Taiwan – Touch your heart!

2016-10-03-PHOTO-00000236Il giorno dell’assegnazione delle mete continuavo a ripetere compulsivamente la domanda che mi tormentava da una settimana: “Taiwan o Paraguay?”. Avevo raccolto i racconti delle persone che avevano fatto lo scambio negli anni precedenti e non riuscivo a scegliere.

“Ciranni, che meta?”

Panico. Cosa faccio? Adoro l’America Latina ma non sono mai stata ad Oriente. Indecisione mortale.

“Ragazzi, cosa faccio?”

Una voce amica accanto a me suggerisce “Taiwan, dai!”.

Ed è così che è iniziato il mio terzo scambio, nonché l’avventura più bella che abbia mai vissuto.

Sono partita la mattina dopo la mia festa di laurea con appena un’ora di sonno alle spalle. Atterrata a Taipei ho conosciuto Chihyi, la mia Contact Person, persona incredibilmente generosa, accogliente, terribilmente distratta, incosciente quanto basta e con una miriade di passioni.

Uscita dall’aeroporto ho fatto i conti con l’estrema umidità che caratterizza quest’isola: il primo respiro all’aria aperta è stato faticoso come il primo respiro della mia vita, i capelli hanno assunto la forma di quelli di Mafalda, i miei vestiti e la mia pelle si sono ricoperti di uno strato acquoso che avrebbero conservato per l’intero mese.

Il dormitorio in cui vivevo era quello dello staff dell’università militare che mi aveva accettata per lo scambio. La stanza era estremamente spartana, sporca e con l’aria condizionata costantemente a 23°C. In un paio di giorni, dopo le pulizie e con un minimo di spirito di adattamento, in quella stamberga in cima a sei rampe di scale mi sono sentita a casa. L’ospedale era un labirinto infinito in cui era comunque impossibile perdersi grazie alle indicazioni in inglese scritte su tutte le pareti. La clerkship a Taiwan è più che altro una observership: non mi è stato permesso di fare nulla di pratico, ho soltanto assistito agli interventi che una specializzanda mi spiegava in un inglese perfetto.

Purtroppo non molti Taiwanesi parlano l’inglese a un buon livello, ma cercano di farsi capire usando tutti i mezzi di comunicazione possibili per il genere umano!

La generosità e la disponibilità scorrono nel sangue di tutti gli abitanti dell’isola: un passante per strada capisce che hai bisogno di aiuto e interrompe le sue attività per accompagnarti a destinazione, l’amica della tua CP decide di invitare 7 europei sconosciuti a cena dalla sua famiglia, Chihyi fa venire suo padre dall’altra parte dell’isola per venirti a prendere in aeroporto in macchina, un automobilista qualunque di passaggio prende in macchina 5 ragazzi, li porta alle cascate, aspetta che finiscano di divertirsi e li riporta in città.

Taipei è una metropoli: impiegavo almeno un’ora per raggiungere qualunque posto tramite  un sistema di mezzi pubblici perfettamente coordinato. Le strade sono pulite nonostante non esistano i cestini della spazzatura, apparentemente la criminalità è assente, il costo della vita è piuttosto basso e il livello di sicurezza è altissimo. La città è un mix di grattacieli, templi, parchi e night market. Questi ultimi sono dei mercati che aprono alle 18 e vendono qualunque cosa: vestiti, apparecchi elettronici, incensi, sedie, teiere, scarpe, noodle, frutta, serpenti, profumi, tutto-quello-che-puoi-immaginare fritto, CD, mango ice.

Non è un paese per divertimenti matti: pub, bar, discoteche non sono facili da trovare e sono poco frequentati dai Taiwanesi; tuttavia con la compagnia giusta si possono fare le 5 del mattino Immaginebevendo Taiwan Beer in un parco, cantando e ascoltando canzoni degli aborigeni, mangiando snack dagli ingredienti volutamente sconosciuti per poi tornare in residenza con le bici dell’economicissimo bike sharing.

L’isola non è grandissima ma c’è davvero tanto da esplorare. Con la Lonely Planet sempre in mano, io e la mia piccola, adorabile famigliola internazionale abbiamo scoperto scalino dopo scalino, sentiero dopo sentiero e fune dopo fune le cascate, gli insetti giganti, le piante esotiche, le incisioni sulle rocce, i macachi giocherelloni, i percorsi segreti e i vapori di zolfo distribuiti lungo gli hiking trail delle montagne e dei parchi naturali più belli di Taiwan per poi ritrovarci in cima, stanchi e soddisfatti, a mangiare frutta secca o tornare giù e rilassarci alle terme – davanti agli sguardi divertiti dei Taiwanesi al cospetto di un gruppo di Europei bizzarri diventati aragoste dopo due minuti.

Ci siamo lasciati trasportare dal profumo dell’incenso dal magnifico Longshan Temple al semplicissimo e silenziosissimo Confucius Temple, abbiamo interrogato gli dei a Tainan, la capitale dei templi, e siamo sbucati fuori dal tempio di Hsinchu nel bel mezzo di un night market pervaso dallo stinky tofu.

Abbiamo augurato fortuna e salute al mondo intero attraverso una lanterna rossa che abbiamo seguito con lo sguardo mentre bruciava verso le stelle e abbiamo contemplato tramonti dalle montagne e dalle terrazze di tutta l’isola.

Abbiamo fatto body surf sulle onde altissime di Fulong Beach, abbiamo dormito sulla sabbia grossa di Kenting e abbiamo nuotato con le tartarughe di Xiao Liu Qiu Island.

Taiwan – Touch your heart!” è lo slogan che si legge sui bus e nei principali siti turistici. Se vi state ancora chiedendo il perché, prenotate il vostro volo, partite e poi tornate per raccontarmelo ancora.

Flavia Ciranni