Tumore della mammella: informazione e prevenzione in pillole.

10407833_1585704344980620_5388641904376468544_nMolti già sapranno (chi poco, chi tanto) qualcosa sul tumore alla mammella, ma credo che sia sempre un bene parlarne poiché essere informati permette di avere maggiore consapevolezza data dalla sensibilizzazione al tema, al fine di una migliore e tempestiva prevenzione e/o diagnosi precoce, che si rivela utilissima.

Spesso si tende a sottovalutare qualcosa che è mediamente alla portata di tutti a carattere informativo, perché “tanto ormai ne parlano tutti”, con la tendenza a definirlo come un qualcosa di “normale”, conosciuto, ma non è così, visto che la disinformazione è ancora notevole.

Non è un caso che abbia scelto di parlarne questo mese, visto che ottobre è il mese della prevenzione di questo male.

Il tumore alla mammella rappresenta attualmente la più frequente neoplasia maligna della donna (è possibile riscontrarla anche nell’uomo, ma essendo meno frequente rispetto alle donne tende a essere del tutto trascurato, come se non potesse esser possibile, il che è falso), dovuto alla moltiplicazione incontrollata di alcune cellule anomale della ghiandola mammaria, che si trasformano in cellule maligne. Tali cellule hanno la capacità di diventare metastasi ovvero di staccarsi dal tessuto che le ha generate per invadere i tessuti circostanti dove possono riprodursi e generare altri tumori.

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Molti studi hanno rilevato una correlazione tra aumentata morbilità e mortalità e il ritardo della diagnosi – e conseguente trattamento del carcinoma – e spesso tutto ciò è molto trascurato e banalizzato nelle persone di giovane età o anche per via degli alti costi dei servizi sanitari (anche degli screening).

La diagnosi precoce è dunque importantissima perché aumenta notevolmente le possibilità di sopravvivenza.

Non è ancora chiaro il perché della trasformazione delle cellule mammarie in cellule maligne, ma vi sono alcuni fattori di rischio che aumentano la probabilità di trasformazione delle cellule stesse:

1) Età: Il rischio di tumore alla mammella aumenta con l’età, soprattutto dopo i cinquant’anni;

2) Anamnesi familiare: avere un parente (specie prossimo) che ha avuto il tumore alla mammella aumenta il rischio che dà quindi una predisposizione;

3) Fattori genetici: oltre alla predisposizione familiare si hanno delle rare forme ereditarie che in genere insorgono in età giovanile. La trasmissione di geni alterati (BRCA1 e BRCA2) determina un rischio elevato di sviluppare nel corso della vita un carcinoma mammario poiché i geni mutati sono inattivati, con la conseguenza di una mancata presenza di proteine che riparano il DNA, a sua volta maggiormente esposto a mutazioni e danneggiamenti che sono causa dello sviluppo del tumore.

4) Precedenti tumori alla mammella;

5) Esposizione agli estrogeni (ormoni presenti fisiologicamente nell’organismo) che possono permettere la crescita delle cellule tumorali.

6) Fattori di rischio come il sovrappeso, l’obesità, il consumo di alcol: la maggiore percentuale di grasso corporeo somma in sé una maggiore produzione di estrogeni, mentre il rischio di tumore alla mammella aumenta con la quantità di alcol che viene introdotta nel corpo. Lo stesso dicasi per il fumo, che viene considerato come altro fattore di rischio.

7) Nulliparità;

8) Menarca precoce e/o prima gravidanza tardiva.

Il primo sintomo riconoscibile è un nodulo oppure un ispessimento di un’area del seno. La maggior parte delle lesioni mammarie sono palpabili e si presentano sotto forma di noduli, che possono avere natura benigna (cisti, adenomi, fibroadenomi, fibromi, iperplasie) oppure maligna (carcinomi). Essi generalmente non sono dolorosi.

Altri possibili sintomi del tumore del seno sono: cambiamenti nella forma o nelle dimensioni di uno o di entrambe le mammelle, cambiamenti del capezzolo (arrossamenti, retrazione), perdite dai capezzoli di liquido sieroso e/o sangue, rigonfiamenti ascellari, alterazioni cutanee del seno (la cosiddetta “pelle a buccia d’arancia”), dolore al seno o all’ascella.

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Una patologia neoplastica non ha una vera e propria prevenzione, ma adottare uno stile di vita salutare assieme al sottoporsi ai programmi di screening può aiutare a ridurre il rischio di ammalarsi.

La dieta può essere inserita tra le forme di prevenzione primaria (per le persone che non hanno ancora sviluppato la malattia), assieme all’attività fisica (fonte: AIRC).

Viene detto che uno degli esami più facili da effettuare, l’autopalpazione (è preferibile farla una volta al mese alla fine del ciclo mestruale), permette di riscontrare qualsiasi patologia del seno, e questo è un falso mito. Per quanto sia comoda ed effettuabile da ogni donna a casa propria e per quanto permette di individuare mutazioni nella forma del seno o del capezzolo, essa è soltanto un primo strumento di prevenzione, ma che non permette di conoscere tutto e come tale deve essere abbinata a delle visite senologiche e alle visite strumentali.

Se si sente un nodulo con l’autopalpazione, la prima cosa da fare è andare dal proprio medico di fiducia, sarà poi il medico a indirizzare la persona a eventuali indagini diagnostiche che possono essere:

1) Mammografia: è il primo test a cui si ricorre; consiste in un esame ai raggi X della mammella. È usato come screening per la diagnosi precoce di questa neoplasia

2) Ecografia: usa gli ultrasuoni ed è particolarmente utile in caso di seno denso, quindi in donne giovani dato che il seno denso fa calare la sensibilità della mammografia.

I programmi di screening si rivolgono maggiormente per le donne tra i cinquanta e i sessantanove anni e la mammografia viene eseguita ogni due anni. Nel caso in cui si ha familiarità con la patologia è possibile iniziare fare i controlli prima, verso i quaranta anni.

Se la mammografia ha esito positivo vi sono altri accertamenti diagnostici come una seconda mammografia, un’ecografia, una biopsia ossia il prelievo di un piccolo campione di tessuto dal seno (o anche dei linfonodi dell’ascella per verificare se le cellule tumorali si sono diffuse ad altri tessuti), con le cellule che vengono poi analizzate al microscopio per verificare se sono o meno tumorali.

I test genetici sono indicati in caso di specifiche forme di trasmissione della malattia nella famiglia e ci si può rivolgere a un genetista.

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Parlare di una patologia, specie nell’epoca dell’informazione multimediale, che permette il “bombardamento” del singolo da parte di molte informazioni date da tantissimi media, è spesso un azzardo, dato che spesso vengono spacciate per “informazioni a carattere medico” molte cose che tali non sono.

Tuttavia l’entusiasmo e la consapevolezza che riusciamo ad avere noi SISMici per voler aumentare la conoscenza di tutti è un messaggio di speranza, rinfrancante, e ci ricorda come la salute sia strettamente collegata alla conoscenza, derivata dall’informazione.

Ed è sempre un bene parlarne e fare la propria parte nei mezzi e nei modi che si hanno a disposizione.

Barbara Zimotti