Quello che non ti aspetti dalla gastroenterologia

AutoreQuesto articolo ha visto la luce perchè mi piace condividere le mie esperienze formative – universitarie e non – con qualunque sfortunato conoscente mi capiti a tiro: essenzialmente gli/le “vomito addosso arcobaleni”. Ben inteso, solo quando suddette esperienze sono utili o ritenute tali. Per cui quando Arianna, mia amica e collega, mi ha proposto di estendere il getto di arcobaleni su Zona SISMica ho pensato: “Perché no? La parte difficile sarà rendere giustizia ai fatti.”

Dal 12 Aprile 2016, presso l’Università di Parma, è partito un ciclo di conferenze organizzate dal Prof. Francesco Di Mario (docente del corso di gastroenterologia per il CL in Medicina e Chirurgia di Parma) dal titolo “Alla frontiera della gastroenterologia: La parola ai protagonisti”.

Finora si sono svolti cinque dei sei incontri previsti, l’ultimo dei quali – su cui mi concentrerò – è avvenuto l’8 Novembre.

L’argomento trattato dal Professor Massimo Rugge (docente presso l’Università di Padova) è stato riassunto con il titolo: “Lo stomaco spiegato dal patologo”.

Il professore ha iniziato con una frase che mi è rimasta impressa: “Non c’è nulla di troppo difficile da spiegare”. E in effetti la conoscenza non è difficile: le spiegazioni più d’impatto sono le più semplici, con pochi fronzoli.

La conferenza è stata incentrata sull’evolversi delle patologie gastriche: da come una semplice gastrite può degenerare in una neoplasia, a seconda di determinanti in parte genetici (predisposizione) od ambientali (infezione da H. pylori, dieta, stile di vita).

Com’è noto, il cancro non è una patologia di tipo acuto: non insorge da un giorno all’altro, ma si sviluppa per gradi; nel caso particolare del cancro gastrico, la sua evoluzione è stata efficacemente schematizzata dal Dottor Pelayo Correa, mostro sacro dell’Oncologia e maestro dello stesso Dottor Rugge.

Allo stato attuale delle cose, ci ha informato il Prof. Rugge, la percentuale di diagnosi istologiche effettuate in tempo utile – ossia potenzialmente per bloccare l’insorgenza del cancro gastrico – è tristemente bassa (così triste che non raggiunge le due cifre). Questo perché la sola indagine istologica non è sufficiente per calcolare il rischio di un’ipotetica evoluzione neoplastica a partire, ad esempio, da una gastrite.

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Avete metabolizzato? O vi è venuta una gastrite nervosa?

Niente paura: quello che ha esposto il Prof. Rugge, e di cui ci stiamo occupando in questo articolo, riguarda prevalentemente le gastriti di tipo atrofico. Si dice, appunto, che la gastrite atrofica multifocale (GAM) rappresenti il “campo di cancerizzazione” per il cancro gastrico.

Per “campo di cancerizzazione” si intende una zona comprensiva delle lesioni tessutali – in questo caso le zone della mucosa gastrica ghiandolare che vanno in atrofia – e di mucosa limitrofa apparentemente ancora sana.

Qual è la causa principale della gastrite atrofica? Quel piccolo, meschino e flagellato enterobatterio noto come Helicobacter pylori.

Il Prof. Rugge ha proseguito spiegando cosa comporti la GAM: la compromissione della funzionalità delle ghiandole gastriche. Ciò può accadere sia nel caso in cui le ghiandole diminuiscano numericamente, sia nel caso in cui vengano alterate qualitativamente producendo secreti diversi da quelli originali (metaplasia).

“Quindi? Cosa c’è di speciale nello star seduti in un’aula e sentir parlare un professore?” direte voi.

“Tutto e niente” vi rispondo io: le maniere e i toni con cui si sono svolti questi incontri sono stati del tutto diversi da una semplice lezione o da una esposizione curriculare.

Quello che non ti aspetti dalla gastroenterologia è l’insorgere di riflessioni e certezze sulla deontologia del Medico.

Vi è mai capitato di rimanere agghiacciati mentre studiate o fate tirocinio? Non tanto per le patologie o il loro effetto sul paziente, quanto per l’indifferenza. La totale mancanza di empatia che – alle volte – pervade le stanze di ospedale o i nostri libri: “Illustrazione n. 21: stomaco con carcinoma”. Stomaco, non paziente affetto da carcinoma gastrico: stomaco. Molto spesso il paziente diventa un’entità astratta, diventa l’organo sofferente.

Ma non è quello che traspariva dai relatori delle quattro conferenze a cui ho avuto la fortuna di assistere: saper essere un Medico non può voler dire laurearsi con 110 e lode ed eradicare il cancro da 1000 organi diversi, voglio che questa concezione rimanga lontanissima dalla mia futura vita professionale. Forse è questo il  messaggio più importante che ho trovato riconfermato – di data in data – in questi incontri, ancora più che le nozioni trasmesse o degli studi all’avanguardia: io voglio essere un Medico che si preoccupi di curare o salvare quante più PERSONE possibile o di permettere loro di vivere il tempo che gli resta in maniera dignitosa.

Stella Brienza