IVG nel 2016: Diritto delle Donne o dei Ginecologi?

10407833_1585704344980620_5388641904376468544_n 13669154_1094928580572450_3244292732394249331_nCarissimi Sismici e Sismiche dello Stivale, questo mese SCOPH e SCORA si uniscono per approfondire la questione morale relativa all’interruzione volontaria di gravidanza.
Sebbene in questo specifico caso sia stato dimostrato un nesso di non causalità fra la mancata interruzione di gravidanza e la morte della mamma e dei due nascituri, i recenti fatti di cronaca avvenuti a Catania hanno riportato alla luce questa tematica, riaprendo un dibattito sempre acceso.
È una questione indubbiamente spinosa e il nostro compito non sarà quello di dare una verità assoluta al riguardo o di ergerci a giudici della situazione.
Il giornalismo che diventa sciacallaggio non è la prerogativa che ci prefiggiamo, quanto più quella di provare a dare degli spunti di riflessione.

L’aborto è nato per così dire assieme all’uomo, giacché sono sempre esistite le gravidanze indesiderate. Nel corso dei secoli si è arrivati al Novecento, periodo storico in cui fu portata avanti l’idea che lo Stato dovesse garantire alla donna il diritto di poter decidere in modo del tutto autonomo se interrompere la propria gravidanza.
La legge in Italia che garantisce il diritto a ogni donna di ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza è la legge 194 approvata il 22 maggio 1978: l’interruzione di gravidanza è permessa gratuitamente e nelle strutture pubbliche entro certi limiti temporali e secondo una procedura medico-ospedaliera ben definita.
Fino al 1975 l’aborto era in Italia ancora una pratica illegale e fu uno degli ultimi Paesi europei a considerarlo un reato. Ciò non significava che non ne avvenissero, anzi: gli aborti erano praticati clandestinamente, con mezzi assolutamente non idonei allo scopo, dietro un compenso anche esorbitante col rischio di perdere la vita durante l’intervento.
In quello stesso anno la sentenza 27 della Corte Costituzionale stabilì la “differenza” tra un embrione e un essere umano e sanciva la prevalenza della salute della madre rispetto alla vita del nascituro, anche dichiarando l’illegittimità dell’articolo 546 del codice penale che fu abrogato proprio con l’entrata in vigore della legge 194.
La legge 194 garantisce anche al medico la possibilità di rifiutarsi, tranne in caso di imminente pericolo di vita per la donna, e inviare la paziente da un altro medico: questa è quella che viene chiamata obiezione di coscienza.meno-aborti-per-le-donne-italiane

Ma che cos’è nello specifico?
L’obiezione di coscienza è il rifiuto di assolvere a una prescrizione di legge di cui gli effetti del proprio espletamento sono contrari alle proprie convinzioni ideologiche, morali o religiose. Si chiede che venga consentita un’omissione di un comportamento previsto dalla legge; non si contesta esplicitamente la legge in quanto tale, ma per il singolo viene vista come immorale. Con essa si definisce il primato della coscienza dell’individuo nei confronti dell’autorità e della legge perché così il singolo può valutare se quanto gli viene richiesto è compatibile coi principi morali su cui basa la propria condotta.
Sul piano etico ciò si traduce sia come una definizione di tolleranza e di democrazia, ma anche come una debolezza della legge a livello giuridico se riconosce nella sua stessa ratio il non interpretare il bene di tutti i cittadini, giacché prevede una legittima disobbedienza al suo interno: nella fattispecie si intende che se è possibile l’obiezione di coscienza sull’interruzione di gravidanza si dice implicitamente che la legge 194 non fa il bene di tutti i cittadini proprio perché è permesso obiettare.
Viene garantita la libertà di coscienza e si vuole quindi promuovere un valore o un principio diverso da quello che garantisce la legge, che si scontra con l’opinione del singolo correlata alle sue azioni.

Fetus, 9 weeks

Fetus, 9 weeks

L’obiezione di coscienza è ritenuto un diritto soggettivo: se la persona ha il diritto di non essere costretta ad agire contro la propria coscienza, una società giusta non deve permettere tale costrizione. Non è però un fatto giuridico, perché riconosciuto dalla legge; questo riconoscimento deriva perché si rispetta la dignità dei cittadini.
A tal proposito, a parte lo schieramento più o meno palese tra le fazioni “pro-scelta” – che difendono il diritto all’aborto in quanto autodeterminazione della donna – e “pro-vita” – che difendono il concetto definito come “sacralità della vita” – occorre notare come oggi in Italia il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza non è garantito così come la legge invece lo prevede dato il crescente numero di medici obiettori di coscienza presenti nelle strutture pubbliche.
Questo fenomeno, stando alle ultime indagini statistiche, è maggiormente radicato nel Sud Italia.
L’obiezione di coscienza permette di porsi molti interrogativi al di là del perché si scelga davvero di voler essere obiettori, quanto più sulle ipotetiche soluzioni che possano permettere la garanzia del diritto all’aborto.
Da un punto di vista storico l’obiezione di coscienza in materia di aborto era legittima dato che quando fu approvata la legge vi erano già dei ginecologi esercitanti, e quella che doveva essere una soluzione transitoria per il cambiamento dell’impianto giuridico si è protratta sino ai giorni nostri.

Due delle soluzioni proposte per questo è l’annullamento dell’articolo 9 della legge 194 oppure una sua rivisitazione apportando delle modifiche.
Volendo permettere ancora l’obiezione di coscienza, uno studente di medicina che vorrebbe specializzarsi in ginecologia dovrebbe sapere che anche l’interruzione di gravidanza rientra nell’esercizio della sua professione.
Nel caso in cui avesse problemi di coscienza a operare a tal modo due possono essere le alternative: lavorare in una struttura privata (è la struttura della sanità pubblica che deve garantire il diritto all’aborto) negando loro l’accesso a incarichi pubblici come ginecologi oppure cambiare specializzazione, eventualmente limitando il numero di posti per i ginecologi che vorrebbero avvalersi dell’obiezione di coscienza. Il lavoro in una struttura privata, secondo questa idea, non deve essere visto come una negazione del lavoro per chi si professa antiabortista, bensì come una garanzia del proprio diritto a esercitare senza negare loro il diritto soggettivo quale l’obiezione di coscienza è.
Un’altra soluzione prevista potrebbe essere quella di garantire in ogni ospedale al 50% personale non obiettore e al 50% personale obiettore oppure quella di garantire un numero adeguato minimo di medici non obiettori in proporzione due a uno rispetto ai medici obiettori.
Se la legge 194 è riuscita in gran parte a eliminare la piaga degli aborti clandestini, le finalità sociali e di prevenzione della legge non sono state inseguite seriamente; mancando anche di politiche e campagne adeguate sulla salute riproduttiva e sulla contraccezione si nota che l’informazione scarseggia, come testimoniato dalle indagini ISTAT che vede aumentare il numero di interruzioni di gravidanza nelle giovanissime.pro-choice

“Che fare, dunque?”: la questione è sempre qui, apertissima e soggetta alle molteplici visioni delle cose.
Affermare la propria coscienza in ogni momento ed essere fedele a essa è difficile, perché quando si cerca di far parlare la propria etica ci si impone di fare scelte delicate ed eventualmente anche dolorose, per faccende che sono alla base delle nostre convinzioni.
Quando si parla della vita umana, le riflessioni non sfociano soltanto nell’etica, ma anche nel giuridico.
È necessario capire di cosa si sta parlando, quando ci riferiamo alla medicina. Le troppe informazioni con cui oggigiorno siamo bombardati non implica necessariamente che si è a conoscenza dell’argomento in modo pertinente. Prima di parlare di questione di coscienza, bisogna parlare delle questioni di scienza.
La corretta informazione consente di ricevere una adeguata formazione, anche grazie alla comunicazione di modo che non si perda di vista la base della medicina tutta: la salute fondata su percorsi coerenti che riescano a muovere intelletto e coscienza.

Fonti:
http://www.giurcost.org/decisioni/1975/0027s-75.html
http://www.mondodiritto.it/codici/codice-penale/art-546-codice-penale-aborto-di-donna-consenziente.html
http://www.repubblica.it/cronaca/2016/10/20/news/medici_obiettori_ecco_i_dati_regione_per_regione-150182589/?refresh_ce (per gli ultimi dati ministeriali statistici riguardo al numero di medici obiettori per regione)

Barbara Zimotti
Giovanni D’Angelo