Dasvidania, Russia!

IMG_0493Durante tutto il mese che ho passato in Russia, le persone mi hanno chiesto quale fosse stato il motivo che mi aveva spinta a scegliere questo paese. 
Ogni volta trovavo qualche difficoltà nel rispondere. Ora, dopo avere concluso il mio scambio, posso provare a trarre qualche conclusione e a spiegare, a posteriori, questa scelta.

Ho scelto la Russia perché cercavo un Paese non troppo distante geograficamente, ma abbastanza differente dal punto di vista culturale.

La città a cui sono stata assegnata era Samara, non per mia scelta. Se all’inizio ero stata disorientata da questo destino, guardando indietro non posso che essere felice di tutto questo.IMG_0306

In questa città con oltre un milione di abitanti, distante due ore di volo da Mosca, a un fuso orario di distanza verso l’Asia e quasi al confine con il Kazakistan, le mie aspettative nei confronti dello scambio sono state ampiamente, meravigliosamente attese.IMG_0267
Mi sono ritrovata in un paese in cui quasi nessuno parla l’inglese, dove anche l’alfabeto è diverso, ma che mi ha fatta sentire sempre accolta, sempre coccolata.

Samara non è Mosca, o San Pietroburgo (città bellissime, visitate dopo avere finito lo scambio sfruttando tutta la durata del visto, che hanno incantato i miei occhi e rapito il mio cuore) ma anche per questo, o forse proprio per questo, mi ha portato un’idea più vera del Paese che avevo scelto.

IMG-20160824-WA0016É una città che si prepara ad accogliere i mondiali FIFA del 2018 in grande spolvero e forse alcune delle cose che ho conosciuto io nel giro di questi due anni verranno spazzate via, sostituite da altre, ben più occidentali e meno locali: strade polverose e dissestate che si affacciano su altre a quattro corsie perfettamente asfaltate, grattacieli futuristici che si contendono lo skyline con palazzoni di epoca sovietica e piccole casette di legno intarsiato col giardino recintato da lamiere, chiese ortodosse dalle dorate cupole disseminate un po’ ovunque, macchine che sfrecciano impazzite in ogni dove e taxi tremendamente economici.

La Russia è un Paese che vede le sue nuove generazioni, quelle nate dopo la fine del blocco sovietico, cambiare mentalità, viaggiare, aprirsi al mondo.
Qui ragazzi giovanissimi sono già medici, mentre i loro coetanei italiani si trovano alle prese con il test per le scuole di specializzazione.

IMG-20160825-WA0020A Samara si trova uno dei centri oncologici migliori della Russia, un innovativo centro regionale che non ha nulla da invidiare alle cliniche occidentali, e ci sono tanti altri ospedali che spaziano dal più nuovo e luminoso, al più vecchio e fatiscente, tutti con reparti universitari dove frequentare tirocini e lezioni.

In questa città, sconosciuta ai più, ho condiviso le mie giornate e le mie serate con altri undici ragazzi di tutto il mondo, anche se la delegazione italiana, quella più numerosa, si è fatta notare sopra a tutto e tutti.
Dormivamo in uno studentato con letti fatti di assi di legno e materassi quasi inesistenti, con docce sopraelevate rispetto ai pavimenti, dove quasi non c’erano pentole e piatti, ma il bollitore per il the era in ogni stanza. A mezzanotte era necessario essere rientrati, ma la porta era chiusa già dalle 23;30, e ogni volta dovevi bussare sperando che qualcuno venisse ad aprire sperando non fosse la portinaia.

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Qui abbiamo cucinato carbonara per venti persone e ragù alla bolognese per trenta, convissuto con zanzare odiosissime e ubriachi che cantavano così forte in strada da essere sentiti nitidamente anche dal quarto piano.

Ho imparato che un piatto di pasta, o una tazza di caffè (italiano ovviamente), possono scaldare il cuore anche della più burbera coinquilina Ceca.
Ho imparato a bere vodka alla maniera russa, a mangiare zuppe ogni giorno, anche quando fuori c’erano trentacinque gradi.
Abbiamo fumato narghilè, fatto barbecue domenicali in dacie di campagna, saune nei Banya e bagni nel Volga, praticato acroyoga e giocato a beach volley, visitato chiese e partecipato a schiuma party, guardato insieme le Olimpiadi e organizzato feste.
È  stato organizzato anche un workshop di chirurgia, svoltosi in peer education, aperto ad altre sedi russe che ospitavano incomings: un modo bellissimo per conoscere altri studenti in scambio. Ci siamo confrontati tra noi, abbiamo condiviso idee, sogni, dubbi e insicurezze. Abbiamo scoperto che siamo molto simili e allo stesso tempo tremendamente diversi.
La Sede Locale non ci ha mai fatto mancare nulla e per ognuno di noi c’erano almeno due contact people sempre a disposizione, per qualsiasi evenienza, ad ogni ora del giorno.
Da sentimentale quale sono, ho pianto quando è stato il momento di salutare la mia enorme famiglia  internazionale, che mi ha fatta sentire sempre a casa, mai sola, sempre parte di qualcosa di grande e bellissimo.

Posso dire di avere lasciato un pezzetto del mio cuore in questa città, che fino ad alcuni mesi fa non conoscevo nemmeno, e che ho imparato ad amare.

Questo non è ovviamente un addio, ma soltanto un arrivederci.
Dasvidania Russia!

Martina Lancellotti