Mutilazioni Genitali Femminili: una questione scientifica e culturale

Cosa sono le mutilazioni genitali femminili11896079_445056132340878_8926227743314803807_n 13450702_876265262478864_6918831714767178618_n?

Questione Scientifica:
Con la sigla MGF (o FGM in lingua inglese), che sta per Mutilazioni Genitali Femminili, si intendono tutte le pratiche che implicano la parziale o totale rimozione dei genitali esterni femminili o qualunque altra lesione praticata sui genitali femminili per ragioni non terapeutiche (definizione secondo WHO).
Le MGF vengono classificate in 4 tipi principali:
– Tipo 1 (clitoridectomia): consiste nella parziale o totale rimozione del clitoride o, in casi molto rari, del solo prepuzio clitorideo
– Tipo 2 (escissione): consiste nella parziale o totale rimozione del clitoride e delle piccole labbra con o senza rimozione delle grandi labbra
– Tipo 3 (infibulazione): consiste nella pratica di restringere l’orifizio vaginale mediante escissione e riposizionamento delle piccole labbra (o grandi labbra), talvolta mediante sutura; può includere o meno la rimozione del clitoride
-Tipo 4: quest’ultima tipologia include qualunque altra procedura causante danno ai genitali femminili eseguita a scopi non terapeutici quali la puntura, la perforazione, il piercing, l’incisione, i graffi o le cauterizzazioni.
Con il termine deinfibulazione, invece, ci si riferisce alla pratica di riapertura chirurgica dell’orifizio vaginale cicatrizzato a seguito di una infibulazione.
Si stima che ad oggi più di 200 milioni di donne e bambine vivono con una MGF nelle zone in cui tale pratica è maggiormente diffusa quali l’Africa centrale e alcuni paesi del Medio Oriente e dell’Asia; i Paesi con un incidenza del fenomeno relativa al decennio 2004-2015 superiore al 50% (per quanto riguarda donne di età compresa tra i 15 e i 49 anni) sono (in ordine decrescente): Somalia, Guinea, Gibuti, Sierra Leone, Mali, Egitto, Sudan, Eritrea, Burkina Faso, Gambia, Etiopia, Mauritania e Liberia.
Sono stati, inoltre, riscontrati casi all’interno di comunità di immigrati in Europa, America del Nord, Australia e Nuova Zelanda.
Tali pratiche sono comunemente eseguite durante riti comunitari da “tagliatrici” per tradizione, in taluni paesi, invece, sono eseguite da personale sanitario.
Nella maggioranza dei casi vengono eseguite su minorenni, che si stima siano di età uguale o inferiore ai 5 anni, e solo raramente su donne adulte. Si stima che più di 3 milioni di donne ogni anno sono a rischio di subire una MGF.
Tuttavia una grossa fetta di dati rimane sconosciuta perché spesso il fenomeno non viene segnalato al personale sanitario, ma il tutto si svolge all’interno della comunità.

Questione Culturale: Nell’immaginario collettivo le Mutilazioni Genitali Femminili sono associate a un rito religioso, e in particolare alla religione Islamica. In realtà il giusto background in cui inserire queste pratiche non è la religione, bensì la cultura. Una testimonianza di ciò è dello storico greco Erodoto (V sec. a.C) che racconta che la MGF era praticata molto prima della sua epoca da Fenici, Ittiti, Egizi, Etiopi. L’infibulazione veniva praticata anche dai Romani: la parola fibula infatti è latina e indica la spilla con cui si agganciavano le toghe. In tempi più vicini anche in Europa tra il XVIII e XIX secolo veniva praticata la clitoridectomia per prevenire alcune malattie (come l’epilessia e la follia) attribuite alla masturbazione femminile. Questo ci fa capire come non siano correlate a nessun tipo di credo religioso in particolare ma facciano parte da moltissimi secoli del substrato culturale di molti popoli e che con gli anni si siano diffuse ed estese gettando radici in culture diverse e comunità diverse.

Perché si praticano?
Questione scientifica: Le MGF non apportano alcun beneficio in termini di salute, ma anzi comportano la rimozione ed il danneggiamento di tessuti perfettamente normali e sani.
Talune motivazioni addotte a difesa di tale pratica comprendono: la necessità di contenere la altrimenti irrefrenabile sessualità femminile; la convinzione che i genitali non tagliati sarebbero scarsamente igienici oppure tenderebbero a crescere enormemente e che quindi sarebbero osceni e che crescendo possono assumere caratteri “mascolini”. Infine si pensa a volte che la mutilazione favorisca la fertilità della donna e la sopravvivenza del bambino

Questione Culturale: Possono essere considerate una “particolare declinazione” dell’ Empowerment femminile. Sembra paradossale poiché l’empowerment è definito come: “La conquista della consapevolezza di sé e del controllo sulle proprie scelte, decisioni e azioni, sia nell’ambito delle relazioni personali sia in quello della vita politica e sociale”. Il paradosso risiede nel fatto che la decisione di sottoporre una bambina a una MGF parte spesso dalla famiglia, in particolare dalla madre, e quindi la definizione di “controllo delle proprie scelte” non sembra poter essere applicabile a questo contesto. Tuttavia dobbiamo tener presente che a volte la richiesta di essere sottoposte a questo tipo di pratica può partire dalle stesse bambine o ragazze, che non comprendendo le conseguenze e i rischi della manovra, sono mosse da un desiderio di omologazione verso le coetanee, dal desiderio di essere accettate, di essere come le altre. Le ragioni culturali legate a questo fenomeno sono di tipo sociologico: è un rito di iniziazione delle adolescenti all’età adulta. Questo permette loro di essere inserite a pieno e incluse nella comunità, dove possono partecipare attivamente alla vita sociale, come per esempio sposarsi. Vista sotto questo aspetto, la MGF potrebbe essere concepita come uno strumento che permette alla donna di raggiungere il benessere “sociale” e “psicologico” a discapito di quello “fisico”. Si può comprendere quindi come l’approccio e il giudizio di una pratica simile sia una questione delicata: il benessere sociale e quello psichico fanno parte della definizione di Salute secondo la WHO (“La Salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non la semplice assenza dello stato di malattia o infermità”) e pertanto affrontare questa tematica, soprattutto da parte degli Operatori Sanitari, richiede di considerare questa visione olistica della Salute.
Cosa comportano?
Questione scientifica:
Le sequele lasciate da una MGF sono numerose e si possono distinguere in a breve termine, ovvero che si possono manifestare subito dopo che la MGF è stata praticata, e a lungo termine, che possono manifestarsi in qualunque momento nella vita di una donna che ha subito una MGF.
Le conseguenze a breve termine includono: dolore, emorragia, shock (settico o emorragico), possibilità di contrarre infezioni (tra cui l’HIV), ritenzione urinaria e minzione dolorosa, alterata cicatrizzazione, disturbi d’ansia, disturbi post-traumatici e/o disfunzioni sessuali.
A lungo termine invece, compaiono: dolore cronico (per esempio a seguito dell’intrappolamento di fibre nervose nelle briglie cicatriziali); infezioni croniche ai genitali, alle vie genitali e alle vie urinarie (queste ultime, se non trattate, possono poi complicarsi in infezioni ascendenti al rene); dismenorrea (per la difficoltà di transito del flusso mestruale); formazione di cheloidi; complicanze ostetriche (necessità di ricorrere all’episiotomia, maggiore incidenza di parti cesarei, rischio più elevato di lacerazioni nonché aumentato rischio di morte per il neonato durante il parto); stress e depressione.

Questione culturale: Essere state sottoposte ad una Mutilazione Genitale Femminile comporta l’ingresso e l’accettazione della donna nella comunità, come rito di passaggio obbligatorio per avvicinarsi al mondo degli adulti. Per tale motivo, questo rituale è accompagnato spesso da cerimonie e festeggiamenti, che simboleggiano l’inclusione della ragazza nella società e con i quali ella si guadagna il rispetto e l’accettazione altrui.
Questa pratica mira alla tutela della verginità e della castità, e nelle culture dove questi sono requisiti necessari al matrimonio l’infibulazione permette alle giovani donne di sposarsi. Per questo sono spesso le famiglie ad incoraggiare la manovra, obbligando la bambina a sottoporvisi per poter ottenere una remunerazione maggiore con il matrimonio.
Per tutti questi motivi, e per il fatto che la pratica è parte della propria cultura, la donna, una volta adulta, spesso non percepisce la manovra a cui è stata sottoposta come una “mutilazione”: come qualcosa che ha perso, che gli è stato sottratto. Pertanto approcciarsi ad una paziente durante un colloquio medico con la parola “mutilata” potrebbe farla sentire discriminata o in difetto.
La questione legale
Questione scientifica:
La legge n.7/2006, in vigore dal 2 Febbraio 2006 disciplina le pratiche di prevenzione e le sanzioni penali ed amministrative per quanto riguarda le Mutilazioni Genitali Femminili.
Tale legge introduce una norma incriminatrice ad hoc, in quanto le norme precedentemente applicate passavano per i soli articoli del codice penale relativi alle lesioni personali, che non specificavano nulla in materia di mutilazioni genitali.
Secondo tale legge è punibile con la reclusione da 4 a 12 anni, chiunque, in assenza di esigenze terapeutiche, cagiona una mutilazione degli organi genitali femminili (come classificati dalla WHO) oppure reclusione da 3 a 7 anni per chi provoca qualunque lesione agli organi genitali femminili per fini non terapeutici diversa dai 4 tipi descritti secondo la classificazione WHO, la quale lesione inneschi un processo morboso produttivo di una riduzione apprezzabile della funzionalità degli organi interessati.
Tale disposizione vieta dunque a chiunque, personale sanitario o meno, cittadino italiano o meno, di praticare una MGF.
Essa è applicata anche quando il fatto è commesso all’estero da cittadino italiano o da straniero residente in Italia, in danno di cittadino italiano o straniero residente in Italia.
La legge inoltre introduce una pena accessoria per gli esercenti professioni sanitarie (medici, inferimeri, ostetriche etc…) che consiste nell’interdizione dalla professione da 3 a 10 anni. Inoltre la sanzione di condanna è comunicata all’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri che può aggiungere eventuali sanzioni disciplinari in quanto, secondo il codice di deontologia medica, è fatto divieto al medico di praticare qualsiasi forma di mutilazione sessuale femminile.
Vengono inoltre introdotte sanzioni amministrative per gli enti (vedi ospedali o cliniche) in cui vengono praticate mutilazioni genitali femminili.
Questione Culturale: Gli organi internazionali (WHO, Unicef, Unfpa), e molti Stati, siano essi occidentali o africani o medio orientali, sono tutti concordi nel ritenere che le MGF rappresentano una grave violazione dell’integrità fisica, psichica e morale delle donne. Tali pratiche rappresentano infatti una grave violazione del Diritto alla Salute, del Diritto a non essere soggetti a pratiche crudeli e degradanti, il Diritto all’Integrità Fisica e Sessuale e il Diritto alla Riproduzione, espressi da Documenti e Convenzioni Internazionali come la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (1948), La Convenzione dei Diritti del Fanciullo (1989), la Convenzione ONU contro la tortura e altri trattamenti e punizioni disumani e degradanti (1989), Convenzione per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione delle donne (1979), l’African Charter on Human and Peoples’ Rights (1981).
Dall’altra parte però le MGF rappresentano una pratica antica che affonda le sue radici nella cultura e nella tradizione, per cui è auspicabile (come per tutte le questioni culturali) applicare una sospensione del giudizio riguardo alle ragioni che portano ad intraprendere una tale pratica e non esprimersi né per una condanna né per un’approvazione.
Sul piano giuridico, le posizioni dei singoli Stati sono diverse tra loro, anche se a livello Europeo c’è un diffuso atteggiamento di condanna, non tanto delle motivazioni che portano al fenomeno, quando delle metodologie e della pratica in sé. In Italia si è scelto di seguire la strada della “repressione penale” con questi principali obiettivi: prevenzione (la minaccia di una sanzione penale mira a diminuire tali comportamenti), il riconoscimento simbolico di questa pratica come nociva, una funzione pedagogica (mirata a modificare le norme culturali relative).
Tuttavia la repressione penale porta con sé una serie di criticità: in primis le motivazioni culturali sono spesso così profonde e radicate tali da non essere scongiurate dalla minaccia di una ripercussione legale, che comporta spesso l’effettuazione di tale pratica da personale non competente e in condizioni igieniche non adatte, con conseguente maggiore clandestinizzazione dell’operazione. Infine la condanna simbolica della pratica potrebbe aumentare il divario culturale, portando ad un isolamento tra loro (che considerano la pratica come necessaria) e noi (che la condanniamo) e costituire un ostacolo all’integrazione.
Il dialogo aperto e l’inclusione culturale di coloro che praticano le MGF rappresenta un’occasione per avvicinarci e comprendere l’origine di questa tradizione, e permette un confronto sulle soluzioni di approccio ad una questione complessa e delicata come questa.
In Conclusione
Questi sono alcuni degli aspetti tra i molti correlati a questa tematica presentati da due punti di vista – a volte in contrasto tra di loro – come due voci apparentemente dissonanti ma che nel complesso costituiscono una visione unificata del fenomeno. L’approccio alle tante possibili sfaccettature in questo ambito dovrebbe essere il più eclettico e multidisciplinare possibile, per poter dare una visione globale e ponderata di una pratica che porta con sé tematiche come il Diritto alla Salute, la Cultura, la Salute Riproduttiva, Le Disuguaglianze di Genere.

Claudia Bartalucci e Christian Nasti