diversi professionisti delle diverse categorie gli uni contro gli altri, ma soprattutto negli studenti. Noi studenti, che dovremmo essere la voce nuova, la voce giovane portatrice di apertura, accoglienza, forza e spirito di squadra. Noi, invece, spesso ci troviamo ad essere i primi a guardarci come se appartenessimo a due specie umane distinte e inavvicinabili.
Non potevo stare fermo. Non potevo non innamorarmi.
Lo volevo. Lo volevo nella mia università, volevo che una modalità nuova si inserisse nella nostra formazione. Volevo che fossimo uniti, che ci fosse compattezza, che fin dagli anni dello studio si creasse una Equipe, un gruppo di persone che lavorano con un unico scopo, quello per cui studiamo: la salute vera e reale del paziente.
Tempo due mesi ed eravamo al lavoro: perché non chiedere aiuto al SimNova (il nuovo Centro di ricerca in Simulazione Medica attivo a Novara) per inserire nel progetto anche una componente di simulazione pre-esperienza in reparto?

L’idea piacque tantissimo al Direttore del Centro, un professore di Anestesiologia e Rianimazione ed ex Sismico e Socio Onorario. Cominciò allora questa collaborazione che, da un inizio un po’ a tentoni si evolse in qualcosa che potrei quasi definire “amicizia”, quell’amicizia che si può avere con qualcuno molto più grande, che ti stima e con cui si parla, ci si racconta e ci si scambiano pareri e problemi, uno di quei qualcuno cui si può chiedere come interpretare le difficoltà di un percorso come il nostro, lungo, estenuante, temprante, ma bellissimo.

Da lì cominciò tutto l’iter: la ricerca dell’assicurazione, la scelta dei criteri, la valutazione delle competenze da inserire e altro ancora, fino alla presentazione dell’idea ai “Capi Supremi” (come vengono chiamati qui da noi a Novara), ovvero i Direttori di Dipartimento e i Presidenti di Corso di Laurea. Dovetti presentare perciò il corso, il modo nuovo con cui lo volevamo attuare a Novara e le mie richieste al Presidente di Corso di Laurea di Infermieristica, il Professor G., tra le altre cose mio Professore di Patologia Medica. Fu assurdo. Si innamorò della cosa, si innamorò delle potenzialità, si innamorò di ogni singolo aspetto. Mi sommerse di lavoro da fare per mettere tutto a posto e, come tutti i professori, andava incalzato per ricordarsi anche solo di esistere, ma fu incredibile: smosse il mondo pur di farmi conoscere e parlare con tutti coloro che potevano darmi una mano nella sua realizzazione, stimava tantissimo me, la Sede Locale e il nostro impegno. Quando ad una riunione vide entrare me e tre miei assistant, tutti a fargli domande e a pensare soluzioni, si fermò e disse:
“Questo SISM è proprio una bomba”.  
E l’iter continuò, pieno dei soliti cavilli e intrugli burocratici che conosciamo tutti noi, quelli che sembra nascano apposta per mettere i bastoni tra le ruote ad ogni idea che si allontani anche un minimo dal recinto antico dell’Università.
Ma l’idea piaceva, piaceva parecchio.

Ad aprile 2016 finalmente si realizzò anche un altro mio piccolo sogno: un grande ed enorme OdP di più giorni con studenti di varie  professioni sanitarie a collaborare insieme. Furono tantissimi i corsi di formazione che tenemmo per riuscire a star dietro ai numeri, ma alla fine con noi c’erano infermieri, infermieri pediatrici e fisioterapisti…fu uno spettacolo!
Intanto arrivò maggio e si tenne la riunione conclusiva, quella per verificare che ormai si fosse pronti, che non ci fossero più né problemi né cavilli ancora da risolvere. Ed è durante quella riunione che sentii le due proposte più incredibili della storia: il Prof. G. voleva che si organizzasse una conferenza stampa a Novara per ottobre in cui descrivere ad alta voce il progetto, in cui far parlare noi studenti di quel qualcosa che ci muove dentro e ci spinge a perdere ore e tempo per organizzare e mettere in piedi idee del genere, in cui far emergere le numerose possibilità offerte da questo corso, in cui parlare a piena voce del ruolo enorme che NOI STUDENTI abbiamo nella nostra formazione.

Se già a quel punto ero pronto a saltargli in braccio, la proposta successiva fu talmente sconvolgente da lasciarmi quasi inebetito: “Dopo che avrai dato il mio esame, vorrei che tu valutassi il mio corso. Vorrei che mi contestassi ciò che pensi non vada bene. Vorrei cambiare le cose“.
Ero felice. Felice perché finalmente avevo davanti la dimostrazione pratica che non siamo petali liberi al vento, ma piccoli tronchi che crescono saldi e producono frutto. Che non siamo invisibili, ma che possiamo essere un motore rumoroso e scalpitante in grado di smuovere i macigni della conservazione e gli scogli della pigrizia.
Un mese dopo gli feci la mia valutazione, nella quale non tralasciai nulla di ciò in cui credevo, nulla delle critiche mosse dai miei compagni, nulla che non potesse essere costruttivo e ispirato ad un cambio vero, magari lento e pericolante, ma comunque importante.

Che l’Entusiasmo vi porti,
Perché possiamo e siamo Motore.
Che l’entusiasmo vi porti,
Perché siamo forza e vitalità.
Che l’entusiasmo vi porti,
Perché il nostro cuore parla per noi.
Che l’entusiasmo vi porti SEMPRE,
Perché è con questo che cambieremo tutto.

Marco Iozzia